L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov sta cercando capitali statunitensi per costituire un fondo dedicato alla tecnologia della difesa, con l’obiettivo dichiarato di creare e gestire direttamente aziende impegnate nello sviluppo di nuove armi per la resistenza ucraina contro la Russia. Lo ha reso noto in un’intervista concessa al Financial Times e pubblicata domenica 30 agosto, la prima da quando è stato rimosso dal governo di Kyiv lo scorso 16 luglio.
Nel colloquio con il FT, Fedorov ha anche detto di essere pronto ad aiutare gli Stati Uniti a costruire un “esercito di droni”, in cambio della fornitura di missili intercettori per i sistemi Patriot necessari a Kyiv per superare l’inverno. “Sono pronto a fare questo scambio”, ha dichiarato al giornale britannico.
Secondo quanto riferito al FT, Fedorov è in trattativa con “un numero elevato” di potenziali investitori, tra venture capitalist, investitori privati e società tecnologiche statunitensi, interessati all’innovazione ucraina in campo militare. Non sono stati resi noti importi obiettivo, una valutazione del fondo o una tempistica per il lancio.
Un fondo “oltre il venture capital”
Fedorov ha descritto l’iniziativa come qualcosa che va oltre un tradizionale fondo di venture capital: secondo quanto riportato dal FT, il veicolo non si limiterebbe a investire in startup ucraine già esistenti, ma potrebbe costituire esso stesso nuove società per sviluppare tecnologie ritenute decisive per la resistenza contro l’invasione russa. “Stiamo scrivendo una nuova storia della guerra”, ha detto Fedorov al giornale.
L’ex ministro ha indicato tre priorità iniziali: la robotica da campo di battaglia, per ridurre la dipendenza di Kyiv dal numero di soldati schierati al fronte; droni intercettori ad alta velocità e basso costo, pensati per contrastare i nuovi droni d’attacco russi a propulsione jet; e missili a basso costo dotati di intelligenza artificiale. Secondo Fedorov, prototipi di intercettori ad alta velocità sono già stati testati sul campo in Ucraina e potrebbero essere prodotti su scala con un sostegno finanziario adeguato.
Fedorov non ha specificato al FT quale ruolo intenda avere nella gestione del fondo, né se prevede di trarne un beneficio economico personale. Ha aggiunto che, qualora il conflitto si protraesse per altri due o tre anni, come ritiene probabile, il fondo continuerebbe a sviluppare “soluzioni” per il campo di battaglia, offrendo agli investitori accesso alle lezioni apprese da Kyiv in tre anni e mezzo di guerra ad alta intensità.
Il licenziamento di luglio e le proteste
Fedorov, 35 anni, è stato il ministro della Difesa più giovane nella storia dell’Ucraina, in carica per soli sei mesi prima di essere rimosso dal presidente Volodymyr Zelensky il 16 luglio, nell’ambito di un più ampio rimpasto di governo. Zelensky ha motivato la decisione con la mancata soluzione dei problemi legati alla mobilitazione militare e con un contrasto ritenuto insanabile tra Fedorov e il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky.
La rimozione ha innescato proteste in diverse città ucraine, tra cui Kyiv e Leopoli, in quella che è stata definita una delle più ampie mobilitazioni pubbliche dall’inizio dell’invasione russa. Pochi giorni dopo le proteste, Zelensky ha sostituito anche Syrsky, affidando il comando delle forze armate al generale Mykhailo Drapatyi, ma senza reintegrare Fedorov, il cui posto al ministero della Difesa è stato poi assegnato in via permanente a Yevhen Khmara, già alto funzionario dei servizi di sicurezza ucraini.
