La Commissione europea ha lanciato un invito ai Paesi membri a partecipare al secondo round di assegnazione delle risorse rimanenti messe a disposizione dallo strumento Security Action for Europe (SAFE), che ammontano al momento a 21,3 miliardi di euro. Come indicato dal portavoce della Commissione UE per la Difesa, Thomas Regnier, ad oggi 19 Stati membri hanno richiesto oltre 130 miliardi di euro, su un totale di 150 messi a disposizione.
“Abbiamo già firmato 16 accordi di prestito relativi a questi 19 piani e 11 Stati membri hanno già ricevuto prefinanziamenti per un valore complessivo superiore a 13 miliardi di euro”, ha affermato Regnier intervenendo a Bruxelles durante il briefing di mezzogiorno con i giornalisti a Palazzo Berlaymont. Secondo i dati forniti dalla Commissione, le erogazioni ammontano complessivamente a quasi 13,5 miliardi di euro. La Polonia è stata il primo beneficiario e resta il principale destinatario dello strumento, con 43,7 miliardi di euro assegnati, seguita da Romania (16,7 miliardi), Francia (15,1 miliardi) e Belgio (8,3 miliardi). L’Italia ha invece sensibilmente ridimensionato la richiesta iniziale di 14,9 miliardi, portandola a poco più di 8 miliardi.
Secondo il portavoce UE, il secondo round di assegnazioni consentirà di sostenere ulteriormente gli Stati membri nel far fronte alle loro urgenti esigenze di difesa. “Incoraggiamo i Paesi UE a utilizzare questi fondi residui in modo da contribuire a soddisfare anche le necessità urgenti dell’Ucraina”, ha voluto chiarire Regnier.
Rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla possibilità di indirizzare concretamente i prestiti verso progetti comuni con l’Ucraina, anziché destinarli esclusivamente a contratti con le industrie nazionali della difesa, Regnier ha precisato che il nuovo invito non comporta modifiche alle regole dello strumento. “Nel frattempo, non abbiamo modificato il regolamento. Si tratta semplicemente di un nuovo invito, il che significa che i criteri rimangono invariati”, ha chiarito, ricordando che saranno gli Stati membri a contrarre i prestiti e che SAFE è stato concepito fin dall’inizio per favorire anzitutto gli appalti congiunti.
Il portavoce ha quindi sottolineato che l’Ucraina è stata associata allo strumento fin dalla sua istituzione e che, alla luce dell’intensificarsi della guerra, Bruxelles sta incoraggiando i governi a sviluppare progetti comuni. L’obiettivo è fare in modo che le risorse ancora disponibili possano sostenere sia le industrie nazionali della difesa sia le necessità militari ucraine.
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Il secondo round aperto a tutti i 27 Paesi UE
Il nuovo invito sarà aperto a tutti i 27 Stati membri, compresi quelli che non avevano partecipato alla prima fase di assegnazione. Lo stesso Regnier lo aveva chiarito durante il briefing del 28 ottobre, dopo l’approvazione da parte della Commissione dell’ultimo piano nazionale ancora in sospeso, quello dell’Ungheria, del valore di circa 5,4 miliardi di euro, che deve ancora ricevere il via libera del Consiglio.
Una volta ricevute le manifestazioni di interesse e gli importi richiesti dai governi, la Commissione comunicherà le assegnazioni provvisorie entro due settimane dalla scadenza per la presentazione delle proposte. I piani dovranno quindi essere valutati secondo le procedure previste dal regolamento SAFE. Il regolamento consente alla Commissione di pubblicare un nuovo invito entro il 31 dicembre 2026 e prevede che le relative decisioni di esecuzione del Consiglio siano adottate entro il 30 giugno 2027.
SAFE, adottato nel maggio 2025 nell’ambito del piano europeo Readiness 2030, mette a disposizione prestiti a lunga scadenza per accelerare gli investimenti militari, rafforzare la prontezza operativa e consolidare la base industriale europea della difesa attraverso una maggiore cooperazione tra i Paesi partecipanti.
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La partecipazione dei Paesi terzi
Lo strumento prevede anche la partecipazione di Paesi non appartenenti all’Unione europea, pur riservando esclusivamente agli Stati membri la possibilità di contrarre i prestiti. L’Ucraina e i Paesi dell’Associazione europea di libero scambio appartenenti allo Spazio economico europeo possono partecipare agli acquisti comuni secondo le condizioni stabilite dal regolamento.
La cooperazione può inoltre coinvolgere Paesi candidati all’adesione all’UE e altri partner che abbiano concluso accordi di sicurezza e difesa con Bruxelles. L’accesso delle rispettive industrie ai contratti finanziati da SAFE resta tuttavia soggetto alle condizioni di ammissibilità previste dalla normativa europea e, quando necessario, a specifici accordi bilaterali.
È il caso del Canada, con il quale l’Unione europea ha concluso un accordo, entrato in vigore il primo agosto scorso, per consentire la partecipazione delle imprese e dei prodotti canadesi agli appalti sostenuti dallo strumento.
Didascalia: foto illustrativa di una fabbrica di munizioni in Bulgaria. EC – Audiovisual Service/Aleksandar Nikolov/European Union, 2025.

