La Russia attaccherà la Bulgaria se il candidato europeista Andrey Gyurov vincerà il ballottaggio presidenziale? Oppure la Bulgaria invierà soldati a combattere contro l’esercito russo dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali del 1° novembre? È quanto sostengono il primo ministro Rumen Radev e la presidente uscente, nonché candidata alla presidenza, Iliana Iotova.
Radev, che sostiene Iotova, non spiega esattamente in che modo una vittoria del candidato rivale trascinerebbe la Bulgaria in guerra. Avverte però che al ballottaggio i bulgari dovranno scegliere “tra la pace e la guerra”. Questo messaggio è diventato il tema centrale dell’ultima settimana di campagna elettorale, durante la quale droni marini hanno colpito una nave portacontainer al largo delle coste bulgare, successivamente affondata.
A incarnare la pace, secondo questa narrazione, è la sua ex vicepresidente, candidata per un nuovo mandato e attuale capo dello Stato, Iliana Iotova. Nell’unico dibattito televisivo con Andrey Gyurov, Iotova ha ribadito gli avvertimenti sul rischio che la Bulgaria venga coinvolta nella guerra in Ucraina.
La posta in gioco è alta: al primo turno Iotova ha preceduto Gyurov di appena 42.715 voti, pari a 2,8 punti percentuali, in un’elezione segnata da un’affluenza eccezionalmente bassa, del 22,98%. Il margine inaspettatamente ristretto ha trasformato l’ultima settimana in una battaglia per ogni voto. E il più grande bacino elettorale a cui Iotova può attingere è quello dei nazionalisti del partito filorusso “Vazrazhdane” e della sua variante più moderata, “Velichie”. Entrambe le formazioni hanno presentato i rispettivi leader come candidati alla presidenza al primo turno.
Guerra e pace nella campagna elettorale
Iotova ha nuovamente messo in discussione l’accordo decennale di cooperazione in materia di sicurezza con Kiev, firmato dal governo ad interim guidato da Gyurov, collegando il documento alla possibilità di inviare militari bulgari in Ucraina. Gyurov ha ribattuto che si tratta di un accordo quadro e che eventuali impegni specifici possono essere attuati soltanto con l’autorizzazione del Parlamento.
Le divergenze sono emerse ancora più chiaramente nel confronto su come porre fine alla guerra. Iotova ha insistito sulla necessità di negoziare con la Russia, ma ha respinto l’ipotesi di un cessate il fuoco temporaneo, sostenendo che Mosca non lo accetterebbe.
Gyurov ha indicato la Russia come Paese aggressore e ha insistito sul fatto che qualsiasi cessate il fuoco debba essere accompagnato da garanzie di sicurezza per l’Ucraina, affinché non si trasformi in una semplice pausa prima di un nuovo attacco.
I due candidati non si sono scontrati sulla necessità di porre fine alla guerra, ma sulla possibilità che una pace fondata esclusivamente sulla buona volontà di Mosca possa essere duratura.
Tre navi affondate in un mese
Nel Mar Nero, le conseguenze della guerra della Russia contro l’Ucraina sono da tempo una realtà concreta. Solo a ottobre, almeno sei navi mercantili sono state attaccate con droni al largo delle coste bulgare. Tra queste figurano Alfa Watan, HS Dignity e CONTSHIP JET, tutte affondate. Si ritiene che circa due dozzine di marinai siano morti o risultino dispersi.
Nell’attacco più recente, il 28 ottobre, tre droni marini hanno colpito la CONTSHIP JET nella zona economica esclusiva della Bulgaria, ma tutti i 18 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Secondo Reuters, un aereo da pattugliamento francese aveva avvertito le autorità bulgare di un possibile attacco alla nave, che tuttavia non è stato impedito.
Non si tratterebbe affatto dei primi presunti atti di sabotaggio russi che interessano la Bulgaria. Già nel 2021, la procura bulgara aveva annunciato di aver avviato indagini su sei cittadini russi per quattro esplosioni avvenute tra il 2011 e il 2020 in stabilimenti militari e depositi di armi. Secondo gli investigatori, l’obiettivo era ostacolare le forniture di armamenti all’Ucraina e alla Georgia.
La procura aveva inoltre individuato un presunto collegamento con il tentativo di avvelenamento del commerciante d’armi Emilian Gebrev nel 2015. Nell’agosto e nel settembre 2026, nuovi incendi hanno colpito i magazzini della sua società, EMKO, che ha definito gli episodi atti di sabotaggio. Le autorità hanno aperto indagini senza confermare questa ricostruzione.
Anche l’incendio doloso di 11 antenne del sistema satellitare Starlink rappresenta un altro esempio di attacchi contro infrastrutture legate alle comunicazioni e alla sicurezza.
Il presidente romeno Nicușor Dan ha collegato i rischi per la navigazione nel Mar Nero all’aggressione russa contro l’Ucraina e ha invitato Mosca ad accettare un cessate il fuoco. Il governo bulgaro, al contrario, insiste sulla necessità di accertare attraverso un’indagine i responsabili dei singoli attacchi.
La pace come leva elettorale
Vendere la pace in tempo di guerra è diventata una strategia elettorale riconoscibile nell’Europa centrale e orientale.
