La centrale nucleare romena di Cernavodă resterà ferma per tutto novembre a causa dei livelli d’acqua del Danubio, scesi a valori critici. La situazione sta aumentando la dipendenza del Paese dalle importazioni di elettricità ed esercitando ulteriori pressioni sui prezzi dell’energia all’ingrosso, secondo quanto riportato giovedì dai media romeni.

Il Comitato nazionale per le situazioni di emergenza ha prorogato di altri 30 giorni lo stato di allerta nel settore energetico, con una decisione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Il provvedimento impedirà a entrambi i reattori della centrale di riprendere le attività nel corso di novembre, nonostante le precedenti previsioni indicassero la possibilità di riavviarne almeno uno intorno alla metà del mese.

La decisione riflette il persistente rischio di una crisi dell’approvvigionamento elettrico, soprattutto nelle ore di punta, quando la Romania non dispone di una capacità di generazione e di riserva sufficiente a garantire l’equilibrio della rete nazionale. Il ministero dell’Energia ha dichiarato che i bassi livelli dell’acqua persisteranno nel tratto particolarmente vulnerabile del Danubio nei pressi di Cernavodă tra il 25 ottobre e il 25 novembre.

La portata del fiume rimane ben al di sotto della soglia necessaria per il funzionamento in sicurezza dei reattori, che utilizzano l’acqua del Danubio per il raffreddamento. Gli esperti prevedono che la prossima settimana la portata raggiungerà circa 1.550 metri cubi al secondo, mentre per consentire il riavvio dei reattori ne servirebbero almeno 4.900.

Il reattore 1 è stato scollegato dalla rete nazionale il 28 luglio, seguito dal reattore 2 il 13 agosto. Le sospensioni sono state effettuate nel rispetto delle procedure di sicurezza nucleare e non comportano rischi per la popolazione o per l’ambiente, ha sottolineato la Commissione nazionale romena per il controllo delle attività nucleari.

Importazioni di elettricità e prezzi in aumento

Il prolungato fermo della centrale sta già producendo effetti misurabili sul mercato elettrico romeno. Secondo la società di analisi energetica S&P Global, a ottobre le importazioni nette di elettricità hanno coperto circa il 16,3% della domanda romena, contro appena l’1,7% dello stesso mese dell’anno precedente.

La Bulgaria è diventata il principale fornitore delle importazioni aggiuntive di elettricità. Nel corso di ottobre, la Romania ha importato dal vicino meridionale oltre 0,5 terawattora (TWh) netti di elettricità, rispetto a meno di 0,1 TWh nell’ottobre 2025. Il Paese ha inoltre aumentato le importazioni nette dall’Ucraina, mentre quelle dall’Ungheria sono rimaste inferiori ai livelli dello scorso anno.

Le tensioni si riflettono anche sui prezzi dell’elettricità all’ingrosso. Il 23 ottobre, il contratto romeno per la fornitura di elettricità nel mese successivo ha chiuso a 261,28 euro per megawattora, quasi il 29% in più rispetto all’inizio del mese. L’equivalente contratto ungherese ha raggiunto i 272,28 euro/MWh, registrando un aumento superiore al 30% nello stesso periodo.

S&P Global stima che la perdita cumulativa di produzione elettrica dovuta ai bassi livelli del Danubio potrebbe raggiungere i 2,76 TWh, ipotizzando un riavvio della centrale il 1° novembre. La proroga della sospensione per tutto novembre significa che il deficit effettivo di produzione potrebbe risultare considerevolmente maggiore.

I dati evidenziano la rapidità con cui la Romania è passata da un mercato elettrico relativamente equilibrato a uno sempre più dipendente dalle forniture dei Paesi confinanti. Mostrano inoltre l’importanza del ruolo della Bulgaria nel garantire l’approvvigionamento del sistema elettrico regionale durante i periodi di riduzione della produzione nazionale.

L’industria affronta costi più elevati e possibili restrizioni

Le conseguenze vanno oltre il mercato elettrico, con ripercussioni potenzialmente significative sulle imprese romene e sull’economia del Paese nel suo complesso.

L’aumento dei prezzi all’ingrosso fa crescere i costi di approvvigionamento elettrico delle aziende industriali, soprattutto di quelle ad alta intensità energetica, che dipendono da forniture continue e prevedibili. Settori come la metallurgia, la chimica, il cemento e altre attività manifatturiere sono particolarmente esposti alle oscillazioni dei prezzi dell’elettricità. Anche quando le imprese sono tutelate da contratti di fornitura a lungo termine, una pressione prolungata sul mercato può finire per riflettersi sui contratti rinegoziati e sui costi operativi.