Il ruolo di consulente a Roma e le polemiche a Kyiv
Fedorov ha rifiutato l’offerta di restare nella squadra di governo come consigliere e ha da allora rotto la prassi che vieta ai funzionari ucraini di criticare pubblicamente il potere in tempo di guerra. Venerdì 28 agosto, dopo un incontro a Roma con il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha annunciato di aver accettato il ruolo di consulente per l’innovazione della Difesa italiana, incarico che svolgerà a titolo gratuito e a distanza, senza trasferirsi in Italia. Secondo quanto riferito da Crosetto, il confronto ha riguardato in particolare droni, sistemi unmanned e difesa aerea. Fedorov ha definito la collaborazione una “partnership strategica” e ha detto di aver ricevuto proposte simili anche da altri Paesi, non ancora rese pubbliche.
L’annuncio ha suscitato irritazione tra parte della politica e della società civile ucraina, compresi alcuni ambienti che avevano sostenuto Fedorov dopo il suo licenziamento. Il deputato di opposizione Oleksiy Goncharenko, che presiede una commissione parlamentare d’inchiesta, ha scritto sul social X che il ruolo italiano di Fedorov potrebbe comportare “un rischio di fuga di conoscenze sulle nostre tecnologie militari più avanzate”. Fedorov ha replicato al FT che la collaborazione con la Difesa italiana potrebbe aprire nuovi spazi di cooperazione con un Paese dotato di capacità di difesa aerea di cui l’Ucraina è carente, e ha detto di voler cercare ruoli di consulenza analoghi anche con altri partner, citando come possibilità Francia e Stati Uniti. Ha rifiutato di confermare al FT se durante la trasferta di Washington incontrerà esponenti dell’amministrazione Trump.
L’allarme sulla guerra e la richiesta di elezioni
Nei giorni precedenti l’intervista al FT, Fedorov aveva già suscitato polemiche in Ucraina affermando che il Paese sta “gradualmente, lentamente perdendo” la guerra, un giudizio che contrasta con le sue stesse dichiarazioni della primavera scorsa, quando sosteneva che Kyiv avesse invertito l’andamento del conflitto a proprio favore. Al FT ha spiegato che la situazione “può cambiare di mese in mese”, segnalando negli attacchi aerei russi delle ultime settimane, sempre più intensi nell’uso di missili e droni avanzati, la sfida più urgente per l’Ucraina. “Se ora non rispondiamo a questi problemi, ci distruggeranno”, ha detto.
Il 18 agosto Fedorov aveva pubblicato un video in cui chiedeva nuove elezioni presidenziali in Ucraina, pur in tempo di guerra, sostenendo la necessità di preservare un “processo pienamente democratico”. Al FT ha precisato che l’appello non è diretto contro Zelensky né contro una persona specifica, ma riguarda la necessità di “aggiornare il sistema operativo dello Stato”; si è rifiutato di dire se l’invito alle elezioni equivalga di fatto a una richiesta di sostituzione del presidente.
Fedorov ha detto di restare in contatto diretto con Elon Musk, pur senza confermare al FT un incontro negli Stati Uniti né commentare il contenuto dei loro colloqui. Zelensky ha chiesto a Musk l’autorizzazione a utilizzare droni equipaggiati con terminali Starlink contro i lanciatori di missili balistici russi fino a 200 chilometri all’interno del territorio russo: secondo persone a conoscenza della vicenda citate dal FT, Musk si sarebbe detto in passato disponibile a consentire l’uso di Starlink oltre il confine ucraino, ma avrebbe indicato che la decisione finale spetta alla Casa Bianca. Musk e SpaceX non hanno risposto alle richieste di commento del FT.
Secondo Fedorov, l’intensificazione degli attacchi ucraini a lungo raggio contro il territorio russo resta la via più praticabile per costringere il presidente russo Vladimir Putin a porre fine alla guerra, a condizione di un maggiore investimento nelle armi impiegate per condurli. “Ci servono più droni jet, ci servono missili economici, ci servono missili con intelligenza artificiale”, ha detto al FT. “Con Putin non si può dialogare in nessun altro modo […] Lui capisce solo la forza.”

