Francia, Spagna e Italia affrontano una nuova escalation degli incendi, alimentati dalle temperature elevate, dalla siccità e da condizioni meteorologiche che rendono le fiamme difficili da contenere. I roghi hanno già provocato vittime, evacuazioni e la distruzione di vaste aree, costringendo i governi a mobilitare esercito e protezione civile e Parigi e Madrid a chiedere l’intervento del Meccanismo unionale di protezione civile.
Il fronte più preoccupante è al momento quello francese, dove l’incendio divampato in Gironda si è avvicinato a Bordeaux. La gravità della situazione ha spinto il presidente Emmanuel Macron ad assumere direttamente la guida della cellula interministeriale di crisi.
Dalle dieci di questa mattina, per la prima volta da quando è iniziata questa situazione di crisi, è il presidente francese Emmanuel Macron a presiedere di persona la cellula interministeriale riunita a Parigi per fare il punto sugli incendi che stanno devastando il sud-ovest del Paese. Le due riunioni precedenti erano state guidate dal primo ministro Sébastien Lecornu; l’Eliseo ha fatto sapere che l’ultima volta in cui un capo di Stato francese aveva assunto direttamente la regia di un vertice di questo tipo risaliva al 2022, durante un’altra estate particolarmente impegnativa sotto il profilo degli incendi. Il livello del vertice riflette la gravità di quanto accade sul terreno: il rogo che divampa nella Gironda da mercoledì scorso ha già bruciato 42.000 ettari ed è arrivato a soli 15 chilometri da Bordeaux, al punto che il Comune starebbe valutando l’ipotesi, mai presa in considerazione finora, di un’evacuazione totale della città e dei suoi 270.000 abitanti.
La notizia è decisamente rilevante in quanto segna una novità netta rispetto a quanto visto finora in questa stagione: non si tratta più soltanto di zone rurali o boschive, ma di un’area urbana di un milione e mezzo di abitanti, ed è la prima volta che l’evacuazione totale di una grande città europea viene messa concretamente sul tavolo per un incendio boschivo. Ciò permette di verificare se, come e con quale efficacia l’Unione riesce a rispondere quando due Stati membri chiedono assistenza nello stesso momento attraverso lo stesso Meccanismo di protezione civile.
Da quando, una settimana fa, i fronti più critici erano circoscritti soprattutto alla Spagna, la situazione non ha fatto altro che aggravarsi: nei giorni successivi le fiamme hanno raggiunto anche Francia e Italia, causando le prime tre vittime della stagione tra i soccorritori — due pompieri in Francia, uno in Sicilia — mentre la Spagna dichiarava lo stato di emergenza nazionale nelle regioni di Madrid e Ávila. Da lì si è arrivati al punto attuale: il ministro dell’Interno francese Laurent Núñez ha reso noto che dall’inizio dell’anno sono già andati in fumo 115.000 ettari in tutto il Paese, definendo il fronte della Gironda “estremante virulento e imprevedibile”. Parigi ha mobilitato anche l’esercito, con un aereo militare A400M impiegato sul posto, e ha annunciato l’invio di un milione e mezzo di mascherine FFP2 per proteggere la popolazione dal fumo; Macron ha promesso che il governo “sarà presente per tutto il tempo necessario”.
Sul lato spagnolo, il primo ministro Pedro Sánchez ha reso noti numeri che raccontano la rapidità dell’escalation: gli ettari bruciati nel Paese sono passati da 130.000 a 150.000 in meno di 24 ore, un ritmo che porta il bilancio 2026 a superare di sei volte quello, già drammatico, del 2025. Un nuovo fronte si è aperto nei pressi di Valencia, dove un incendio ha causato una vittima prima di essere riportato sotto controllo. Il Re Felipe VI e la regina Letizia hanno visitato gli sfollati ospitati a Villamanta, mentre il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha definito complessa la situazione nell’area madrilena.
Anche in Italia l’attenzione resta elevata. Secondo le previsioni del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi Effis, elaborate sulla base dei dati satellitari di Copernicus, dal 31 luglio è atteso un rischio elevato nelle regioni centro-meridionali. Le aree più esposte saranno inizialmente Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna e parte della Sicilia, mentre dai primi giorni di agosto il pericolo dovrebbe estendersi anche a Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise.
A livello europeo, nei prossimi giorni il rischio resterà particolarmente alto nella Spagna interna e in Grecia, oltre che in alcune aree dell’Ungheria, della Slovacchia e della Germania occidentale. In Francia è prevista una temporanea attenuazione, prima di un possibile nuovo aumento del pericolo all’inizio di agosto.
La macchina europea si mette in moto su due fronti in contemporanea
La situazione degli incendi in Francia e Spagna “non è sotto controllo”, ha avvertito un portavoce della Commissione europea in un briefing. I roghi, che hanno costretto oltre 300 mila persone a lasciare le proprie abitazioni, risultano particolarmente difficili da spegnere perché interessano anche aree urbane, residenziali e industriali. “La priorità è salvare beni e persone, data la gravità della situazione”, ha spiegato il portavoce. In Francia le fiamme hanno bruciato oltre 42 mila ettari, mentre in Spagna le superfici percorse dal fuoco sono circa 80 mila.
Nei giorni scorsi sia Parigi che Madrid hanno attivato il Meccanismo Unionale di Protezione Civile che ha visto l’UE dispiegare in Francia sette aerei, quattro elicotteri e un ufficiale di collegamento della Commissione, inviato a Bordeaux per assistere le autorità nazionali. Per la Spagna sono stati mobilitati sei aerei e tre squadre terrestri specializzate nella lotta agli incendi boschivi. Le operazioni sono sostenute anche dalle mappe satellitari del programma europeo Copernicus.
Il Meccanismo unionale di protezione civile coordina la risposta comune alle emergenze e coinvolge, oltre ai 27 Stati membri, diversi Paesi partecipanti, tra cui Norvegia, Islanda, Turchia, Ucraina, Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali. La gestione operativa è affidata al Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea, l’Ercc, che monitora le crisi 24 ore su 24 e attiva l’assistenza quando le capacità nazionali risultano insufficienti.
La risposta si articola su più livelli: le risorse offerte dagli Stati partecipanti, la riserva di squadre e mezzi dell’European Civil Protection Pool e la capacità strategica rescEU, che dispone di 22 aerei e cinque elicotteri antincendio. Per la stagione estiva l’UE ha inoltre preposizionato oltre 770 vigili del fuoco provenienti da 14 Paesi nelle aree considerate maggiormente a rischio, tra cui Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Cipro. Una squadra specializzata dell’Ercc segue costantemente l’evoluzione degli incendi e coordina l’analisi dei rischi e delle operazioni sul campo.
A rendere ancora più difficile la gestione del fronte che minaccia Bordeaux è la natura stessa dell’incendio, che secondo i pompieri francesi ha generato un pirocumulonembo — un temporale che si autoalimenta con le proprie fiamme, capace di generare venti e fulmini imprevedibili. Il portavoce della Federazione nazionale dei vigili del fuoco francesi, Eric Brocardi, ha paragonato la situazione a “un David contro Golia”, spiegando che per domare il fronte servirebbero piogge intense per tre giorni consecutivi, oppure che i soccorritori riescano a spingerlo verso un punto in cui possa esaurirsi da solo, come il mare. Sul terreno sono già impegnati 2.500 pompieri, 18 mezzi aerei e 1.500 militari nella sola Gironda, che finora non sono riusciti a evitare la distruzione di 240 abitazioni.
Nelle prossime ore si capirà se la cellula di crisi guidata da Macron porterà a decisioni operative diverse rispetto ai vertici precedenti, e se il Comune di Bordeaux arriverà davvero a disporre l’evacuazione della città. Le previsioni meteo non promettono tregua: una nuova ondata di calore è attesa da martedì, con temperature che in alcune aree potrebbero salire fino a 40 gradi (fonte: BBC). Resta da vedere se questo ulteriore innalzamento renderà necessario un nuovo rafforzamento della flotta rescEU, in un’estate che, seppur considerando solo Francia e Spagna, ha già costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case.
[con un’aggiunta di Simone Cantarini]

