Il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, sceglie il Vinitaly per rilanciare il messaggio di Bruxelles al settore vitivinicolo: il nuovo “pacchetto vino” viene presentato come uno strumento di sollievo e adattamento per un comparto sotto pressione, stretto tra tensioni geopolitiche, cambiamento climatico e necessità di aprirsi a nuovi mercati. In visita al salone internazionale di Verona, il commissario europeo all’Agricoltura ha parlato di “un segnale concreto di speranza e sollievo”, sottolineando che il settore “si trova infatti ad affrontare sfide rilevanti” e che il pacchetto offre “strumenti adeguati ad accompagnarne l’adattamento”.

Le parole di Hansen arrivano nel pieno della 58esima edizione di Vinitaly, in corso a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, appuntamento che da quasi sei decenni riunisce nella città veneta il mondo del vino tra business, networking e promozione internazionale. Il salone si conferma anche quest’anno come una delle principali vetrine europee del settore, con una forte proiezione verso i mercati esteri e una crescente attenzione alla tenuta competitiva della filiera.

Nel suo intervento, il commissario ha collegato direttamente il dossier vino alla più ampia agenda commerciale dell’Unione. “Parallelamente – ha continuato Hansen – l’Unione europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori”.

Da qui, secondo il commissario, la necessità di rafforzare la capacità delle imprese di promuovere nel mondo i prodotti di qualità, facendo leva anche sui nuovi incentivi previsti dal pacchetto, con un’attenzione particolare all’Italia, dove il comparto vitivinicolo ha un peso economico e identitario centrale.

Il riferimento di Hansen è alla riforma europea ormai entrata nella fase applicativa. Il nuovo quadro normativo sul vino, adottato a livello Ue tra febbraio e marzo 2026, punta a riequilibrare offerta e domanda, rafforzare l’adattamento climatico, semplificare ed armonizzare le regole sull’etichettatura, sostenere il turismo del vino e ampliare gli strumenti di promozione verso i Paesi terzi. Fra le misure previste figurano anche più flessibilità per gli impianti, sostegno alla lotta contro le fitopatie e nuove regole per i vini dealcolati o a ridotto contenuto alcolico.

Il tema è stato al centro anche dell’evento organizzato il 13 aprile a Verona dalla delegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, intitolato “Dal ‘Pacchetto vino’ ai nuovi accordi commerciali: una prospettiva europea”. L’iniziativa, ospitata nel contesto del Vinitaly, ha riunito esponenti del governo e del Parlamento europeo per discutere di semplificazione normativa, mercati esteri e difesa del settore. Tra i partecipanti, il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza.

Lollobrigida, intervistato a margine dell’evento, ha rivendicato il lavoro politico svolto dall’Italia sul dossier europeo. “Questo pacchetto semplifica ed è passo avanti importante – ha commentato il ministro -. Come sistema Italia, abbiamo lavorato per far capire all’Unione europea che c’era la necessità di cambiare impostazione e mettere l’agricoltore al centro della difesa dell’ambiente, diversamente da quanto raccontato dall’area socialista per anni”. Una lettura marcatamente politica, che inserisce il pacchetto vino anche dentro lo scontro più ampio sulla direzione della politica agricola europea.

Più apertamente identitaria la linea di Carlo Fidanza, che ha spostato l’attenzione sul fronte regolatorio e culturale. Secondo il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, “dobbiamo difendere il settore vino da un nuovo attacco ideologico con proposte che vorrebbero applicare etichette salutiste estreme sulle nostre bottiglie”. E ancora: “Difenderemo la nostra eccellenza e affermeremo il buonsenso. C’è differenza tra abuso e consumo consapevole: noi difendiamo il consumo consapevole del nostro vino di qualità”. Il passaggio segnala che, anche dopo l’approvazione del pacchetto, per la destra italiana la partita a Bruxelles resta aperta, soprattutto sul terreno delle etichette e delle politiche sanitarie.

Urso, dal canto suo, ha insistito sulla dimensione esterna e commerciale. “Il vino è un prodotto resiliente e le nostre imprese sono determinate a restare sia negli Stati Uniti nonostante i dazi, sia ad aprirsi a nuovi mercati, come quello del Canada, del Messico, del Mercosur, nonché dell’India e dell’Australia. Abbiamo chiesto all’Ue anche di accelerare nel perfezionamento dell’accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del golfo”. È un passaggio rilevante perché lega la tenuta del vino italiano non solo alle misure di sostegno interne, ma anche alla capacità dell’Unione di chiudere accordi commerciali e difendere l’accesso ai mercati in una fase di crescente frammentazione del commercio globale.

Video a cura di EU VIDEO NEWS.

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