La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato allineamento della normativa nazionale sulle condizioni di lavoro dei giudici tributari onorari al diritto dell’Unione europea. Bruxelles ha inviato a Roma una lettera di costituzione in mora, primo passo formale della procedura, nell’ambito del fascicolo INFR(2026)4004.

Secondo la Commissione, la legislazione italiana non garantirebbe ai giudici tributari onorari un trattamento conforme alle norme europee in materia di lavoro, nonostante questi svolgano funzioni giurisdizionali analoghe a quelle dei magistrati tributari professionali. Nel comunicato, l’esecutivo europeo ricorda che, in Italia, “la giurisdizione tributaria è esercitata sia da magistrati tributari professionali sia da giudici tributari onorari”, questi ultimi impegnati in funzioni giudiziarie a tempo parziale.

Il nodo riguarda in particolare la disparità di trattamento tra le due categorie. Bruxelles sottolinea che, sebbene una recente riforma preveda la graduale sostituzione dei giudici onorari con magistrati professionali, i giudici tributari onorari attualmente in servizio possono continuare a esercitare fino al raggiungimento dell’età pensionabile di 70 anni. Per la Commissione, tuttavia, questa permanenza nel sistema rende ancora necessario garantire condizioni di lavoro compatibili con il diritto europeo.

Nel comunicato, la Commissione osserva che i giudici tributari onorari e i magistrati tributari professionali svolgono “le stesse funzioni giudiziarie” ed esercitano la giurisdizione “su cause di identica natura e valore”. Nonostante ciò, i giudici onorari sarebbero soggetti a “condizioni di lavoro meno favorevoli”.

La ragione principale, secondo Bruxelles, è che i giudici tributari onorari non sono considerati titolari di un vero rapporto di lavoro. Questa qualificazione comporterebbe un trattamento differenziato rispetto ai magistrati tributari professionali su diversi aspetti essenziali: ferie annuali, pensione di vecchiaia, diritti previdenziali e tutele sociali, comprese malattia e maternità.

La Commissione contesta inoltre il livello della retribuzione. I giudici tributari onorari, si legge nel comunicato, ricevono una paga che, “proporzionalmente”, è “considerevolmente inferiore” rispetto a quella dei magistrati tributari professionali.

Per Bruxelles, questa differenza di trattamento è incompatibile con il diritto del lavoro dell’Unione europea. In particolare, la Commissione richiama tre atti normativi: la direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale, la direttiva 2003/88/CE sull’orario di lavoro e la direttiva 92/85/CEE sulla tutela delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.

Da qui la decisione di inviare all’Italia una lettera di costituzione in mora. Roma ha ora due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni e adottare le misure necessarie per colmare le carenze individuate dalla Commissione. In assenza di una risposta ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con il passaggio successivo della procedura, ovvero l’invio di un parere motivato.

La procedura non comporta dunque un deferimento immediato alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ma apre formalmente un confronto giuridico tra Commissione e governo italiano.

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