Il primo ministro albanese Edi Rama ha annunciato ieri (26 ottobre) un nuovo pacchetto di misure contro la “violenza e l’anarchia urbana”. Le principali misure prevedono pesanti sanzioni per le persone che rimangono all’interno di una folla dopo che la polizia ha avvertito che sono in corso episodi di violenza o danneggiamenti.

La polizia potrà inoltre limitare temporaneamente le manifestazioni nei pressi di determinati edifici pubblici. È prevista l’istituzione di un apposito registro delle persone segnalate per reati contro l’ordine pubblico. Alcuni comportamenti, tra cui il deliberato occultamento del volto in determinate situazioni, potranno diventare reati. Rama sostiene che il diritto di manifestare pacificamente resterà tutelato.

Una delle misure prevede un sistema rapido di risarcimento per le piccole imprese, che potranno recuperare la maggior parte o la totalità delle perdite materiali subite recentemente. I genitori saranno ritenuti responsabili quando i danni saranno causati da minori.

Un’altra misura consiste in una legge speciale che obbligherà le persone a risarcire i danni materiali provocati durante le manifestazioni. La disposizione si applicherà indipendentemente dal fatto che la manifestazione sia stata notificata, vietata o spontanea. L’obiettivo è evitare che i costi ricadano esclusivamente sui contribuenti.

Le modifiche alla legge sulle manifestazioni del 2001 attribuiranno alla polizia il potere di limitare per un massimo di 72 ore le manifestazioni nei pressi di strutture educative, sanitarie o religiose.

Le multe per la partecipazione a una manifestazione non autorizzata o per il mancato rispetto di un ordine di dispersione varieranno da circa 110 a 1.100 euro (10.000-100.000 lek). Rimanere sul posto dopo un chiaro avvertimento della polizia, quando siano già in corso violenze o danneggiamenti, oppure nascondere deliberatamente la propria identità, potrà comportare multe fino a circa 5.500 euro (500.000 lek). L’ostruzione del traffico sarà invece punita con una sanzione più contenuta.

Sarà istituito un apposito registro elettronico contenente i nomi delle persone segnalate o sottoposte a indagine per reati contro lo Stato, l’ordine pubblico o la sicurezza. Il registro sarà gestito dalla polizia e potrà essere utilizzato anche in relazione ai controlli alle frontiere.

Una modifica al codice etico degli insegnanti mira a impedire che questi ultimi accompagnino minori di 18 anni alle manifestazioni.

Le modifiche proposte al Codice penale introdurrebbero nuove fattispecie di reato per determinati comportamenti. Tra questi rientrerebbero il rimanere sul posto dopo gli avvertimenti della polizia, l’organizzazione di manifestazioni vietate o l’incitamento alla violenza attraverso i social media. Anche l’occultamento dell’identità durante determinate manifestazioni diventerebbe un reato, seguendo il modello francese. I contenuti pubblicati sui social media che incitano alla violenza potranno essere oggetto di ordini di rimozione.

Rama ha dichiarato che le misure sono state elaborate con esperti europei e con partner italiani e francesi. Le collega all’articolo 47 della Costituzione albanese, all’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e alle linee guida OSCE/ODIHR-Commissione di Venezia.

Il governo insiste sul carattere individuale della responsabilità. Le restrizioni saranno temporanee e giustificate da specifiche circostanze. Le limitazioni più significative potranno essere sottoposte al controllo dei tribunali. Sono previste esenzioni per giornalisti, personale medico, osservatori, funzionari in servizio e persone che si trovino effettivamente sul posto per motivi estranei alla manifestazione.

Il pacchetto arriva dopo mesi di proteste iniziate con la cosiddetta Rivoluzione dei Fenicotteri. Alla fine di maggio 2026, residenti locali e ambientalisti si sono opposti a un progetto di resort di lusso nell’area protetta di Vjosa-Narta, compresa Zvërnec. Il progetto è collegato alla società di Jared Kushner e sostenuto dal governo. Il fenicottero è diventato il simbolo della protesta perché questi uccelli utilizzano l’habitat delle zone umide.

Per circa 135 giorni durante l’estate, manifestazioni serali prevalentemente pacifiche hanno riempito il centro di Tirana. Alle iniziali questioni ambientali si sono progressivamente aggiunte proteste più ampie contro la corruzione, la mancanza di trasparenza, i costi dell’istruzione e la scarsità di opportunità lavorative. I manifestanti hanno chiesto ripetutamente le dimissioni di Rama.

A metà ottobre le proteste si sono intensificate, con una massiccia partecipazione di studenti e giovani. Le manifestazioni si sono estese ad altre città. Gli scontri hanno comportato il lancio di pietre, bottiglie molotov e fuochi d’artificio. Edifici governativi, banche e altre strutture sono stati attaccati o incendiati. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Centinaia di persone sono rimaste ferite e molte sono state arrestate. Le proteste del fine settimana sono proseguite anche dopo l’annuncio di Rama.

La richiesta principale è chiara: Rama e il suo governo devono dimettersi. Alcuni manifestanti chiedono la formazione di un governo tecnico o di transizione e l’attuazione di riforme. Uno degli slogan ricorrenti è stato «Rama in prigione, Berisha in prigione». Sali Berisha è un ex primo ministro e attuale leader dell’opposizione.

Rama ha rifiutato di dimettersi. Sostiene che i governi cambiano attraverso le elezioni – e lui ha ottenuto un quarto mandato nel 2025 – e che la violenza mette a rischio il percorso europeo dell’Albania. Ha accusato l’opposizione guidata da Berisha di essere composta da «estremisti Antifa» e ha parlato di interferenze di soggetti stranieri. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che alcune delle lamentele riguardanti l’equità nel sistema educativo e le opportunità per i giovani sono fondate.

Critici e attivisti hanno immediatamente espresso preoccupazione per il rischio che le nuove misure possano scoraggiare l’esercizio della libertà di riunione e di espressione, soprattutto considerando il momento in cui vengono introdotte e l’ampiezza del registro e delle sanzioni previste. L’opposizione ha respinto il pacchetto.

Strumenti simili esistono in altre democrazie. La Francia, per esempio, disciplina da tempo l’occultamento del volto durante le manifestazioni e consente restrizioni temporanee nei pressi di luoghi sensibili. Molti ordinamenti europei prevedono ordini di dispersione e forme di responsabilità per i danni provocati durante le manifestazioni. Il governo di Rama indica esplicitamente i modelli francese e italiano come riferimenti.

Tuttavia, la combinazione di multe elevate per la semplice permanenza all’interno di una folla violenta, di un registro dedicato con possibili conseguenze sui controlli alle frontiere, di poteri relativi ai contenuti sui social media e di norme riguardanti i minori – introdotte mentre i manifestanti chiedono apertamente le dimissioni del primo ministro – solleva interrogativi sulla proporzionalità delle misure che con ogni probabilità saranno esaminati dai tribunali e dagli organismi europei.

Il pacchetto si trova ancora nella fase di annuncio e dovrà seguire l’iter parlamentare prima di poter entrare in vigore.

In foto: Il primo ministro albanese Edi Rama [© European Union, 2026, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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