Il rischio non si limita al rincaro dell’elettricità. Le autorità romene hanno avvertito che le riserve disponibili potrebbero non essere sufficienti a soddisfare la domanda durante i picchi di consumo, soprattutto con l’abbassamento delle temperature e il conseguente aumento del fabbisogno elettrico.

Il governo ha quindi prorogato i poteri straordinari che consentono al gestore della rete nazionale, Transelectrica, di adottare misure eccezionali per mantenere la stabilità del sistema elettrico. Tra queste figurano l’attivazione di capacità di generazione aggiuntiva, il ricorso alle importazioni di elettricità e, se necessario, la riduzione delle esportazioni. In caso di crisi più grave, il gestore potrebbe anche introdurre restrizioni graduali ai consumi elettrici.

Le misure riguardano in particolare i grandi consumatori industriali. Eventuali limitazioni alla loro fornitura elettrica inciderebbero sulla programmazione della produzione e potrebbero provocare interruzioni temporanee delle attività manifatturiere, aggiungendo ulteriori costi economici a quelli già determinati dagli elevati prezzi dell’energia. Tali restrizioni rappresentano tuttavia una soluzione di ultima istanza e non una conseguenza automatica dello stato di allerta.

Il governo ha inoltre avvertito che la domanda di elettricità potrebbe raggiungere circa 8.000 MW durante i picchi serali di ottobre, con la possibilità di superare tale livello a novembre qualora le temperature dovessero diminuire sensibilmente. La riduzione della produzione idroelettrica e solare, combinata con la perdita della capacità nucleare, complica ulteriormente il bilanciamento tra domanda e offerta.

Per le famiglie, l’impatto immediato è meno diretto, poiché i prezzi del mercato all’ingrosso non si traducono automaticamente in aumenti equivalenti delle bollette regolate o disciplinate da contratti di fornitura. Tuttavia, un periodo prolungato di importazioni costose e maggiori oneri di approvvigionamento potrebbe finire per esercitare ulteriori pressioni sui fornitori di elettricità e sui consumatori.

Il contesto regionale

La crescente dipendenza della Romania dalle importazioni sta modificando anche i flussi di elettricità nell’Europa sudorientale. Questo crea opportunità per i produttori bulgari, ma aumenta anche l’interdipendenza tra i mercati dei due Paesi confinanti. Se la Romania avesse bisogno di più elettricità durante le ondate di freddo o nei periodi di forte domanda, il fabbisogno aggiuntivo potrebbe spingere al rialzo i prezzi nell’intero mercato regionale interconnesso.

La situazione mette inoltre in evidenza una vulnerabilità strutturale del sistema energetico romeno. Cernavodă produce normalmente circa il 20% dell’elettricità del Paese, rendendo particolarmente difficile compensare la perdita simultanea di entrambi i reattori. L’impatto è aggravato dalla minore disponibilità di energia idroelettrica durante la siccità e dalla riduzione della produzione solare con l’avvicinarsi dell’inverno.

Inizialmente si prevedeva che le sospensioni sarebbero state temporanee, ma la loro proroga fino a novembre ha reso la crisi più grave. L’episodio evidenzia i rischi economici legati alla dipendenza da un grande impianto nucleare il cui sistema di raffreddamento si affida a un fiume sempre più vulnerabile a siccità prolungate ed eventi meteorologici estremi.

Prezzi elevati per le imprese bulgare

La rapida espansione dei sistemi di accumulo a batteria e della produzione di elettricità da fonti rinnovabili in Bulgaria ha inaspettatamente trasformato il Paese in un elemento fondamentale per la stabilità del sistema elettrico dell’Europa sudorientale.

I benefici della crescente capacità di accumulo a batteria della Bulgaria sono tuttavia distribuiti in modo disomogeneo nell’economia. Mentre i produttori di elettricità, gli esportatori e gli operatori dei sistemi di accumulo traggono vantaggio dall’aumento delle vendite transfrontaliere e dalle opportunità di guadagno offerte dalle differenze di prezzo tra i mercati, gli elevati prezzi all’ingrosso nell’Europa sudorientale stanno mettendo sotto forte pressione le imprese bulgare di minori dimensioni.

Le piccole e medie imprese che non dispongono di impianti propri di generazione o accumulo rimangono esposte al mercato libero dell’elettricità e hanno scarse possibilità di proteggersi dai picchi di prezzo.

Ciò significa che la Bulgaria può trarre benefici commerciali dalla fornitura di elettricità alla Romania, mentre le sue stesse piccole imprese faticano a sostenere l’aumento dei costi energetici. Il contrasto dimostra come l’affermazione del Paese quale polo regionale dell’accumulo a batteria non si traduca automaticamente in elettricità meno costosa per tutti i consumatori nazionali.

Leggi qui l’articolo originale di EUAlive.

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *