Andy Burnham è il nuovo primo ministro del Regno Unito. Il leader del Partito laburista ha ricevuto formalmente da re Carlo III l’incarico di formare il governo durante un incontro a Buckingham Palace, dopo le dimissioni di Keir Starmer. Burnham si è quindi recato a Downing Street, dove ha pronunciato il suo primo discorso da premier, promettendo un cambio di passo nella gestione del Paese e un intervento immediato contro la crisi del costo della vita.
“Voglio essere sincero con voi: non siamo stati abbastanza bravi e dobbiamo fare meglio. E lo faremo”, ha dichiarato il nuovo capo del governo britannico. “Facciamo in modo che questo sia il momento in cui la Gran Bretagna ricominci a credere. Il momento in cui riportiamo la speranza”.
Burnham ha annunciato la presentazione di un piano decennale per il Regno Unito, con l’obiettivo di rilanciare l’economia, migliorare i servizi pubblici e offrire maggiore stabilità politica dopo una fase segnata dalle divisioni interne al Labour e dalla crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica. Tra le priorità indicate figurano il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie, il miglioramento delle condizioni di vita e una maggiore responsabilità dell’intervento pubblico nei settori essenziali.
Il nuovo premier ha escluso la convocazione anticipata delle elezioni generali, sostenendo di disporre della legittimità parlamentare necessaria per proseguire il mandato ottenuto dai laburisti nel 2024. “Siamo in una democrazia parlamentare e se qualcuno riesce a ottenere la maggioranza dei deputati alla Camera dei Comuni, ovviamente ha la legittimità per portare avanti le cose”, ha detto. Burnham ha inoltre confermato che il nuovo esecutivo resterà nel perimetro del programma con cui il Labour aveva vinto le ultime elezioni, pur preannunciando cambiamenti significativi nell’attuazione delle politiche governative.
“Sarò audace e fedele a quanto affermato nel manifesto, ma ci sono grandi cambiamenti che posso attuare a partire da esso”, ha aggiunto.
L’insediamento di Burnham conclude la breve stagione di governo di Keir Starmer, entrato a Downing Street nel luglio 2024 dopo la netta vittoria elettorale dei laburisti. Starmer aveva annunciato le proprie dimissioni il 22 giugno, riconoscendo di non avere più il sostegno politico sufficiente per guidare il partito fino alle elezioni previste nel 2029.
“Il Regno Unito è più forte e più equo di quanto non fosse due anni fa. Me ne vado con un sorriso e orgoglioso di tutto ciò che abbiamo realizzato”, ha detto Starmer nel suo discorso di commiato a Downing Street, circondato dallo staff e da alcuni membri del governo uscente.
Tra i primi messaggi internazionali rivolti al nuovo premier è arrivato quello della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha indicato nella sicurezza continentale e nella prosperità economica le priorità della cooperazione tra Bruxelles e Londra.
“Congratulazioni, caro Andy Burnham, per la tua conferma come premier. Non vedo l’ora di lavorare con te per rafforzare il partenariato Ue-Regno Unito. Per la sicurezza del nostro continente condiviso. E per la prosperità dei popoli su entrambe le sponde della Manica”, ha scritto von der Leyen su X.
L’avvicendamento a Downing Street arriva in una fase di graduale riavvicinamento tra il Regno Unito e l’Unione europea, soprattutto sui dossier della difesa, della sicurezza e del sostegno all’Ucraina. Il nuovo governo dovrà ora chiarire se intende approfondire questa linea e fino a che punto Burnham sarà disposto a rafforzare i rapporti con Bruxelles senza rimettere formalmente in discussione l’assetto definito dalla Brexit.
Il nodo del governo
Il principale punto interrogativo riguarda la composizione della squadra di governo, che Burnham dovrebbe annunciare nella giornata di oggi. Nel fine settimana il leader laburista si è limitato a dire di essere ancora “nella fase finale” delle scelte, evitando di confermare nomi. Secondo quanto riportato dalla BBC e da altre fonti britanniche, il ministero del Tesoro dovrebbe andare a Shabana Mahmood, attuale ministra dell’Interno, che diventerebbe così la prima donna musulmana a ricoprire il ruolo di cancelliere dello Scacchiere. La scelta, secondo fonti interne al partito, sarebbe motivata dalla preoccupazione di Burnham per una possibile reazione negativa dei mercati a un cancelliere collocato più a sinistra nello schieramento laburista.
Ed Miliband, attuale ministro dell’Energia e a lungo indicato come possibile nuovo cancelliere, sarebbe destinato invece a un altro incarico di peso, secondo alcune ricostruzioni al ministero degli Esteri, il che comporterebbe l’uscita dal governo dell’attuale titolare della diplomazia britannica, Yvette Cooper. Anche l’attuale cancelliere Rachel Reeves, fedelissima di Starmer, è data per certa in uscita dal governo. Tra le ipotesi circolate vi sono anche il ritorno di Angela Rayner, dimessasi nel 2025 per una vicenda relativa a un mancato pagamento fiscale, e un incarico di peso a Downing Street per Louise Haigh, tra le prime sostenitrici della candidatura di Burnham, licenziata da Starmer dal ruolo di ministra dei Trasporti. La composizione definitiva del governo sarà nota soltanto dopo l’ingresso ufficiale di Burnham a Downing Street.
Per il momento, tutti amano il nuovo leader dei laburisti britannici Andy Burnham
Le priorità politiche
Burnham è stato criticato per aver fornito indicazioni generiche sul proprio programma nel discorso con cui ha annunciato la candidatura alla guida del partito laburista. Non essendosi presentato nessun altro candidato, non ha dovuto affrontare il consueto vaglio di dibattiti televisivi e confronti pubblici previsto in caso di competizione interna.
In quel discorso Burnham aveva promesso quella che ha definito una “ricablatura” del Regno Unito, sostenendo che il potere politico ed economico si sia eccessivamente concentrato a Londra, e ha indicato nel decentramento verso le amministrazioni regionali un elemento centrale per rilanciare la crescita e migliorare i servizi pubblici. Le priorità immediate del suo governo dovrebbero riguardare l’allentamento della pressione del carovita, il rilancio della crescita economica e il miglioramento del tenore di vita. La vicesegretaria laburista Lucy Powell ha dichiarato che l’obiettivo è “dare alle persone comuni sicurezza sul lavoro, sicurezza nella propria casa, una casa che possano permettersi e in cui vivere, e una comunità di cui possano sentirsi orgogliosi, con la certezza che i loro figli avranno opportunità per il futuro”.
Come primo atto di governo, Burnham ha già annunciato la cancellazione del programma di identità digitale nazionale voluto da Starmer, il cui costo era stimato in 1,8 miliardi di sterline, circa 2,12 miliardi di euro, nell’arco di tre anni: secondo il suo staff, quelle risorse saranno destinate invece al sostegno delle famiglie alle prese con il rincaro del costo della vita. Burnham ha inoltre lasciato intendere la volontà di rafforzare il controllo pubblico su alcune utility in difficoltà finanziaria, come Thames Water, il cui debito è stimato in circa 23,5 miliardi di euro.
Burnham eredita un’economia segnata da una crescita fiacca dal periodo della pandemia, sebbene nel primo trimestre del 2026 il Regno Unito abbia registrato una performance migliore rispetto sia all’Eurozona sia al complesso dei paesi del G7. Si attende per quest’anno un nuovo rialzo del tasso di riferimento della Bank of England per contrastare l’inflazione, misura che potrebbe però incidere negativamente sul costo dei prestiti. A questo si aggiunge la pressione sui conti pubblici e la crescita nei sondaggi di Reform UK, il partito di Nigel Farage, elementi che lasciano a Burnham poco tempo per dimostrare agli elettori che il suo governo può cambiare rotta prima delle prossime elezioni politiche, che non sono comunque obbligatorie prima del 2029.
[Alessia Peretti e Simone Cantarini]

