Nigel Farage ha deciso di trasformare lo scandalo sulle donazioni non dichiarate in un referendum sulla propria legittimità politica. Il leader di Reform UK si è dimesso dal suo seggio alla Camera dei Comuni, annunciando che le imminenti elezioni suppletive saranno uno scontro tra “il popolo e l’establishment” e confermando che si ricandiderà.
Alla base della decisione vi è la crescente pressione legata ad alcune presunte irregolarità nella dichiarazione di benefici economici che, secondo il regolamento della Camera dei Comuni, avrebbero dovuto essere registrati.
Al centro della vicenda figurano Christopher Harborne, imprenditore attivo nel settore delle criptovalute, che avrebbe donato a Farage circa 5 milioni di sterline, e George Cottrell, storico collaboratore del leader di Reform UK, che avrebbe sostenuto le spese per il personale, la sicurezza e l’alloggio del politico.
Farage non nega di aver ricevuto il sostegno economico, ma respinge ogni accusa di aver violato la legge. “Che cosa avrei fatto? Non ho infranto alcuna legge. Non ho evaso le tasse. Non ho sottratto denaro pubblico”, ha dichiarato, sostenendo che il suo unico “reato”, secondo le autorità parlamentari, sarebbe stato quello di non aver compilato correttamente un modulo e di non aver presentato una dichiarazione formale.
La vicenda, tuttavia, non rappresenta un episodio isolato. Un precedente procedimento disciplinare aveva già accertato che Farage aveva violato in diciassette occasioni le norme relative alla tempestiva registrazione dei propri interessi finanziari, pur qualificando tali omissioni come involontarie.
Dalla commissione parlamentare al giudizio degli elettori
Farage presenta l’intera vicenda come una battaglia personale contro la classe dirigente britannica e i media.
In un videomessaggio rivolto agli elettori ha affermato di combattere “da trent’anni, sempre” contro l’establishment britannico, accusandolo di non aver mai avuto il coraggio di difendere gli interessi nazionali.
Ha ricordato le sue campagne contro il trasferimento di competenze a Bruxelles, le denunce sull’immigrazione irregolare attraverso la Manica e l’opposizione alle politiche di neutralità climatica, che a suo giudizio hanno contribuito alla chiusura di importanti industrie britanniche.
“Credo che l’establishment abbia capito di non poterci battere con metodi onesti e sia quindi passato a quelli disonesti”, ha affermato, descrivendo il clima nei confronti suoi e dei suoi collaboratori come un “attacco continuo” fondato, a suo dire, su informazioni false.
Ha aggiunto che si è arrivati al punto in cui “ogni giorno mi viene detto che sono colpevole”, spiegando di aver preferito essere giudicato dagli elettori di Clacton piuttosto che dalla classe politica e dai media tradizionali.
Alle elezioni generali del 2024 Farage aveva ottenuto a Clacton 21.225 voti, pari al 46,2% dei consensi, superando di 8.405 voti il candidato del Partito Conservatore.
Le elezioni suppletive rappresenteranno ora un test per verificare se lo scandalo finanziario abbia eroso il suo consenso oppure abbia rafforzato la sua immagine di politico perseguitato dalle élite. Un’eventuale riconferma gli consentirebbe di sostenere che l’inchiesta non ha compromesso la sua credibilità agli occhi degli elettori.
I partiti rinunciano a sfidarlo
Farage ha annunciato che il voto si terrà il 13 agosto, presentandolo come una nuova tappa della più ampia “rivoluzione politica” contro il Partito Laburista e il Partito Conservatore, che accusa di aver guidato il Paese nella direzione sbagliata per decenni.
Ha inoltre rivendicato i successi ottenuti da Reform UK nelle elezioni locali di maggio, sostenendo che il partito abbia “spazzato via” i conservatori nell’Inghilterra orientale e conquistato collegi storicamente controllati dai laburisti fin dalla fine della Prima guerra mondiale.
La decisione degli altri principali partiti britannici di non presentare candidati contro Farage, tuttavia, rischia di complicare la sua strategia politica. Da un lato gli priva del confronto diretto che, secondo molti osservatori, cercava per alimentare la narrazione dello scontro con l’establishment; dall’altro riduce le possibilità che il voto si trasformi in un semplice plebiscito anti-sistema.
Secondo un sondaggio realizzato da Opinium, il 44% degli intervistati ritiene che Farage abbia fatto bene a indire le elezioni suppletive, mentre il 31% giudica la decisione sbagliata. Il 42% degli intervistati considera inoltre la scelta soprattutto una strategia politica, più che una sincera richiesta di essere sottoposto al giudizio degli elettori. Il costo delle elezioni suppletive è stimato tra 230.000 e 250.000 sterline.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

