Per la prima volta dall’inizio della crisi in Medio Oriente, il governo italiano mette un limite concreto alla cooperazione militare con Israele. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato da Vinitaly la sospensione del rinnovo automatico del memorandum d’intesa sulla difesa con Tel Aviv, segnando un cambio di tono rispetto alla linea mantenuta finora.
La decisione, formalizzata dal ministro della Difesa Guido Crosetto in una lettera inviata all’omologo israeliano Israel Katz, arriva “in considerazione della situazione attuale”. Una formula prudente, ma che nei fatti interrompe un meccanismo di rinnovo quasi automatico che andava avanti dal 2016.
Un accordo simbolico (e politico)
Il memorandum, entrato in vigore il 13 aprile 2016, rappresenta la cornice della cooperazione bilaterale nel settore della difesa: scambio di tecnologie militari, ricerca congiunta e collaborazione tra forze armate. Il rinnovo quinquennale, finora mai messo in discussione, scattava proprio in queste settimane.
La sospensione non equivale formalmente a una rottura dell’accordo, ma ha un forte valore politico. Per anni, anche di fronte a tensioni e critiche internazionali, l’esecutivo italiano aveva difeso la cooperazione con Israele, limitandosi a prese di posizione su singoli episodi. Questa volta, invece, la scelta incide direttamente su uno dei pilastri della relazione bilaterale.
Pressioni interne e contesto internazionale
La decisione arriva dopo giorni di confronto interno al governo, descritto da fonti come una “fitta discussione”. La mossa sarebbe stata condivisa tra la premier, i vicepremier e il ministro della Difesa, segno di una valutazione politica collegiale.
A pesare è soprattutto il deterioramento del contesto regionale. Le tensioni tra Italia e Israele si sono intensificate negli ultimi giorni: da un lato le critiche del ministro degli Esteri Antonio Tajani ai raid israeliani in Libano, dall’altro gli episodi sul terreno che hanno coinvolto direttamente militari italiani.
Particolarmente rilevante il caso nel sud del Libano, dove soldati israeliani hanno esploso colpi di avvertimento in prossimità di caschi blu italiani della missione UNIFIL. Un episodio che ha spinto Roma a convocare l’ambasciatore israeliano, in un clima diplomatico già teso.
Relazioni ai minimi e segnali incrociati
Lo scontro diplomatico si è sviluppato su più livelli. Nelle stesse ore, anche l’ambasciatore italiano a Tel Aviv è stato convocato dalle autorità israeliane dopo le dichiarazioni italiane sui bombardamenti. Un botta e risposta che fotografa relazioni ai minimi degli ultimi anni.
In questo contesto, la sospensione del memorandum assume il valore di un segnale politico mirato: non una rottura definitiva, ma un messaggio chiaro sulla necessità di rivedere i termini della cooperazione alla luce dell’evoluzione del conflitto.
Energia, Russia e diplomazia
Parallelamente, Meloni ha mantenuto una linea prudente anche sul fronte energetico, evitando aperture nette sul ritorno al gas russo. Pur riconoscendo le pressioni del settore, la premier ha ribadito la necessità di “fare molta attenzione” alle scelte future, legandole all’andamento dei negoziati internazionali.
Il riferimento è a un quadro più ampio, in cui la stabilizzazione delle rotte energetiche, inclusi snodi strategici per carburanti e fertilizzanti, resta legata all’evoluzione dei conflitti in corso.

