Francia e Svezia rafforzano la cooperazione in materia di difesa. Emmanuel Macron e Ulf Kristersson hanno firmato un accordo per la fornitura di quattro fregate. Le navi saranno dotate di sistemi avanzati di difesa aerea e antimissile, rafforzando le capacità europee della NATO nel Mar Baltico. A bordo della fregata francese Amiral Ronarc’h, ormeggiata a Stoccolma, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro svedese Ulf Kristersson hanno firmato un accordo del valore di 4,3 miliardi di euro per la fornitura di quattro fregate all’avanguardia, che diventeranno le navi più grandi nella storia della marina militare svedese.

La Svezia ha acquistato quattro unità di tipo FDI (Frégate de Défense et d’Intervention), che nel servizio svedese assumeranno il nome della classe Lule. Le navi, con un dislocamento di 4.500 tonnellate e una lunghezza di 122 metri, presteranno servizio come unità multiruolo. Il programma di consegna è stato ripartito su quattro anni. La prima unità, la HMS Luleå, entrerà in servizio nel 2030, le successive nel 2032 (HMS Norrköping), nel 2033 (HMS Trelleborg) e nel 2034 (HMS Halmstad).

Il primo ministro Kristersson ha sottolineato l’importanza delle nuove unità nella difesa antimissile. “Le fregate sono innanzitutto piattaforme mobili che conferiscono alla Svezia una capacità di difesa aerea in mare a lungo raggio, con protezione contro quei missili balistici dai quali l’Ucraina dimostra ogni giorno che bisogna sapersi difendere”, ha sottolineato il primo ministro.

Le navi saranno equipaggiate con missili Aster 30 e CAMM-ER del consorzio francese MBDA, che garantiscono una difesa a più livelli contro droni, aerei e missili balistici. L’integrazione comprenderà anche sistemi svedesi: i missili antinave RBS15, il radar Giraffe 1X e i cannoni da 57 e 40 mm della Saab.

“Non ci limitiamo a fornire navi”

L’accordo fa parte di una più ampia partnership militare. La Francia prevede l’acquisto di un velivolo da ricognizione prodotto dalla svedese Saab. Un ulteriore rafforzamento dell’esercito francese sarà dato dalle motovedette da combattimento CB90 e dai sistemi anticarro NLAW, acquistati nell’ambito di accordi di offset.

“Sono lieto di poter tornare a Stoccolma e rinnovare la nostra partnership strategica” ha affermato il presidente Macron, aggiungendo che l’accordo tra i due paesi “copre tutti i settori della cooperazione in materia di difesa: operativo, di capacità e industriale, e apre la strada a un accordo strutturale di difesa tra i paesi”.

La firma dell’accordo si inserisce in un contesto più ampio di sicurezza regionale. Kristersson ha ricordato il ruolo della Svezia nella task force multinazionale della NATO in Finlandia (FLF) e la cooperazione in materia di capacità nucleari francesi al fine di rafforzare il potenziale di deterrenza europeo.

“In un momento pericoloso per l’Europa, la nostra cooperazione sempre più stretta nel campo della politica di difesa e di sicurezza acquista maggiore importanza” ha affermato il primo ministro svedese.

Il presidente francese ha sottolineato che l’equipaggiamento delle fregate svedesi con missili Aster, e forse anche con missili da crociera marini, significa che la Francia «non solo fornisce navi, ma apporta anche la capacità di proteggere i territori dei nostri alleati». Ha inoltre confermato che la partnership rientra nella logica del sostegno alla deterrenza nucleare avanzata, «che la Svezia stessa ha sollecitato alcuni mesi fa».

L’ombra dell’incertezza sui missili da crociera

Per entrambe le capitali si tratta di qualcosa di più di un semplice contratto di armamenti. È, come ha affermato Macron, «un atto di fiducia politica» destinato a legare per decenni le industrie della difesa francesi e svedesi e a rafforzare il pilastro europeo della NATO in una regione sempre più segnata dalla pressione ibrida russa.

“Non si tratta quindi solo di un accordo. Stiamo costruendo una cooperazione più profonda tra Svezia e Francia per rafforzare il pilastro europeo della NATO a lungo termine”, ha sottolineato Kristersson.

L’accordo viene presentato nelle capitali dell’Unione Europea come una pietra miliare della politica del «comprare europeo», sottolineata dai leader europei come la strada giusta per costruire una stabile indipendenza militare nel contesto dell’incertezza politica a Washington durante la presidenza di Donald Trump.

Rimane tuttavia un evidente punto debole: la capacità produttiva dell’industria europea degli armamenti e i relativi tempi di consegna piuttosto lunghi, che potrebbero diventare un tema politicamente delicato.

Leggi qui l’articolo originale di focuseurope.pl.

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