La Commissione europea starebbe valutando se procedere alla redistribuzione di una parte dei fondi destinati ai Paesi dei Balcani occidentali che non abbiano rispettato le condizioni previste nei rispettivi programmi di riforma. I sei beneficiari dello strumento sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia.

Secondo un’indiscrezione pubblicata in esclusiva da Euronews, le risorse non erogate potrebbero essere reindirizzate verso i Paesi più avanzati nell’attuazione delle riforme, indicati dal sito come i cosiddetti “frontrunner”: Albania, Macedonia del Nord e Montenegro. La Commissione europea ha confermato che il regolamento consente di valutare una possibile riallocazione, ma non ha indicato eventuali Paesi beneficiari né adottato decisioni al riguardo.

Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, il portavoce dell’esecutivo comunitario responsabile per l’Allargamento, Guillaume Mercier, ha confermato che Bruxelles può esaminare una possibile redistribuzione di una parte dei fondi del Growth Plan per i Balcani occidentali. Tuttavia, il portavoce ha precisato che non è stata ancora presa alcuna decisione e che la procedura è ancora nella fase di valutazione.

Mercier ha ricordato che la Reform and Growth Facility, lo strumento destinato ad accompagnare il percorso di integrazione dei sei Paesi dei Balcani occidentali, è basata sulle prestazioni. I Paesi partner ricevono finanziamenti in cambio dell’attuazione delle riforme concordate nelle rispettive agende nazionali. “Si tratta di uno strumento basato sulle prestazioni”, ha spiegato il portavoce, sottolineando che i progressi registrati finora mostrano un avanzamento sul fronte delle riforme.

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Secondo i dati citati dalla Commissione, nell’ambito della precedente richiesta di pagamento il 78 per cento delle riforme previste è stato completato o ha fatto registrare progressi, mentre il 22 per cento è rimasto indietro. Per questi casi, il regolamento della Facility prevede un periodo di tolleranza: se le condizioni per il pagamento non vengono rispettate entro la scadenza prevista, Bruxelles può prendere in considerazione una riallocazione dei fondi non erogati.

La prima di queste finestre si è chiusa il 30 giugno e riguarda la seconda richiesta di pagamento. La Commissione sta ora esaminando le relazioni trasmesse dai governi della regione per verificare quali riforme siano state effettivamente realizzate entro il termine. Solo al termine di questa analisi sarà possibile stabilire se vi siano risorse da redistribuire e, in tal caso, verso quali Paesi indirizzarle.

“Potremmo potenzialmente esaminare una riallocazione dei finanziamenti”, ha affermato Mercier, precisando però che “a questo stadio non è stata presa alcuna decisione”. La valutazione non equivale quindi a una redistribuzione già definita, né consente per ora di individuare i Paesi che potrebbero beneficiare di eventuali fondi riallocati.

L’ordine di grandezza della partita attualmente aperta è di circa 330 milioni di euro. Mercier ha spiegato che la cifra è distinta dai circa 700 milioni di euro indicati in precedenza dal commissario europeo per l’Allargamento, Marta Kos, poiché quel totale comprendeva anche un’altra fase di tolleranza legata alla prima richiesta di pagamento. “I fondi a rischio con questa prima scadenza sono circa 330 milioni di euro”, ha precisato il portavoce.

La possibilità di una redistribuzione era stata anticipata da Euronews, che, citando due funzionari UE, sottolineava come, una volta scaduto il periodo di tolleranza senza il completamento delle tappe previste, i fondi corrispondenti possano essere redistribuiti tra gli altri beneficiari.

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I due funzionari europei, interpellati dal sito e rimasti anonimi, hanno spiegato che lo strumento per i Balcani occidentali prevede finanziamenti subordinati al conseguimento degli obiettivi di riforma. In assenza dei progressi richiesti, secondo la loro ricostruzione, i Paesi interessati non avrebbero diritto alle somme corrispondenti. “È come lavorare a ore. Vieni pagato soltanto per il lavoro che fai davvero”, ha sintetizzato uno dei due funzionari.

Secondo Euronews, il Paese che rischia di essere maggiormente penalizzato è la Bosnia-Erzegovina, dove Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, si è recata in visita nella giornata di oggi. Sarajevo non ha finora ricevuto finanziamenti nell’ambito del meccanismo.

Le fonti europee riportate dal sito ritengono che la complessa struttura istituzionale della Bosnia-Erzegovina abbia ostacolato l’attuazione delle misure richieste. Anche Kosovo e Serbia potrebbero subire una riduzione delle risorse disponibili. La possibilità di una redistribuzione dei fondi era stata anticipata già ad aprile dalla commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, che aveva invitato tutti i Paesi della regione ad accelerare l’attuazione delle riforme per non perdere l’accesso ai finanziamenti del Growth Plan.

Il Meccanismo di riforma e crescita per i Balcani occidentali è stato istituito nel 2024 e prevede un pacchetto da 6 miliardi di euro per il periodo 2024-2027. Finora sarebbero stati erogati 673 milioni di euro. L’obiettivo dello strumento è sostenere economicamente i Paesi candidati all’ingresso nell’UE, offrendo incentivi finanziari subordinati al rispetto di condizioni rigorose e all’attuazione delle riforme necessarie per avvicinarsi agli standard europei in vista dell’adesione.

Il meccanismo richiede che le riforme siano completate entro scadenze concordate. Qualora una condizione di pagamento non sia soddisfatta, i fondi corrispondenti possono essere sospesi e il Paese interessato dispone di un periodo di tolleranza per recuperare il ritardo. Secondo quanto riportato da Euronews, per la prima richiesta di pagamento tale periodo sarebbe stato esteso a due anni, mentre per le scadenze successive sarebbe normalmente pari a un anno. La scadenza del 30 giugno 2026 ha rappresentato il primo termine di questo tipo sottoposto alla valutazione della Commissione.

Secondo Euronews, la Commissione dovrebbe fornire agli Stati membri maggiori dettagli sulla questione nel corso del mese, compreso l’ammontare dei fondi che potrebbero essere riallocati. Tra le altre opzioni menzionate dal sito figurerebbero anche il trasferimento delle risorse ad altri Paesi candidati al di fuori della regione o la restituzione delle somme al bilancio dell’UE.

Articolo scritto da Pierre Sergio Balbo e Simone Cantarini

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