In Ungheria, Viktor Orbán ha presentato le elezioni parlamentari dell’aprile 2026 come una scelta tra pace e guerra, avvertendo che l’opposizione di Tisza avrebbe trascinato il Paese nel conflitto in Ucraina. Dopo 16 anni al potere, tuttavia, Orbán ha perso.
In Slovacchia, lo stesso contrasto ha prodotto un risultato diverso: nel 2024 Peter Pellegrini, candidato sostenuto dal primo ministro Robert Fico, ha vinto le elezioni presidenziali contro Ivan Korčok, dipinto dagli avversari come il “candidato della guerra”.
In Polonia, nel 2025, Karol Nawrocki ha promesso di non inviare soldati polacchi in Ucraina e ha conquistato la presidenza con poco più del 50% dei voti. In Romania, invece, George Simion, contrario agli aiuti militari a Kiev, ha perso il ballottaggio contro l’europeista Nicușor Dan.
Nel frattempo, le autorità bulgare mettono in guardia da una guerra che, secondo la loro narrazione, sarebbe sul punto di scoppiare dopo le elezioni, mentre le conseguenze concrete dell’aggressione russa in Ucraina stanno già raggiungendo le coste della Bulgaria.
Questa retorica si inserisce anche in un altro contesto.
Il 21 ottobre, la testata investigativa The Insider ha pubblicato corrispondenza interna e documenti relativi all’operazione di influenza russa Doppelgänger. Si tratta di una rete creata nel 2022 con il coinvolgimento dell’amministrazione presidenziale di Mosca, che imita testate giornalistiche occidentali legittime e diffonde messaggi politici adattati al pubblico dei singoli Paesi. I suoi operatori si definiscono “truppe ideologiche” e “architetti sociali”.
L’obiettivo è fare in modo che le tesi russe appaiano come una componente naturale del dibattito interno europeo. Non è un segreto che la battaglia sul modo in cui gli europei interpretano la guerra e la pace venga combattuta anche molto lontano dal fronte.
L’operazione di influenza russa Doppelgänger presenta anche un collegamento con la Bulgaria. Secondo l’inchiesta, Margarita Klimanova, nata in Bulgaria nella famiglia del diplomatico russo Vladimir Klimanov, è responsabile dell’indirizzamento delle campagne di disinformazione verso pubblici specifici.
Klimanova è una consigliera dell’amministrazione presidenziale russa, ha studiato in Francia, vissuto a Bruxelles e parla francese e inglese. Il suo compito all’interno della rete è garantire che i contenuti raggiungano i destinatari previsti, compresi giovani e migranti.
Nel marzo 2024, quando gli organizzatori dell’operazione erano preoccupati per il crescente consenso nei confronti di Volodymyr Zelenskyy in Francia, fu proprio Klimanova a promuovere banner con i messaggi “Guerra straniera” e “L’Europa ha bisogno di pace”.
Secondo i documenti citati da The Insider, già nell’aprile 2022 gli approcci discussi dagli organizzatori comprendevano la creazione di una “psicosi nucleare” e la conduzione di una “guerra per la pace”.
L’inchiesta mostra come il messaggio della “pace” venga utilizzato da una rete di influenza russa rivolta alle società europee.
La battaglia per l’ultima istituzione
In Bulgaria, tuttavia, lo scontro sulla pace ha anche una dimensione politica interna molto concreta.
Rumen Radev ha lasciato la presidenza per guidare il governo dopo le elezioni parlamentari di sei mesi fa. Ora la sua ex vicepresidente cerca di mantenere il controllo della carica istituzionale che lui ha lasciato vacante.
Una vittoria di Iotova manterrebbe la presidenza nell’area politica delle forze al governo. Se invece vincesse Gyurov, il Paese avrebbe un presidente sostenuto dall’opposizione di fronte a un esecutivo che dispone della maggioranza assoluta in Parlamento.
Quanto siano strettamente intrecciate l’attività di governo e la campagna elettorale è emerso dalle azioni dello stesso primo ministro.
Il 26 ottobre, Radev ha invitato apertamente a votare per Iotova e la sua dichiarazione è stata diffusa attraverso i canali informativi ufficiali del Consiglio dei ministri.
È seguito un ricorso alla Commissione elettorale centrale, che con una maggioranza risicatissima di otto voti contro sette ha stabilito che non vi fosse stata alcuna violazione. A respingere il ricorso sono stati sette rappresentanti di “Bulgaria Progressista” e uno di “Vazrazhdane”.
Il comitato promotore della candidatura di Gyurov ha impugnato la decisione davanti alla Corte suprema amministrativa.
Così, alla domanda su chi possa garantire la pace se n’è aggiunta un’altra: dove finisce il governo e dove comincia il comitato elettorale?
Alla fine, né gli avvertimenti di Radev né il dibattito televisivo hanno fornito una risposta concreta alla questione centrale: attraverso quale meccanismo l’elezione di Andrey Gyurov trascinerebbe la Bulgaria in una guerra contro la Russia?
Il ballottaggio deciderà inoltre se la presidenza rimarrà nell’orbita politica del primo ministro o diventerà un contrappeso istituzionale al suo governo.
Leggi qui l’articolo originale di EUAlive.
Didascalia: Fermo immagine del dibattito del 29 ottobre 2026 tra la presidente uscente Iliana Iotova e Andrey Gyurov. [EUalive]

