La Commissione europea presenterà un Piano d’azione per l’elettrificazione con obiettivi definiti per ridurre l’esposizione dell’Unione europea agli shock dei prezzi dei combustibili fossili. Lo ha confermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo con un videomessaggio di apertura alla European Clean Tech Conference 2026.
Nel suo intervento, von der Leyen ha collegato la strategia industriale europea alla nuova instabilità energetica provocata dalla situazione in Medio Oriente. “Grazie alle azioni che abbiamo intrapreso negli ultimi anni siamo meno esposti di prima, ma non siamo immuni”, ha affermato la presidente della Commissione. “Finché dipendiamo da petrolio e gas, restiamo vulnerabili. Se vogliamo una vera indipendenza, dobbiamo accelerare l’elettrificazione”.
Secondo von der Leyen, i consumatori europei si stanno già muovendo in questa direzione. La presidente ha citato l’aumento del 51 per cento degli acquisti di veicoli elettrici dall’inizio della guerra, indicando l’elettrificazione e l’energia pulita prodotta in Europa come “la strada verso l’indipendenza”. Il futuro Piano d’azione dovrà quindi indicare obiettivi chiari per chiudere in modo strutturale l’esposizione europea agli shock dei prezzi delle fonti fossili.
La presidente della Commissione ha presentato il settore clean tech europeo come una componente industriale già rilevante, capace di creare 100 mila nuovi posti di lavoro ogni anno. Nel suo messaggio, la presidente della Commissione UE, ha richiamato esempi di innovazione legati al recupero energetico dei rifiuti industriali, all’uso dell’eolico per la navigazione moderna e allo sviluppo dell’energia geotermica su scala industriale.
Accanto alla produzione di energia pulita, von der Leyen ha insistito sulla necessità che le tecnologie della transizione siano sviluppate e fabbricate in Europa. “Abbiamo basi solide, dall’eolico offshore agli elettrolizzatori”, ha detto, ricordando che due terzi delle pompe di calore europee sono prodotte nell’Unione. Allo stesso tempo, ha avvertito che il settore deve confrontarsi con una concorrenza globale “sempre più dura e spesso sleale”.
In questo quadro si inserisce l’Industrial Accelerator Act, presentato da von der Leyen come uno strumento per semplificare le regole, accelerare le autorizzazioni e fare in modo che gli investimenti esteri producano “un valore reale” per l’Europa. La presidente ha inoltre richiamato l’introduzione di criteri “Made in EU” e a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici, sostenendo che il denaro dei contribuenti debba sostenere l’industria europea.
Un altro punto centrale indicato da von der Leyen riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS. La predidente dell’esecutivo comunitario ha difeso il meccanismo, affermando che dal 2005 le emissioni nei settori coperti sono diminuite del 39 per cento, mentre l’economia è cresciuta del 71 per cento. Il sistema, ha aggiunto, ha generato oltre 260 miliardi di euro.
La presidente ha però indicato una criticità nell’uso dei ricavi. A livello europeo, ha detto, il 100 per cento delle entrate viene reinvestito nell’innovazione pulita, mentre ciò non avviene allo stesso modo a livello nazionale. Per questo, la riforma dell’ETS prevista per l’estate avrà come focus l’impiego dei ricavi a sostegno delle imprese europee impegnate nella transizione industriale. “Questo denaro viene dall’industria e deve essere usato per costruire le industrie pulite di domani”, ha affermato.
Le dichiarazioni di von der Leyen giungono mentre cresce il rischio di una crisi economica profonda provocata dal protrarsi dalla chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
La Commissione ha già presentato il pacchetto AccelerateEU per attenuare l’impatto della crisi su famiglie e imprese e ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili importati.
Secondo Bruxelles, dall’inizio delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran, il 28 febbraio, l’aumento dei prezzi dell’energia ha comportato per l’UE un costo aggiuntivo di circa 24 miliardi di euro, pari a oltre 500 milioni di euro al giorno.
Il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha descritto di recente l’impatto della crisi come “a lungo termine”, “in evoluzione” e “imprevedibile”, sottolineando che i costi si stanno già facendo sentire su case e imprese europee.
La pressione resta visibile sui mercati. Il prezzo del gas ha raggiunto in Europa TTF i 50 euro per megawattora, con un aumento di oltre il 20 per cento nell’ultimo mese e valori sensibilmente superiori a quelli registrati prima della fase più acuta della crisi.
Anche il petrolio resta su livelli elevati: il Brent viaggiava sopra i 110 dollari al barile, pur in lieve calo nelle ultime sedute, mentre i mercati continuano a reagire alle notizie sui negoziati con l’Iran e alla mancata normalizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
[a cura di Simone Cantarini]

