Sale la pressione degli Stati Uniti sull’Europa per spingere i governi a utilizzare le proprie riserve strategiche di diesel e raffreddare i prezzi sui mercati internazionali. L’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe chiesto ai principali Paesi europei di liberare almeno 100 milioni di barili di diesel in tempi rapidi, prospettando in caso contrario la possibilità di limitare le esportazioni americane del carburante.

Giovedì il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato ai giornalisti che la sua amministrazione “potrebbe” chiedere ai paesi europei di rilasciare le proprie scorte di gasolio, poco dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva esortato l’Europa ad attingere “immediatamente” alle proprie riserve. L’intenzione, già svelata nei giorni scorsi da Reuters, ha accelerato le consultazioni tra i governi europei e la Commissione UE e sulla quale potrebbe tenersi già oggi, 2 ottobre, un confronto tra i leader del G7, come sottolineato dai portavoce dell’esecutivo comunitario durante il briefing di mezzogiorno con i giornalisti a Bruxelles.

Un divieto dell’export di diesel mette a repentaglio i rapporti con gli USA

“Respingiamo fermamente qualsiasi divieto alle esportazioni di diesel. Un divieto non sarebbe vantaggioso per nessuno. Minerebbe la nostra fiducia negli Stati Uniti come partner affidabile”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen. Allo stesso tempo, Bruxelles si è detta “pronta a un’azione collettiva” nel quadro dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), cui spetterebbe organizzare un eventuale rilascio coordinato delle riserve.

In base a quanto confermato dalla Commissione, la questione è stata affrontata venerdì mattina dall’Energy Union Task Force, il gruppo informale che riunisce Commissione e Stati membri per assicurare un rapido coordinamento politico in materia energetica. Tuttavia, la Commissione ha precisato che la Task Force non è l’organismo incaricato di gestire le riserve che avviene, invece nell’Oil Coordination Group, mentre un eventuale rilascio internazionale sarebbe coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia. La prossima riunione dell’Oil Coordination Group è prevista il 15 ottobre, ma Bruxelles si è detta pronta ad anticiparla se necessario.

Nelle consultazioni sul dossier sono stati coinvolti nelle ultime ore Francia, Germania, Italia, Irlanda e Regno Unito, oltre alla Commissione europea. Secondo quanto riportato da Reuters e Financial Times, Parigi ha proposto una soluzione di compromesso: liberare 50 milioni di barili di diesel dalle riserve europee e accompagnarli con altri 50 milioni di barili di greggio attraverso un intervento coordinato dei Paesi membri dell’IEA. La Commissione non ha confermato i dettagli della proposta francese, limitandosi a parlare di “intenso coordinamento” con gli Stati membri, l’amministrazione americana e gli altri partner.

Bruxelles respinge inoltre l’interpretazione secondo cui la disponibilità a discutere un nuovo intervento sulle riserve rappresenterebbe una concessione alle pressioni di Washington. “No, assolutamente no”, ha risposto Itkonen quando le è stato chiesto se l’UE stesse cedendo a un “ricatto” americano. La portavoce capo Paula Pinho ha ricordato che la Commissione monitora l’aumento dei prezzi energetici da febbraio e che “dalla fine di febbraio i prezzi del gas sono aumentati del 140% e quelli del diesel sono raddoppiati”.

“Le riunioni che stiamo tenendo non hanno nulla a che fare con le recenti indicazioni, minacce, o comunque le si voglia chiamare”, ha precisato Pinho, ricordando che già a marzo era stato concordato con l’IEA un rilascio coordinato delle scorte petrolifere e che l’operazione è ancora in fase di attuazione.

Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti

La priorità della Commissione, ha spiegato Itkonen, resta “garantire la sicurezza degli approvvigionamenti” degli Stati membri. Bruxelles ha però escluso che al momento vi sia un’emergenza sul fronte delle forniture: “Non esiste un problema immediato di sicurezza degli approvvigionamenti nell’Unione europea. Le forniture sono per il momento stabili”. Il problema è invece quello dei prezzi. “Stiamo affrontando una crisi dell’accessibilità economica. I prezzi dell’energia sono in questo momento molto elevati”, ha sottolineato la portavoce.

Il confronto è giunto intanto direttamente al livello del G7. La Francia, presidente di turno del gruppo, terrà oggi una videoconferenza dei leader del G7 dedicata alla situazione energetica mondiale, secondo quanto confermato da fonti dell’Eliseo ai media. L’obiettivo è coordinare le misure “per contribuire ad alleviare la pressione sui prezzi e garantire l’approvvigionamento di greggio e prodotti raffinati nei Paesi del G7 e nel resto del mondo”.

Un mercato in forte crisi

Lo scontro tra Unione europea e Stati Uniti avviene mentre il mercato globale dei prodotti raffinati è sottoposto a forti pressioni. La guerra con l’Iran ha contribuito a ridurre la disponibilità di carburanti, mentre la Russia ha limitato le proprie esportazioni di diesel dopo i danni subiti da diverse raffinerie negli attacchi ucraini. Anche le raffinerie cinesi hanno sospeso le esportazioni di carburante per ottobre per rafforzare le disponibilità sul mercato interno.

Mercoledì, PetroChina ha cancellato la maggior parte delle forniture di benzina e carburante per aerei previste per ottobre, molte delle quali concordate solo nelle due settimane precedenti. Secondo quanto riferito da Reuters, giovedì, le raffinerie cinesi hanno sospeso le esportazioni di carburante ovunque tranne che a Hong Kong e Macao, fino a nuovo avviso.

Il confronto con l’Europa si inserisce inoltre in un precedente intervento coordinato sulle riserve. A marzo i 32 Paesi membri dell’IEA avevano concordato di liberare complessivamente 400 milioni di barili di riserve strategiche, il più grande rilascio coordinato nella storia dell’Agenzia, in risposta alle perturbazioni provocate dalla guerra con l’Iran. L’Europa si era impegnata a contribuire con 73 milioni di barili di prodotti raffinati.

La normativa europea impone infatti agli Stati membri di mantenere riserve petrolifere di emergenza equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette medie giornaliere oppure 61 giorni di consumo interno medio giornaliero, scegliendo il valore più elevato. La direttiva non stabilisce tuttavia quale quota debba essere costituita da greggio, diesel, benzina, cherosene o altri prodotti con la composizione delle riserve che resta in larga parte nella disponibilità dei singoli Stati.

La progressiva dipendenza UE dagli USA

Prima la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022, e poi, in misura più consistente, la guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno spinto i Paesi europei a guardare anzitutto agli Stati Uniti per le proprie forniture di diesel, carburante fondamentale per molti settori, dai trasporti all’agricoltura e all’industria. Ad agosto, circa il 50% delle importazioni di diesel dell’UE proveniva dagli USA, nel tentativo di compensare il calo delle forniture provenienti dai Paesi del Golfo, come confermato dalla stessa Commissione UE.

Secondo dati di S&P Global Commodities at Sea, nel 2025 il Medio Oriente forniva all’Europa in media 519 mila barili al giorno di diesel, di cui 311 mila dalla sola Arabia Saudita e 110 mila dal Kuwait. Nel 2026 le forniture sono crollate, scendendo a 191 mila barili al giorno ad agosto e a 110 mila a settembre, quasi l’80% in meno rispetto alla media dello scorso anno. La stretta sull’offerta ha spinto a settembre il diesel europeo su livelli record: il 15 settembre il prodotto 10 ppm ha raggiunto 1.642 dollari per tonnellata nel Nord-Ovest Europa e 1.665 dollari nel Mediterraneo.

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