Due comizi conclusivi, nella stessa città e a poche ore di distanza, hanno restituito ieri sera (22 ottobre) l’immagine di una Serbia profondamente polarizzata. In piazza Slavija, nel centro di Belgrado, decine di migliaia di studenti e cittadini hanno sostenuto la Lista degli Studenti, nata dal movimento di protesta che da quasi due anni chiede un cambiamento politico e istituzionale. A Novi Beograd, nella sala sportiva Ranko Žeravica, Aleksandar Vučić ha invece mobilitato i sostenitori del Partito Progressista Serbo (SNS | PPE), presentando le elezioni di domenica (25 ottobre) come una battaglia per la difesa del Paese contro un presunto attacco organizzato dall’estero.

Le elezioni anticipate rappresentano il test più importante per Vučić e per il suo partito dalla conquista del potere nel 2012. La consultazione arriva dopo quasi due anni di proteste innescate dal crollo, il 1° novembre 2024, di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, la cui ristrutturazione era stata voluta dal governo, che provocò la morte di 16 persone. Da allora, la mobilitazione studentesca è cresciuta trasformando una richiesta iniziale di trasparenza e di un’indagine indipendente in una più ampia contestazione del sistema politico e istituzionale.

Sono 6.450.523 gli elettori registrati e 18 le liste in competizione, nove delle quali rappresentano minoranze nazionali. Per la prima volta, il movimento studentesco si presenta direttamente alla prova elettorale su scala nazionale, sostenendo candidati provenienti in larga parte dalla società civile e privi di precedenti incarichi politici.

“La vittoria chiama” gli studenti

A Slavija, il messaggio dominante è stato quello della possibilità di una svolta. “La vittoria chiama” hanno scandito i manifestanti, mentre la piazza e le strade circostanti si riempivano di persone arrivate da diverse parti della città e del Paese. Nei giorni precedenti, tre colonne di studenti e cittadini avevano raggiunto Belgrado provenendo dai vari angoli del Paese portando striscioni con i messaggi “La vittoria arriva da est”, “La vittoria arriva da ovest” e “La vittoria arriva da nord”.

Secondo le prime stime, alla manifestazione hanno partecipato oltre 100.000 persone, anche se l’Archive of Public Gatherings, organizzazione indipendente, ne ha stimate 150.000 persone. Sul palco sono saliti tutti i candidati della Lista degli Studenti, che hanno pubblicamente giurato di rispettare la Costituzione e le leggi serbe, oltre al programma politico del movimento.

Giustizia, istruzione, sanità, economia, infrastrutture, pianificazione urbana, agricoltura, diritti dei lavoratori, tutela ambientale e libertà dei media sono stati tra i temi affrontati, insieme alla questione del Kosovo. Insomma, l’antitesi rispetto alla Serbia di Vučić. Per gli studenti, infatti, queste elezioni non rappresentano soltanto una competizione tra liste, ma una scelta tra due modelli politici contrapposti. “Serbia o mafia, libertà o schiavitù, prosperità o decadenza”, hanno dichiarato.

La Serbia è tutta da ricostruire ma non può farlo con il nazionalismo di Vučić

Vučić promette “amore per la Serbia”

A pochi chilometri di distanza, la narrazione era radicalmente diversa. Vučić, dopo essersi dimesso dalla presidenza per guidare la lista di SNS aspirando al ruolo di primo ministro, ha scelto di intervenire personalmente all’ultimo appuntamento elettorale a Novi Beograd, nonostante il partito avesse già tenuto il comizio conclusivo ufficiale a Niš il giorno precedente.

L’ex presidente ha presentato la competizione come una battaglia per la sopravvivenza politica e nazionale della Serbia, accusando i suoi avversari di essere sostenuti dall’estero. “Ingenti somme di denaro sono entrate nel Paese”, ha dichiarato Vučić, sostenendo che la Serbia sarebbe stata attaccata “con miliardi di euro”. Secondo il leader di SNS, il suo schieramento avrebbe risposto all’offensiva con “un programma e amore per la Serbia”, senza ricorrere alla violenza.

