Nel corso di una lunga riunione del Consiglio Affari esteri del 13 luglio, l’alta rappresentante Kaja Kallas ha evidenziato le persistenti difficoltà dell’Unione europea nel raggiungere decisioni all’unanimità. I ministri hanno rafforzato il sostegno all’Ucraina, approvato nuove sanzioni contro la Russia e discusso possibili restrizioni commerciali nei confronti degli insediamenti israeliani illegali, affrontando al contempo crisi che spaziano dal Mar Nero al Sudan.
La riunione si è aperta con una colazione di lavoro dedicata ai civili ucraini detenuti illegalmente nelle carceri russe. I ministri hanno ascoltato testimonianze drammatiche su torture e sistematiche violazioni del diritto a un giusto processo, spingendo l’Unione ad adottare sanzioni mirate contro il sistema penitenziario russo, ad aumentare i finanziamenti alle ONG che assistono le vittime e a creare un gruppo informale di coordinamento per favorire il rilascio dei detenuti.
Le discussioni hanno riguardato anche la situazione sul campo di battaglia, la resilienza del sistema energetico ucraino in vista dei prevedibili attacchi invernali alla rete elettrica e la necessità di rafforzare ulteriormente la difesa aerea. Kallas ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di autorizzare la produzione dei missili Patriot in Ucraina, sottolineando inoltre che questo rappresenta il nono Consiglio Affari esteri consecutivo che adotta nuove sanzioni contro la Russia, con il più ampio pacchetto di designazioni individuali dal 2022.
Parallelamente, il Consiglio ha imposto sanzioni a un vasto ecosistema legato alle attività informatiche ostili – comprendente criminali informatici, hacktivisti e soggetti che ne facilitano le attività – in coordinamento con il Regno Unito. Si tratta del più ampio pacchetto di sanzioni informatiche mai adottato dall’Unione europea.
I ministri hanno inoltre condannato con forza la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di consentire il ritorno degli atleti russi alle competizioni internazionali, giudicandola scollegata dalla realtà attuale. Kaja Kallas ha osservato che questa scelta coincide con il momento in cui la Russia sta provocando il numero più elevato di vittime civili ucraine dall’inizio della guerra, dando l’impressione che il CIO stia di fatto premiando tali aggressioni.
Secondo l’Unione, queste decisioni contribuiscono a normalizzare l’aggressione russa; per questo motivo la Commissione europea ha deciso di interrompere il finanziamento alla Biennale di Venezia, per evitare che la cultura possa essere utilizzata come strumento di legittimazione delle azioni di Mosca.
Ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia: accordo vicino, ma non ancora raggiunto
I ministri non sono riusciti a finalizzare il ventunesimo pacchetto di sanzioni, sebbene Kallas abbia definito le posizioni degli Stati membri “piuttosto vicine”. Il pacchetto prevede oltre 250 nuove designazioni rivolte all’economia di guerra russa.
Nel corso dei negoziati, tuttavia, diversi elementi sono stati attenuati o eliminati, tra cui alcune sanzioni personali, le restrizioni sulle importazioni di pesce e un più ampio divieto di rilascio dei visti agli ex combattenti, a dimostrazione di come gli interessi economici dei singoli Stati membri continuino a influenzare il risultato finale.
Con la scadenza del 15 luglio per l’adeguamento del tetto al prezzo del petrolio ormai imminente, gli ambasciatori torneranno a riunirsi mercoledì (15 luglio) nel tentativo di raggiungere un’intesa; in caso contrario, potrebbe rendersi necessario un piano alternativo. Kallas ha ribadito che porre fine alla guerra rappresenta un interesse economico di lungo periodo per tutti gli Stati membri, nonostante i costi immediati.
Insediamenti israeliani, Medio Oriente e altri dossier regionali
Tutti i 27 Stati membri hanno concordato sul fatto che gli insediamenti israeliani nei territori occupati della Cisgiordania siano illegali ai sensi del diritto internazionale. Da tempo l’Unione applica una politica di “differenziazione”, che identifica i prodotti provenienti dagli insediamenti al fine di distinguerli da quelli realizzati all’interno dei confini riconosciuti di Israele. Tuttavia, l’applicazione di questa politica è stata disomogenea tra gli Stati membri, riducendone l’efficacia nel limitare i rapporti commerciali con gli insediamenti.
Su richiesta del Consiglio europeo dello scorso giugno, la Commissione europea ha presentato una serie di opzioni per rafforzare le restrizioni commerciali nei confronti degli insediamenti illegali. Tra queste figurano un divieto totale o parziale delle importazioni dei prodotti provenienti dagli insediamenti, requisiti più severi per le licenze di esportazione e la possibile introduzione di dazi doganali.
I ministri hanno convenuto che l’opzione di adottare misure concrete contro il commercio con gli insediamenti abbia raccolto il maggiore sostegno politico. È stato inoltre ribadito che tali misure non sono rivolte contro Israele, bensì costituiscono interventi mirati per contrastare attività che compromettono la prospettiva della soluzione dei due Stati.
Il Consiglio ha incaricato il Coreper – il Comitato dei rappresentanti permanenti – di proseguire i lavori su questo dossier, prevedendo, se necessario, anche la convocazione di una riunione straordinaria.
Per quanto riguarda il Medio Oriente nel suo complesso, i ministri hanno condannato gli attacchi iraniani contro la navigazione commerciale e gli Stati del Golfo, riaffermando la necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e ribadendo la contrarietà dell’Unione a qualsiasi acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran.
Bruxelles ha inoltre avviato negoziati per una partnership strategica con il Bahrein e prosegue l’Operazione ASPIDES contro le minacce degli Houthi nel Mar Rosso.
Ulteriori misure di sostegno sono state approvate a favore dell’Armenia, con una nuova missione dedicata al contrasto delle minacce ibride, e della Moldova, che riceverà 120 milioni di euro attraverso lo Strumento europeo per la pace destinati al rafforzamento della difesa aerea.
Sono stati infine registrati progressi sulla strategia dell’Unione per il Mar Nero, sulla situazione in Bosnia-Erzegovina e sull’ampliamento delle sanzioni nei confronti del Sudan, con nuove misure rivolte ai settori dell’oro e dei prodotti chimici utilizzati nell’industria mineraria.
Kallas ha concluso sottolineando l’ampiezza dei dossier affrontati e la determinazione dell’Unione europea a massimizzare la propria influenza nei principali consessi internazionali in vista della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite.
La riunione ha confermato una realtà ormai ricorrente: anche in assenza di opposizioni particolarmente esplicite, come quelle spesso espresse dall’Ungheria di Viktor Orbán, raggiungere l’unanimità all’interno dell’Unione europea rimane un processo complesso quando entrano in gioco sensibilità economiche, energetiche o politiche nazionali.
Nonostante ciò, i progressi concreti ottenuti sul fronte della responsabilità per i crimini commessi in Ucraina, della sicurezza informatica e della stabilità regionale dimostrano che, sul fronte esteri, l’Unione continua a lavorare.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

