La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito, in una sentenza del primo ottobre, che la sospensione automatica e generalizzata dell’esame delle richieste di protezione internazionale, fino alla scadenza della protezione temporanea riconosciuta a chi le ha presentate, contrasta con il diritto dell’Unione. La decisione arriva mentre il Partito popolare europeo e diversi Stati membri sostengono l’introduzione di un meccanismo che consenta di sospendere le procedure d’asilo in caso di crisi migratoria, tema affrontato giovedì anche dal Consiglio Giustizia e affari interni riunito a Lussemburgo.
La causa, iscritta con il numero C-249/25, riguarda un cittadino cinese di etnia uigura arrivato nei Paesi Bassi nel marzo 2022 con la moglie ucraina e il figlio. L’uomo aveva presentato alle autorità olandesi una richiesta di protezione, ottenendo quella temporanea in quanto familiare di una cittadina ucraina. Le autorità avevano tuttavia rinviato l’esame della sua domanda d’asilo fino alla fine del periodo di protezione temporanea. Il Consiglio di Stato olandese, chiamato a pronunciarsi sul ricorso in appello, ha quindi chiesto alla Corte di Lussemburgo se il diritto Ue permetta una simile sospensione automatica.
La sentenza
La Corte ricorda innanzitutto che la protezione temporanea ha lo scopo di assicurare una tutela immediata e minima agli sfollati, soprattutto quando il sistema di asilo di uno Stato membro rischia di essere sopraffatto da un afflusso massiccio di richieste. Proprio per questa ragione, però, sospendere in modo generalizzato e automatico l’esame delle domande di protezione internazionale per tutta la durata della protezione temporanea sarebbe contrario alla finalità stessa di tale strumento: mantenere per i richiedenti una possibilità effettiva di accedere alla protezione internazionale dopo un esame adeguato della loro situazione individuale, assicurando nel frattempo una forma di tutela meno ampia.
La Corte chiarisce comunque che gli Stati membri dispongono di un certo margine di manovra: qualora siano oggettivamente impossibilitati a rispettare i termini stabiliti per l’esame delle domande a causa dell’elevato numero di richieste, possono ricorrere a misure come l’esame dei fascicoli in modo scaglionato. Saranno poi i giudici nazionali a dover verificare che l’eventuale superamento dei termini non sia il risultato di una sospensione generalizzata e automatica, ma dipenda esclusivamente dalle misure necessarie per far fronte a quella situazione di impossibilità oggettiva.
Il contesto politico più ampio
La sentenza si inserisce in un momento politicamente delicato. Nel discorso sullo Stato dell’Unione dell’11 settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha promesso di istituire un “quadro europeo di risposta alle emergenze”, dopo le pressioni esercitate da alcuni Stati membri in seguito all’episodio di Ceuta di fine luglio, definito da alcuni un “attacco ibrido” condotto da migranti strumentalizzati contro il confine spagnolo.
Il 29 settembre il Ppe ha approvato, durante la propria assemblea politica a Tolosa, una risoluzione che invita gli Stati membri ad adottare un protocollo che consenta di respingere alla frontiera o rimpatriare, senza una procedura individuale di asilo, i migranti irregolari impiegati in attacchi ibridi.
Al Consiglio Giustizia e affari interni di giovedì 1° ottobre a Lussemburgo, diversi ministri responsabili di Interni e migrazione hanno mostrato interesse per un meccanismo che permetta di sospendere le procedure d’asilo in presenza di una crisi migratoria “ad arma impropria”, secondo quanto riferito da Agence Europe.
Il Patto sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore a giugno, prevede già un “protocollo di crisi” che consente deroghe alle norme ordinarie quando i flussi migratori vengono incentivati con finalità di destabilizzazione; la proposta attualmente discussa andrebbe però oltre, sospendendo le procedure per tutti i nuovi arrivi senza procedere a valutazioni individuali. Un precedente risale all’ottobre 2024, quando la Commissione aveva già ricordato alla Polonia di Donald Tusk, che annunciava una “sospensione territoriale temporanea del diritto d’asilo”, l’obbligo di assicurare sempre l’accesso alla procedura di asilo previsto dal diritto Ue e internazionale.

