In un momento in cui l’Europa appare stretta tra guerre ai propri confini, frammentazione politica interna e crescente pressione di modelli autoritari fondati sul primato della tecnologia e della forza, a Roma prende forma un’iniziativa che punta a rimettere al centro democrazia, politica e integrazione europea. Si chiama Europa2057 ed è una nuova comunità di idee e iniziativa pubblica dedicata al futuro del continente.

Il nome scelto non è casuale e richiama la data del centenario dei Trattati di Roma del 1957, che diedero avvio al processo di unificazione europea, come pietra miliare dell’agenda di trasformazione europea. L’iniziativa nasce infatti da una convinzione precisa: il continente si trova davanti a una scelta storica. Da un lato c’è il rischio di restare imprigionato in una condizione di frammentazione, esposto alle pressioni esterne e privo degli strumenti necessari per difendere i propri interessi e valori. Dall’altro c’è la possibilità di costruire una vera forza politica europea, capace di tutelare pace, libertà e autonomia strategica.

Non è casuale nemmeno il contesto in cui Europa2057 viene lanciata. Il lancio dell’iniziativa giunge a una settimana dall’arrivo nella capitale di Peter Thiel, il fondatore di PayPal e Palantir, mentore del vicepresidente USA J.D. Vance e promotore di una visione del mondo che intreccia innovazione tecnologica, potere e pulsioni autoritarie. In questo contesto, Europa2057 si pone come una risposta che richiama il ruolo della politica democratica, rilanciando l’idea di un’Europa più coesa e consapevole della propria responsabilità storica.

L’Europa in un mondo che si disgrega

Il progetto è stato presentato il 25 marzo 2026 nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, con l’incontro dal titolo “Se vuoi la Pace, prepara l’Europa”, promosso dal Berggruen Institute. Il messaggio emerso dall’evento è netto: di fronte alle grandi trasformazioni geopolitiche e tecnologiche in corso, l’Europa non può più permettersi di restare un insieme di sovranità deboli e divise, incapaci di esercitare un peso reale nello scenario internazionale. A dare il via all’incontro è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, a sottolineare anche il ruolo della Capitale come spazio di confronto sul destino politico del continente.

Nel suo intervento, Gualtieri ha invitato a guardare all’Europa anche attraverso la sua forza, sostenendo che al progetto europeo serve una maggiore “consapevolezza di quello che è e di quello che sono i suoi punti di forza”. Il sindaco ed ex ministro dell’Economia ha definito l’Unione “un originale tentativo di coniugare la democrazia nazionale con la democrazia europea” e ha insistito sul fatto che “questo esperimento di convivenza tra democrazia sovranazionale e democrazia nazionale ha una grande potenzialità di ricchezza”. Da qui anche l’invito a difendere l’Europa come “elemento di forza, di civiltà, di democrazia, di giustizia” e a considerarla “una cosa importante da difendere”, perché questa, ha detto, “è la prima condizione per poterla migliorare”.

Da parte sua, il direttore del Berggruen Institute, Lorenzo Marsili, ha descritto l’Europa come “l’unica possibilità per mantenere il nostro mondo un luogo di diritto e non di morte”. Per Marsili, in una fase in cui “la storia torna ad accelerare”, il continente resta “il più grande laboratorio di politica al mondo”. Marsili ha richiamato il fondamento originario del progetto europeo, nato da due parole semplici, “mai più guerra”, e dall’idea che “nazionalismo e logica di potenza portano alla morte”.

In un mondo che, a suo dire, assomiglia sempre di più al passato europeo, “diviso in blocchi che seguono logica di potenza e ricchezza”, per il direttore del Berggruen l’Europa si trova davanti a un bivio: “restare divisi, restare in declino”, oppure capire che “per dire no alla logica della Potenza bisogna farsi potenza, per dire no alla logica della Forza bisogna farsi Forza”. Il compito di Europa 2057, ha concluso, sarà allora quello di “recuperare la visione di un’Europa” e “il coraggio di essere protagonisti di questa storia”.

L’Europa non deve aver paura del suo potenziale emancipatorio

Il cuore dell’evento è stato l’intervento del filosofo Slavoj Žižek, tra gli intellettuali europei più influenti della scena contemporanea. Žižek ha usato il lancio di Europa 2057 a Roma per rovesciare una delle immagini politiche più celebri della modernità. Se un tempo, ha ricordato il filosofo sloveno evocando l’incipit del Manifesto del Partito comunista, “uno spettro si aggirava per l’Europa”, oggi sarebbe l’Europa stessa ad agitare il mondo, come possibilità ancora viva di emancipazione politica e sociale. “Penso che oggi lo spettro che si aggira per il mondo intero sia l’Europa stessa”, ha affermato il filosofo sloveno. “L’idea che sta alla base dell’Europa unita si è corrotta, è stata in parte dimenticata. Ma penso che questa idea sia ancora viva”, ha aggiunto. Per Žižek, “non è che l’Europa sia debole” di fronte alle altre potenze, ma “è l’Europa stessa ad avere paura del proprio potenziale emancipatorio”.

La grande sfida per l’Europa, in un momento storico di “disordine globale”, è anzitutto la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, che ha portato all’erosione del sistema nato dopo la Seconda guerra mondiale. “Non so come gli storici del futuro chiameranno questo periodo. Ma l’ordine mondiale basato sulla Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale è crollato”, ha dichiarato Oleksandra Matviichuk, Premio Nobel per la Pace, in un dialogo con la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle.

“Questo sistema era stato creato dopo la Seconda guerra mondiale per proteggere le persone dalla guerra e dalla violenza di massa. Oggi però si è inceppato, limitandosi a ripetere gesti rituali”, ha affermato l’attivista per i diritti umani ucraina. “Non torneremo più allo status quo: il cambiamento è diventato la nuova normalità”, ha aggiunto.

Per Matviichuk, “l’Europa è sempre meno una questione di geografia e sempre più di valori che definiscono la società moderna”. In questo contesto, dunque, “difendere libertà e democrazia è la sua responsabilità. È la determinazione ad agire che dà a una società un futuro”.

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