Il tema della sicurezza e delle migrazioni è al centro del dibattito, anche alla luce dei risultati elettorali in Sassonia-Anhalt, e aiuta a mettere in evidenza le contraddizioni dei partiti nazionalisti.
Nella conferenza stampa congiunta i premier di Italia e Belgio, Meloni e De Wever – anche lui esponente dei Conservatori e riformisti a livello europeo, anche se solitamente con posizioni molto più europeiste rispetto a Meloni – si sono soffermati sul tema delle migrazioni e della sicurezza. Giorgia Meloni ha rivendicato l’azione del suo governo a difesa dei confini, peccato che tutti i dati mostrino un completo fallimento. Meloni ha attaccato Sanchez su Ceuta, ma in Italia arrivano molti più migranti che in Spagna. Inoltre, il visto per entrare in Europa ad uno dei principali sospettati del tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia è stato rilasciato dall’Italia, che è tra i Paesi europei che continua a dare più visti ai russi, e che si è opposta al divieto dei visti per gli ex combattenti russi in Ucraina.
In pratica, rispetto ai migranti sparge retorica nazionalista e securitaria, attacca le politiche spagnole, ma in realtà ha risultati peggiori nel controllo degli arrivi e ha previsto di regolarizzare lo stesso numero di migranti di Sanchez. E intanto, in nome del turismo, non affronta una minaccia reale – quella russa – e continua a dare visti che permettono di far entrare in Europa persone che mettono davvero a repentaglio la sicurezza europea. Eppure, da anni subiamo attacchi ibridi da parte della Russia continuamente, come ha dichiarato recentemente il ministro degli esteri Tajani. I russi hanno violato lo spazio aereo e fatto attacchi negli aeroporti europei. Abbiamo espulso due addetti dell’ambasciata russa che avevano corrotto 2 ex funzionari dei nostri servizi di sicurezza per avere informazioni riservate e così via.
Così l’Italia è il ventre molle dell’UE. I nazionalisti usano una retorica patriottarda sulla sicurezza, i migranti, la difesa dei confini, mentre fanno entrare potenziale minacce reali alla sicurezza dell’Italia e dell’Europa, che poi viene usata come capro espiatorio per ogni cosa.
Colpisce che lo stesso fanno altre forze, ad esempio nel commentare il risultato di Alternative fur Deutschland in Sassioni-Anhalt. Ognuno dà la colpa di tale successo all’UE, o meglio a qualcosa che l’UE ha fatto e che a loro non piace. Così per Calenda la responsabilità è del Green Deal. Per Conte è delle politiche di riarmo. E così via. Sarebbe il caso che i partiti – a livello nazionale o europeo – si chiedessero cosa hanno sbagliato loro, per permettere a una forza così estremista, di affermarsi, anche se per ora solo in un piccolo lander. Molto più facile dare la colpa a qualche cosa che l’UE fa, per poter continuare a fare come si è sempre fatto.
Ma il problema è ciò che l’Europa non fa, a causa di quelle forze politiche che oggi si lamentano del successo di AfD, che come ogni partito di protesta e anti-sistema cresce quando le istituzioni non riescono a fornire risposte alle esigenze dei cittadini, che oggi hanno giustamente paura per il loro futuro. Perché ci sono le guerre in Ucraina e Medio Oriente. L’ordine mondiale crolla e gli Stati nazionali europei sono troppo piccoli per contribuire a costruire un ordine mondiale nuovo, diverso, pacifico, cooperativo. L’Unione Europea potrebbe provarci, se avesse una politica estera e di difesa. Che non ha, perché gli Stati membri non hanno voluto dargliela, ostinandosi a mantenere il voto all’unanimità e a non dare all’Unione poteri in questi campi.
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I cittadini hanno paura per il loro futuro economico. Subiscono la crisi economica, specialmente nell’ex Germania dell’Est. Vedono il costo dell’energia alle stelle – a causa delle crisi internazionali, non certo del Green Deal, visto che gli stati che hanno investito di più sulle rinnovabili ora hanno il costo più basso dell’energia. Il problema è la dipendenza dal gas e dal petrolio, non il Green Deal. Ma in materia energetica – sugli approvvigionamenti e il mix energetico – la competenza è esclusivamente nazionale. Non facciamo gli acquisti in comune, non abbiamo una griglia energetica europea – misure che potrebbero dimezzare il costo dell’energia – né una riserva strategica europea come gli Stati Uniti e la Cina, che quindi gestiscono meglio la crisi.
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Il problema non è quello che l’Unione fa, ma quello che non riesce a fare. Per colpa dei partiti al governo, dei partiti e dei leader che si dicono europeisti, ma poi inseguonoe le forze nazionaliste e non danno all’UE i poteri per rispondere alle esigenze dei cittadini. Così crescono i partiti nazionalisti antisistema di destra e di sinistra. Con il paradosso che mentre propongono una retorica nazionalista, sono la quinta colonna delle forze esterne all’Europa che vogliono dividerla per spartirsene le spoglie. Infatti i russi e il movimento MAGA di Trump sono entusiasti del successo di AfD, e sostengono le forze nazionaliste, contrarie all’UE. Perché l’Unione può tenere loro testa sul piano commerciale ed economico agli Stati Uniti, e creare una difesa europea ed una vera deterrenza verso la Russia. Cose che i singoli Stati membri non saranno mai in grado di fare. Così i nazionalisti sono in realtà il cavallo di Troia di Putin, di Trump, e talvolta di Xi Jinping, cioè degli stati di dimensioni continentali che ambiscono una leadership globale. A tal fine vogliono drenare risorse dall’Europa – il più gande centro di ricchezza accumulata al mondo – ognuno con i suoi mezzi: militari la Russia, finanziari ed economici la Cina, entrambi gli Stati Uniti di Trump, con i dazi e le minacce sulla sicurezza europea.
Finché i partiti cercheranno di trarre un vantaggio politico individuale dal successo di AfD, cercando come sempre di dare la colpa all’UE, invece di crea un governo federale in grado di agire, la crescita dei partiti nazionalisti e antisistema di destra e sinistra sarà inevitabile.

