Mentre l’Ungheria si avvicina alle elezioni parlamentari del 2026, cresce il numero di elettori che scoprono come i propri dati personali – e perfino i nomi di parenti deceduti – siano stati utilizzati senza consenso nelle liste ufficiali di raccomandazione dei candidati.

Il sito investigativo partner di EUalive, Átlátszó, ha documentato decine di casi nelle fasi finali della campagna, portando alla luce un meccanismo sistemico di endorsement falsificati che sfrutta le falle dell’attuale normativa elettorale.

Nel sistema introdotto dopo il 2010, partiti e candidati devono raccogliere almeno 500 firme valide di raccomandazione  – i cosiddetti ajánlóívek – per poter comparire sulla scheda elettorale. Questi moduli garantiscono l’accesso a ingenti finanziamenti pubblici, compresi tra 680 milioni e oltre 1 miliardo di fiorini (circa 1,7-2,5 milioni di euro), a seconda del numero di candidati presentati. Un meccanismo che, nei fatti, ha incentivato pratiche abusive, tra cui la produzione su larga scala di firme false tramite l’uso di dati personali sottratti o riciclati.

Dopo la pubblicazione di una guida su come verificare i propri dati attraverso il portale governativo, Átlátszó ha raccolto numerose segnalazioni. Molti lettori hanno scoperto di risultare sostenitori di candidati e partiti mai sentiti prima, talvolta associati a più candidature – anche di schieramenti opposti – in diverse contee. In un caso, un lettore ha scoperto di figurare tra i sostenitori di due candidati sconosciuti, nonostante si fosse trasferito da anni fuori dalla contea interessata. “In teoria serve una firma per una raccomandazione, e questo non è mai avvenuto. Non sappiamo nemmeno chi siano queste persone”, ha dichiarato.

Ancora più allarmanti sono i casi che coinvolgono persone decedute. Diversi lettori hanno segnalato la presenza di coniugi morti da tempo nelle liste di raccomandazione, mentre altri hanno scoperto che i propri dati – inclusi codici identificativi sensibili – erano stati utilizzati a sostegno di partiti privi di reale consenso.

A Nagyecsed, nella contea di Szabolcs-Szatmár-Bereg, alcuni residenti avrebbero ricevuto offerte di 5.000 fiorini (circa 12 euro) in cambio dei propri dati personali e copie dei documenti d’identità – inclusi quelli di minori di 16 anni. Un fenomeno che alimenta i timori di una raccolta organizzata di dati finalizzata non solo alla falsificazione delle raccomandazioni, ma anche a possibili frodi elettorali.

Átlátszó ha identificato almeno 21 candidati le cui liste contengono voci manifestamente false. Tra questi figurano esponenti di diversi partiti, tra cui Fidesz-KDNP (con Béla Dankó a Békés), Jobbik, Mi Hazánk Mozgalom e il Normális Élet Pártja, guidato dall’attivista antivaccinista György Gődény, che si distingue per l’elevato numero di casi sospetti.

Il fenomeno non è nuovo: pratiche analoghe erano già emerse nel 2018 e nel 2022, con database riutilizzati risalenti addirittura a un referendum del 2009. Secondo Transparency International e Political Capital, nel 2018 i partiti fittizi avrebbero drenato circa 3 miliardi di fiorini di fondi pubblici attraverso questi meccanismi.

La Direzione nazionale della polizia ha confermato l’apertura di 80 procedimenti penali legati all’attuale campagna: 42 per uso improprio di documenti privati, 2 per trattamento illecito di dati personali e 36 per reati contro l’integrità elettorale. Tuttavia, le esperienze passate indicano che le indagini procedono lentamente, le procedure di invalidazione sono complesse e le condanne restano rare.

Secondo i critici, il sistema attuale – privo di verifiche in tempo reale sulle firme e con strumenti legali limitati – non è in grado di scoraggiare frodi su scala industriale. Se da un lato il portale online ha reso più visibili gli abusi, dall’altro non ha affrontato la radice del problema: la combinazione tra facile accesso ai dati personali e generosi finanziamenti pubblici continua a incentivare comportamenti opportunistici.

Con nuovi casi che emergono quotidianamente e una campagna elettorale sempre più intensa, lo scandalo riapre interrogativi profondi sull’integrità del sistema di raccolta delle candidature e di finanziamento delle campagne in Ungheria, a poche settimane dal voto del 12 aprile.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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