Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, incontrando sabato (25 luglio) l’omologo russo Vladimir Putin nella città siberiana di Omsk, ha invitato a “congelare” la guerra in Ucraina e a tornare alla cosiddetta formula di Istanbul 2.0, sotto garanzie delle grandi potenze, inclusa la Russia.

Intervenendo al 22º Forum di Cooperazione Interregionale Russia-Kazakistan, Tokayev ha affermato che la natura del conflitto continua a essere poco compresa da molti, anche in Kazakistan. “La mia modesta opinione è che forse questo conflitto dovrebbe ormai essere congelato e si dovrebbe tornare alla formula di Istanbul 2.0, poiché lì erano stati raggiunti risultati significativi”, ha dichiarato. “Naturalmente, sotto le garanzie delle grandi potenze, compresa la Russia, per poi avanzare verso la tanto attesa pace”.

Tokayev ha aggiunto che giovani di entrambe le parti stanno morendo – “stiamo perdendo il patrimonio genetico dei popoli fratelli di Russia e Ucraina” – e ha dichiarato che “tutto questo deve essere fermato”, sostenendo che il proseguimento della guerra favorisce gli avversari sia della Russia sia dell’Ucraina.

Ha inoltre riferito di aver ricevuto “molti segnali” dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo al conflitto e di averne già informato Putin. Allo stesso tempo, Tokayev ha chiarito di non voler svolgere il ruolo di mediatore formale, affermando che la Russia, in quanto grande potenza, è in grado di risolvere la questione senza intermediari.

Ha tuttavia riconosciuto che tutti sono a conoscenza dei suoi incontri con Putin e che, di fatto, sta trasmettendo messaggi tra le parti. Putin ha risposto promettendo di aggiornare Tokayev in modo dettagliato sulla situazione “del fronte ucraino”.

Finora il Kazakistan ha mantenuto una posizione accuratamente neutrale rispetto alla guerra. L’appello pubblico di Tokayev a congelare il conflitto e a tornare al quadro negoziale di Istanbul del 2022 – che all’epoca prevedeva la neutralità dell’Ucraina e limitazioni alle sue forze armate in cambio di garanzie di sicurezza – rappresenta un intervento significativo, sebbene ancora prudente, da parte di uno dei principali partner della Russia in Asia centrale.

Il Kazakistan vanta inoltre una consolidata esperienza nella facilitazione della mediazione internazionale – in particolare ospitando il processo di Astana sulla Siria – e potrebbe offrire una sede neutrale per futuri negoziati di pace sull’Ucraina.

Cosa c’è dietro la “formula di Istanbul”?

La formula di Istanbul (o protocolli/comunicato di Istanbul) si riferisce alle bozze di accordo di pace discusse tra i negoziatori ucraini e russi a Istanbul tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2022, durante le prime settimane dell’invasione russa su vasta scala.

Nel corso di quei colloqui, l’Ucraina si dichiarò disponibile ad accettare una neutralità permanente (rinunciando all’adesione alla NATO e alla presenza di basi militari straniere) in cambio di solide garanzie internazionali di sicurezza. Tra i potenziali garanti figuravano i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), oltre ad altri Stati.

Lo status della Crimea sarebbe stato rinviato a un periodo di negoziati di 10-15 anni, durante il quale l’Ucraina si sarebbe impegnata a non ricorrere alla forza per riconquistarla. Le altre questioni territoriali relative alle aree occupate sarebbero state affrontate in un incontro diretto tra i presidenti dei due Paesi.

La Russia, tuttavia, pretendeva condizioni molto più restrittive: severi limiti alle dimensioni e agli equipaggiamenti delle forze armate ucraine, un diritto di veto per Mosca (e potenzialmente anche per Pechino) su qualsiasi risposta collettiva degli Stati garanti in caso di futura aggressione e altre misure che avrebbero lasciato l’Ucraina sostanzialmente demilitarizzata e dipendente dal consenso russo per la propria sicurezza.

I negoziati finirono infine per fallire. Da allora la Russia ha più volte indicato le bozze di Istanbul del 2022 come il punto di partenza preferibile per eventuali futuri negoziati, mentre l’Ucraina le considera da tempo inaccettabili, alla luce sia dell’evoluzione della situazione militare sia dell’entità dell’aggressione russa che è seguita.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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