La nomina di un dirigente Siemens a consulente della Commissione europea sull’intelligenza artificiale industriale è finita sotto la lente del Mediatore europeo, che ha aperto un’indagine formale. Al centro della vicenda c’è Jim Hagemann Snabe, presidente di Siemens, scelto come inviato speciale per l’IA industriale. Il problema, secondo un gruppo di organizzazioni della società civile, è che Snabe manterrà contemporaneamente il suo incarico in azienda. Transparency International, Corporate Europe Observatory, LobbyControl e Good Lobby hanno presentato un esposto sostenendo che questa doppia posizione “potrebbe compromettere l’indipendenza e l’imparzialità dell’inviato”. Le stesse organizzazioni avevano già sollevato la questione con la Commissione il 10 giugno, senza ottenere risposta.
L’incarico di Snabe, non retribuito, durerà fino a fine marzo 2027. Il compito è produrre un rapporto su infrastrutture per l’IA, tecnologie di frontiera e adozione industriale dell’intelligenza artificiale.
A rendere la nomina controversa è il precedente lobbistico di Siemens.
L’azienda ha spinto per l’esenzione dei prodotti coperti dalla normativa macchine dall’AI Act, la legge europea sull’IA: una modifica poi approvata dai legislatori in estate. Siemens è anche parte di European Tech Creators, coalizione di lobby che riunisce SAP, ASML, Mistral, Airbus, Ericsson, Nokia e BMW, già ricevuta da von der Leyen e con l’obiettivo di incontrarla ogni trimestre.
Il Mediatore ha fissato al 29 settembre la scadenza per la risposta della Commissione. Quest’ultima ha difeso la scelta di Snabe sottolineando che il suo rapporto sarà pubblico e “soggetto a controllo pubblico”. Alle richieste di accesso ai documenti sulla nomina, presentate sia da eurodeputati, la Commissione ha invece risposto con un diniego.