Nel suo discorso, Vučić ha promesso di concentrarsi, in caso di vittoria, sull’aumento del tenore di vita, delle pensioni, degli stipendi e del salario minimo, oltre che sugli investimenti nella sanità, nell’approvvigionamento idrico, nelle infrastrutture e nell’istruzione. Ha inoltre accusato gli avversari di non avere proposte concrete e ha ribadito la propria immagine di politico impegnato nella lotta alla criminalità.

Durante il comizio, quando alcuni sostenitori hanno reagito alle menzioni delle attiviste per i diritti umani Nataša Kandić e Sonja Biserko intonando “Ustaše”, termine con cui si faceva chiamare il più estremo movimento nazionalista croato durante la Seconda guerra mondiale e che oggi viene utilizzato a Belgrado per accusare gli “anti-serbi”, i traditori della patria. Vučić è intervenuto per fermare i cori, ripetendo: “No, no! Noi non siamo come loro”.

Il leader di SNS ha quindi invitato i propri sostenitori a recarsi alle urne domenica e a votare per la sua lista, promettendo che dopo il voto avrebbe “teso la mano” agli avversari, ma aggiungendo che non avrebbe dimenticato quanto accaduto negli ultimi due anni. Come durante l’intera campagna elettorale del partito, Vučić ha dominato la scena. La competizione è stata infatti fortemente personalizzata attorno alla sua figura, nonostante formalmente il voto riguardi l’elezione del Parlamento.

L’APCE in Serbia denuncia una campagna elettorale altamente polarizzata

Il resto del mondo osserva con preoccupazione

Oltre all’estrema polarizzazione, segnalata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, a pesare sulle elezioni sono anche le preoccupazioni relative alle condizioni in cui si è svolta la campagna. Ventiquattro organizzazioni della società civile hanno denunciato, in una dichiarazione congiunta, l’assenza di libertà dei media, le pressioni sugli attivisti e la violenza esercitata dalle forze dell’ordine durante le proteste.

Anche il voto della diaspora è diventato un tema controverso. Circa 100.000 cittadini serbi residenti all’estero si sono registrati per votare, più del doppio rispetto alle elezioni del 2023. In alcune città, tuttavia, non saranno aperti seggi e le modalità di voto hanno suscitato critiche.

In questo contesto entra in gioco anche l’Unione europea, di cui la Serbia – malgrado le sempre più evidenti violazioni dei diritti umani basilari degli ultimi anni – rimane un Paese candidato. Nel Midday Briefing di oggi (23 ottobre), la Commissione ha dichiarato che “L’Unione seguirà con attenzione la situazione in vista delle elezioni. Devono essere organizzate elezioni libere e corrette, in linea con gli standard europei. Ci aspettiamo che tutti i Paesi, compresi i Paesi candidati e quelli potenziali candidati, si impegnino in modo costruttivo e trasparente nei confronti degli osservatori elettorali”.

La missione internazionale di osservazione nelle elezioni serbe sarà massiccia. Si stima che centinaia di osservatori saranno impegnati nel monitoraggio delle operazioni elettorali e delle procedure di voto. La delegazione più rilevante sarà quella dell’ODIHR – l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE – ma saranno cospicue anche quella del Parlamento europeo e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Un movimento di protesta nato dai rappresentanti di una generazione che cercano un ruolo nella vita politica, chiedono che le loro voci siano ascoltate e propongono una transizione tutt’altro che facile da un lato. Dall’altra parte, lo status quo, con tutte le limitazioni ai diritti e alle libertà che si assume la responsabilità di imporre in nome di un presunto sviluppo o di una presunta sicurezza e che, di fronte agli “affronti” subiti, potrebbe scegliere di diventare ancora più repressivo. Queste sono in sintesi le due possibili direzioni che si presenteranno davanti ai cittadini serbi domenica. E l’esito è tutt’altro che scontato.

In foto: La piazza di Belgrado a sostegno della Lista degli Studenti nella serata del 22 ottobre 2026 [Jafi, X]

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