Il Parlamento europeo ha votato martedì 16 giugno la revoca dell’immunità parlamentare di Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia al Ppe, accogliendo la richiesta presentata dalla procura federale belga nell’ambito dell’inchiesta nota come Huaweigate. La plenaria di Strasburgo ha approvato la revoca con 344 voti favorevoli, 234 contrari e 25 astensioni, confermando l’orientamento già espresso il 3 giugno dalla commissione Affari giuridici dell’Eurocamera. In un voto separato, gli eurodeputati hanno invece respinto la richiesta di revoca dell’immunità per il collega di partito Salvatore De Meo, seguendo anche in questo caso le indicazioni della commissione Giuridica.
La procura belga indaga su un presunto sistema di tangenti, regali e rimborsi illeciti finalizzato a favorire gli interessi del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei nelle politiche dell’Unione europea. Né Martusciello né De Meo risultano al momento accusati formalmente di reati specifici, e entrambi si sono dichiarati estranei ai fatti.
La revoca dell’immunità non equivale a un giudizio sul merito delle accuse e non implica responsabilità penale: serve esclusivamente a permettere alla magistratura belga di eseguire eventuali provvedimenti giudiziari nei confronti dell’eurodeputato, che altrimenti non potrebbe essere arrestato o sottoposto a restrizioni della libertà personale per la durata del mandato, salvo il caso di flagranza di reato.
Il commento del ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani non si è fatto attendere: “Nessun dubbio sulla sua estraneità”, ha dichiarato, ribadendo la fiducia del partito nell’eurodeputato.
Anche la delegazione italiana del Ppe-Forza Italia al Parlamento europeo ha diffuso una nota, in cui prende atto della decisione dell’Aula “nel pieno rispetto delle prerogative dell’Istituzione e dell’autonomia della magistratura”, ribadendo al contempo “piena vicinanza politica e umana al collega Martusciello, del quale conosciamo l’integrità, la serietà e il rigore con cui ha sempre svolto il proprio mandato istituzionale”.
Gli azzurri precisano anche che il gruppo Ppe aveva votato in modo compatto contro la revoca, ritenendo che gli elementi emersi non la giustificassero, e si dichiarano fiduciosi che Martusciello “saprà dimostrare rapidamente la propria totale estraneità ai fatti contestati”, richiamando i principi della presunzione di innocenza e del diritto a un giusto processo.
Il voto di Strasburgo ha riacceso tensioni già presenti tra i due principali gruppi politici dell’Eurocamera. Il fronte garantista che per anni aveva tenuto unite le posizioni di popolari e socialisti sulle richieste della magistratura si era già incrinato a novembre, quando l’Aula scelse di revocare l’immunità all’ex eurodeputata dem Alessandra Moretti mantenendola invece per la collega Elisabetta Gualmini, entrambe coinvolte nel Qatargate. Tra i socialisti, secondo fonti parlamentari, si è insistito ora sulla necessità di evitare doppi standard nel trattamento dei casi.
Gli ultimi sviluppi
L’inchiesta Huaweigate è esplosa pubblicamente nel marzo 2025, con una raffica di perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri paesi europei che ha coinvolto anche due uffici all’interno del Parlamento europeo. Tra le persone coinvolte nelle indagini fin dalle prime fasi figura anche l’ex assistente di Martusciello, Andrea Maellare, interrogato per oltre quattro ore a marzo nell’ambito del fascicolo denominato “5G” per ipotesi di associazione a delinquere, corruzione pubblica, falsificazione di atti e riciclaggio di denaro. Il suo avvocato ha dichiarato che l’assistito si è detto estraneo ai fatti, presentando elementi a sua difesa.
Prima del voto in plenaria, Martusciello era stato ascoltato dalla commissione Affari giuridici dell’Eurocamera, davanti alla quale aveva ribadito quanto già messo per iscritto in una memoria consegnata agli eurodeputati. Il Ppe aveva inizialmente contestato la solidità della richiesta della procura belga, chiedendo elementi più dettagliati prima di esprimersi. Il relatore incaricato di valutare il caso, l’eurodeputato conservatore polacco Dominik Tarczynski, ha infine raccomandato la revoca, recepita dalla commissione Giuridica e confermata dalla plenaria.

