Le regole sugli aiuti di Stato non impediscono di finanziare politiche sociali, purché siano progettate correttamente. È quanto emerge dalle nuove linee guida pubblicate lunedì, 27 luglio, dalla Commissione europea, in cui sono illustrate una serie di opzioni a disposizione delle autorità nazionali per sostenere diversi obiettivi sociali nell’ambito delle norme UE sugli aiuti di Stato, come previsto dal Clean Industrial Deal. Presentato dalla Commissione nel febbraio 2025, il Clean Industrial Deal è la strategia europea mirata a coniugare competitività industriale e decarbonizzazione, prevedendo anche un uso più mirato e flessibile degli aiuti di Stato per sostenere la transizione.

In una nota, la vicepresidente esecutiva della Commissione UE per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, ha sottolineato l’importanza delle linee guida illustrate dall’esecutivo comunitario, che “mostrano anche le possibilità di aiuti di Stato che le autorità nazionali possono attuare direttamente, senza alcun coinvolgimento della Commissione”. Secondo Ribera, “ciò faciliterà il rapido accesso dei finanziamenti pubblici a chi ne ha bisogno”.

Le linee guida pubblicate lunedì, riuniscono, per la prima volta, le informazioni disponibili sugli aiuti di Stato al sostegno sociale e agli investimenti sociali, presentando i principali strumenti e misure di aiuto di Stato che consentono alle autorità nazionali di sostenere gli obiettivi sociali.

Tra i principali strumenti la Commissione cita quelli destinati agli aiuti destinati ai servizi pubblici essenziali, all’occupazione e alla formazione dei lavoratori svantaggiati o con disabilità, nonché agli interventi di efficienza energetica per le famiglie.

Per quanto riguarda i servizi di interesse economico generale che potrebbero beneficiare di aiuti di Stato, Bruxelles sottolinea che si tratta di servizi di interesse pubblico che il mercato da solo non sarebbe in grado di fornire affatto o non nella forma desiderata in termini di qualità, sicurezza, accessibilità economica, parità di trattamento o accesso universale. Tra gli esempi citati da Bruxelles figurano i servizi di edilizia sociale e a prezzi accessibili e l’assistenza sanitaria.

Altro punto riguarda il lavoro, in particolare gli aiuti per l’impiego di lavoratori svantaggiati o con disabilità, aiuti alla formazione e misure di diffusione della conoscenza a beneficio dei dipendenti. La Commissione cita anche il sostegno alle famiglie per l’adozione di misure di efficienza energetica al fine di agevolare la transizione verso un’economia a impatto climatico zero.

Bruxelles ha inoltre selezionato misure con benefici sociali, tra cui gli aiuti alle piccole e medie imprese (PMI) e alle startup. Come ricordato dalla Commissione UE, spesso PMI e startup faticano ad avere accesso ai finanziamenti e tale situazione ostacola sia le imprese stesse sia il raggiungimento di obiettivi economici e sociali più ampi da parte degli Stati membri.

La guida fornisce inoltre informazioni generali sulle misure di sostegno pubblico che non costituiscono aiuti di Stato e spiega quali tipi di aiuti di Stato sono consentiti dalle norme dell’UE. Come ricorda la Commissione, le linee guida sono concepite come uno strumento dinamico, osservando che “saranno aggiornate ogni volta che cambierà il quadro europeo sugli aiuti di Stato”. Un primo adeguamento è previsto con la revisione del regolamento generale di esenzione per categoria, che individua le categorie di aiuto che gli Stati membri possono concedere senza dover ottenere preventivamente l’autorizzazione della Commissione.

La pubblicazione degli orientamenti rientra negli impegni assunti dalla Commissione con il Clean Industrial Deal, che affianca agli obiettivi di competitività e decarbonizzazione una dimensione sociale. L’obiettivo è aiutare i governi a progettare misure capaci di accompagnare la transizione, sostenendo la riqualificazione dei lavoratori, l’occupazione di qualità e l’accesso a servizi essenziali e alloggi a prezzi sostenibili.

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