In Europa resta alto il rischio di uno shock stagflazionistico, con crescita lenta e inflazione elevata, a causa della situazione in Medio Oriente. A tracciare un quadro fosco e incerto è il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, in un’audizione davanti alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo. Il confronto con gli eurodeputati avviene dopo la fragile tregua raggiunta nella notte di martedì tra Stati Uniti e Iran che, se da un lato ha fatto scendere sotto i 100 dollari i prezzi del petrolio, dall’altro non ha portato alla completa riapertura dello Stretto di Hormuz, con negoziati tra le parti che si profilano complessi e già in parte compromessi dagli attacchi israeliani in Libano.

In attesa che la Commissione UE presenti la cosiddetta “cassetta degli attrezzi” con le misure consigliate per contrastare l’attuale crisi, Dombrovskis ha ribadito la necessità di un coordinamento delle misure tra i Paesi membri per far fronte al caro energia, sottolineando nuovamente che, almeno per il momento, non sussistono le condizioni per l’attivazione di una clausola generale di salvaguardia che sospenda il Patto di stabilità, come richiesto da diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Forti ripercussioni su crescita e inflazione

Il cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Usa e Iran “porta una riduzione delle tensioni di cui si sentiva il bisogno, che si riflette anche nei mercati energetici, con il greggio Brent che ora scambia al di sotto dei cento dollari al barile. Tuttavia, le prospettive a lungo termine restano offuscate da una profonda incertezza”, ha affermato il commissario lettone.

Come sottolineato da Dombrovskis, le stime della Commissione per uno scenario di breve durata indicano una crescita dell’Unione europea nel 2026 inferiore di circa 0,2-0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni autunnali, che indicavano una crescita dell’UE intorno all’1,4% e dell’area euro all’1,2%. In questo scenario, l’inflazione potrebbe risultare superiore fino a un punto percentuale rispetto alle previsioni d’autunno.

Tuttavia, il commissario UE ha ammesso che, “se le perturbazioni dell’offerta si rivelassero più sostanziali e durature, le conseguenze negative per la crescita sarebbero ancora maggiori: la crescita potrebbe essere inferiore di 0,4-0,6 punti percentuali e l’inflazione superiore di 1,1-1,5 punti percentuali sia nel 2026 che nel 2027”, mentre “altri fattori” “potrebbero amplificare ulteriormente l’impatto economico negativo appena delineato”.

In questo contesto, Dombrovskis ha ricordato che il Consiglio europeo dello scorso mese ha chiesto alla Commissione di presentare uno strumentario di misure di breve periodo per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia. Ha quindi ribadito che Bruxelles presenterà una proposta per ridurre la tassazione sull’elettricità, in modo che questa sia tassata meno dei combustibili fossili, per rafforzare le infrastrutture verdi e per modernizzare il sistema ETS, aggiornando anche i benchmark per le quote gratuite e migliorando il funzionamento della riserva per ridurre la volatilità dei prezzi.

Tuttavia, Dombrovskis ha sottolineato che, oltre alla gestione degli shock immediati, la priorità deve restare una transizione strutturale verso un’economia più elettrificata, attraverso la riduzione del costo dell’elettricità rispetto ai combustibili fossili e il rafforzamento delle reti.

Questa, ha insistito, è l’unica vera soluzione per proteggere in modo permanente l’economia europea dalla volatilità dei combustibili fossili e dalle tensioni sulle forniture. Parallelamente, ha osservato che l’esecutivo europeo sta lavorando a stretto contatto con gli Stati membri per definire misure di politica economica a livello nazionale capaci di attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia.

Margini più ristretti rispetto alla crisi del 2022

L’attuale conflitto in Medio Oriente e il conseguente shock energetico giungono a quattro anni dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che portò i prezzi del gas in Europa a livelli record, intorno ai 300 euro per megawattora, e quelli del petrolio intorno ai 139 dollari al barile. Tuttavia, come indicato nei giorni scorsi dal direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, la crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz è “più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme” e “il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione della fornitura di energia di tale portata”.

Ai problemi di approvvigionamento senza precedenti si aggiunge una situazione di bilancio dei Paesi europei più fragile rispetto al passato. Infatti, come indicato da Dombrovskis, di fronte allo shock attuale, che sta ponendo sotto pressione le finanze pubbliche, occorre “tenere presente che il margine di manovra è oggi più limitato rispetto agli shock precedenti, a causa di livelli più elevati di deficit e debito, di un contesto di tassi di interesse più alti e anche della necessità urgente di aumentare la spesa per la difesa”.

In questo contesto, per Dombrovskis, le risposte di politica economica a livello nazionale per proteggere l’economia e i cittadini devono rispettare alcuni principi chiave. In primo luogo, secondo il commissario, gli stabilizzatori automatici devono poter operare per attenuare l’impatto su cittadini e imprese. Per questo motivo, “il nuovo quadro di governance fiscale prevede una serie di elementi incorporati che contribuiscono ad attenuare questo impatto negativo sull’economia”, ha precisato, ricordando che il nuovo quadro di governance economica del Patto di stabilità “è incentrato sul parametro della spesa netta”. “Le minori entrate derivanti dal rallentamento economico non devono essere compensate”, ha sottolineato.

In secondo luogo, “gli aumenti della spesa per interessi non sono conteggiati nel parametro della spesa netta”, mentre, in terzo luogo, “la componente ciclica della spesa per sussidi di disoccupazione è esclusa dal parametro”. Secondo Dombrovskis, “ciò fornisce già un certo margine fiscale, anche prima che gli Stati membri adottino misure discrezionali”.

Infine, qualora si preveda un sostegno aggiuntivo, questo dovrebbe essere temporaneo e mirato, avere una chiara data di scadenza e non aumentare la domanda aggregata di petrolio e gas in un momento in cui sono necessari risparmi.

Dombrovskis è inoltre tornato a chiarire la posizione della Commissione sulla sospensione del Patto di stabilità e crescita, richiesta da alcuni Paesi membri, in particolare dall’Italia.

Come già sottolineato nelle scorse settimane, ha osservato che “le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia” per sospendere il Patto di stabilità “sono la presenza di una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario”. “Ovviamente”, ha aggiunto, “continuiamo a monitorare la situazione”.

Ha poi osservato che la Commissione sta valutando un eventuale approccio coordinato a livello europeo sulla possibilità di tassare gli extraprofitti del settore energetico, come richiesto la scorsa settimana in una lettera all’esecutivo UE da sette Stati membri, tra cui l’Italia.

“Riguardo alla questione della tassa sugli extraprofitti, sette Stati membri hanno invocato questa misura presso la Commissione, e noi stessi l’avevamo proposta durante la precedente crisi energetica”, ha ricordato, precisando che, “in senso stretto”, nulla impedirebbe agli Stati membri di applicare questa tassa sugli extraprofitti, “perché la tassazione diretta rientra ampiamente nelle competenze degli Stati membri”. La Commissione sta quindi “valutando se adottare una qualche forma di approccio più coordinato a livello europeo”, ha precisato.

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