L’Europa deve superare la frammentazione nazionale del mercato unico e procedere verso una vera Unione politica federale, dotata non solo di istituzioni comuni, ma anche di una difesa, una diplomazia e un potere esecutivo unici. È il messaggio lanciato dall’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) Jean-Claude Trichet, intervenuto a Strasburgo in occasione della consegna dell’Ordine europeo al merito.

“La divisione verticale del mercato unico in una giustapposizione di compartimenti stagni nazionali rappresenta il persistente tetto di cristallo dell’economia dell’Eurozona”, ha affermato Trichet nel suo intervento, richiamando direttamente  le analisi di Mario Draghi ed Enrico Letta. Per Trichet, i suggerimenti contenuti nei due rapporti “vanno seguiti”, perché quel “tetto di cristallo” potrebbe scomparire “naturalmente con la creazione di un mercato unico veramente federale” che vada oltre la sola dimensione economica.

Il riferimento è ai due grandi rapporti che hanno riaperto il dibattito sull’integrazione europea: il rapporto Draghi sulla competitività, centrato sulla necessità di superare la frammentazione del mercato europeo per sostenere industria, innovazione, investimenti e difesa, e il rapporto Letta sul futuro del mercato unico, che insiste sul completamento dell’integrazione nei settori strategici rimasti incompiuti. Il richiamo di Trichet si colloca anche nella stessa linea del discorso pronunciato da Draghi ad Aquisgrana, in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, dove l’ex premier italiano ha rilanciato l’idea di un “federalismo pragmatico” come risposta alla perdita di capacità dell’Europa di agire in un mondo sempre più segnato dalla competizione tra potenze.

Nel suo intervento, Trichet ha ricordato anche gli anni della crisi finanziaria e del debito sovrano, sottolineando il ruolo svolto dalla BCE e il sostegno ricevuto dal Parlamento europeo. “Ho sempre trovato nel Parlamento europeo un consenso profondamente impegnato nella difesa dell’integrità dell’Unione”, ha detto Trichet, ricordando il periodo “di grande crisi economica e finanziaria dal 2007 al 2011”. Quel sostegno, ha aggiunto, contribuì a far sì che “nessun Paese lasciasse la zona euro”, nonostante gli attacchi speculativi contro Grecia, Irlanda e Portogallo nel 2010 e poi contro Spagna e Italia nel 2011.

Trichet ha rivendicato il fatto che, anche durante quella fase, l’Eurozona non solo non si disgregò, ma continuò ad allargarsi. “Non solo non vi sono stati Paesi che abbiano lasciato la zona euro”, ha ricordato, “ma durante il mio mandato, in piena crisi mondiale, io ho potuto accogliere nell’euro nuovi Paesi”: Slovenia nel 2007, Malta e Cipro nel 2008, Slovacchia nel 2009 ed Estonia nel 2011. “Cinque Paesi che resistono vittoriosamente, cinque nuovi Paesi che entrano nella zona euro, nel periodo mondiale europeo più difficile dalla Seconda guerra mondiale”, ha osservato.

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Per l’ex presidente della BCE, quella stagione mostra “il dinamismo storico dell’Europa”. “Eravamo 12 Paesi nell’euro quando sono stato nominato nel 2003, eravamo 17 alla fine del mio mandato nel 2011 e oggi l’euro è moneta federale di 21 Paesi”, ha sottolineato Trichet.

Già durante la crisi, ha ricordato, la BCE aveva indicato la necessità di rafforzare l’architettura istituzionale dell’Eurozona. “Nella crisi la Bce ha riconosciuto la necessità di dar prova di audacia”, ha detto Trichet. Tra le proposte avanzate allora, l’ex presidente ha citato “la creazione di un ministro delle Finanze della zona euro” e l’idea che “il Parlamento europeo abbia l’ultima voce in capitolo in caso di disaccordo tra un Paese e le istituzioni europee, Commissione e Consiglio”. Questo rafforzamento dell’esecutivo e del potere legislativo in caso di crisi, ha spiegato, venne definito da lui stesso “attivazione di una federazione per eccezione”.

Secondo Trichet, quel passaggio appare oggi ancora più necessario. “Sembrava già necessario in quel momento portare l’Europa progressivamente verso una vera e propria federazione”, ha affermato, aggiungendo che questo è “ancora più visibile oggi”. Le sfide attuali, infatti, non riguardano più soltanto l’economia, ma anche il ruolo internazionale dell’Unione. “Oltre all’economia oggi vi sono sfide geostrategiche che spingono l’Europa ad andare ben oltre nel settore della diplomazia, della difesa e di una vera e propria unione politica federale”, ha detto l’ex presidente della Bce.

Il modello indicato da Trichet è quello di un’Europa capace di agire come soggetto politico unitario. “Parlamento europeo unico, Commissione chiaramente unica, Consiglio chiaramente unico, ma anche difesa unica, diplomazia unica ed esecutivo unico nei settori di responsabilità della futura federazione europea”, ha affermato. Questa, secondo l’ex presidente della Bce, è la direzione che l’Europa deve seguire “nel corso del ventunesimo secolo”.

L’obiettivo, ha concluso Trichet, è “garantire la prosperità dei suoi popoli”, difendere “i propri valori di democrazia e di libertà” ed esercitare nel mondo una “influenza pacifica e legittima”. Un messaggio che, dopo il discorso di Draghi ad Aquisgrana e dopo i rapporti Draghi e Letta, conferma il ritorno al centro del dibattito europeo della questione federale: non più soltanto come prospettiva istituzionale di lungo periodo, ma come risposta alla frammentazione economica, alla pressione geopolitica e alla necessità per l’Unione europea di dotarsi di strumenti comuni di decisione e azione.

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