Il dossier sui diritti dei passeggeri aerei torna oggi, 20 aprile, al centro del confronto tra Parlamento europeo e Consiglio dell’UE, con l’avvio formale della fase di conciliazione su una riforma rimasta impantanata per oltre un decennio. La riunione del Comitato di conciliazione è prevista nel tardo pomeriggio, in conformità all’articolo 294(8)(b) del Trattato di funzionamento dell’Unione europea.
Il primo incontro di oggi difficilmente produrrà una svolta, ma servirà a misurare fino a che punto i due co-legislatori siano davvero disposti a cedere. Se il compromesso non arriverà nelle prossime settimane, una riforma inseguita dal 2013 rischia di chiudersi senza approdo. Il negoziato si apre dopo che il 24 marzo il Consiglio ha formalmente deciso di non approvare gli emendamenti adottati dal Parlamento in seconda lettura, facendo così scattare la conciliazione prevista dall’articolo 294 del Trattato.
Il confronto parte da posizioni ancora molto lontane. A gennaio, il Parlamento ha votato a larghissima maggioranza la difesa di un impianto più favorevole ai viaggiatori, mantenendo il diritto al risarcimento dopo tre ore di ritardo e opponendosi a un arretramento delle tutele oggi garantite anche dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. Il Consiglio ha invece sostenuto nella sua posizione di prima lettura soglie più alte per far scattare gli indennizzi, pari a quattro ore per i voli più brevi e sei ore per quelli più lunghi, insieme a un tetto massimo di compensazione più basso rispetto alla linea dell’Eurocamera.
La riunione di oggi, tuttavia, non dovrebbe ancora sciogliere i nodi politici più complessi. Il progetto di agenda del Comitato di conciliazione parla infatti di costituzione formale del comitato, presentazione delle posizioni generali e “next steps”, segno che l’obiettivo immediato è avviare il metodo e non chiudere i dossier più sensibili: le soglie per i risarcimenti, gli importi dovuti ai passeggeri, la definizione delle “circostanze straordinarie” che possono esonerare le compagnie dall’obbligo di compensazione, e la semplificazione delle richieste di rimborso tramite moduli standardizzati.
La guerra con l’Iran mette in allerta l’UE: cresce il timore per il carburante aereo
Il Parlamento insiste sulla difesa delle regole esistenti e, in alcuni punti, punta perfino a rafforzarle: oltre al mantenimento della soglia delle tre ore, gli eurodeputati chiedono maggiore chiarezza sui bagagli a mano, il divieto di oneri accessori ritenuti abusivi e tutele più forti per famiglie e persone vulnerabili. La posizione approvata a Strasburgo prevede, tra l’altro, la gratuità del posto accanto per l’adulto che accompagna minori sotto i 14 anni o persone a mobilità ridotta e sostiene l’inclusione di un bagaglio a mano gratuito.
Le associazioni dei consumatori spingono nella stessa direzione. Euroconsumers chiede di preservare la soglia delle tre ore, vietare le tariffe considerate scorrette sui bagagli a mano e mantenere un elenco non esaustivo delle “circostanze straordinarie” coerente con la giurisprudenza della Corte di giustizia, per evitare che le eccezioni diventino la regola. Anche il Beuc, l’organizzazione europea dei consumatori, insiste sulla necessità di includere servizi essenziali nel prezzo base del biglietto, vietare pratiche penalizzanti come alcune fees sui posti o il “no-show”, e standardizzare in modo chiaro le regole sui bagagli.
Le compagnie aeree, invece, continuano a sostenere che l’attuale assetto sia troppo oneroso e che i tempi per far scattare il risarcimento siano troppo stretti per consentire una gestione operativa efficiente delle disruption.
Airlines for Europe chiede da tempo un allungamento delle soglie, sostenendo che più margine aiuterebbe le compagnie a recuperare il programma voli e a limitare cancellazioni ulteriori. Sulla stessa linea si è mossa anche la IATA (International Air Transport Association) , che ha definito insufficiente l’attuale soglia delle tre ore. C’è poi un elemento ulteriore che rischia di pesare sul compromesso: la divisione interna agli Stati membri. Già nella fase precedente non tutti i governi si erano mossi con la stessa intensità a favore di un ridimensionamento delle tutele, e questo rende più complicato per la presidenza di turno costruire una linea compatta.
[a cura di Simone Cantarini]

