La Commissione europea prepara una revisione delle regole bancarie per favorire la crescita di gruppi capaci di operare realmente su scala continentale e competere con i maggiori istituti internazionali. Bruxelles punta a ridurre gli ostacoli nazionali alle fusioni e alle attività transfrontaliere, consentire un uso più efficiente di capitale e liquidità all’interno dei gruppi e semplificare un quadro normativo considerato eccessivamente complesso. È quanto emerge dalla comunicazione sulla competitività del settore bancario europeo adottata venerdì 17 luglio dall’esecutivo comunitario. Le prime proposte legislative sono attese nel primo trimestre del 2027 e dovrebbero modificare una parte dell’attuale quadro prudenziale e regolamentare.

“Far circolare i capitali è il modo in cui faremo crescere l’Europa”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in una nota diffusa dall’esecutivo UE. “La nostra Unione dei risparmi e degli investimenti ha bisogno di un settore bancario forte e competitivo al suo centro. La comunicazione di oggi rappresenta un passo chiaro in questa direzione, ricalibrando il nostro approccio al rischio e consentendo crescita e innovazione, mantenendo al tempo stesso la stabilità finanziaria”, ha aggiunto.

Il progetto si inserisce nella più ampia agenda europea per la competitività elaborata sulla base delle indicazioni contenute nei rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi. L’obiettivo di Bruxelles è costruire un settore bancario più integrato, efficiente e competitivo, in grado di finanziare innovazione, transizione pulita, difesa e altre priorità strategiche europee. La Commissione ritiene tuttavia necessario trovare un migliore equilibrio tra la capacità degli istituti di assumere rischi prudenti e la necessità di preservare la resilienza del sistema finanziario.

Il mercato bancario resta diviso lungo i confini nazionali

Il primo problema individuato dalla Commissione è la persistente frammentazione del mercato bancario europeo. Nonostante l’esistenza del mercato unico e dell’Unione bancaria, molti gruppi continuano a incontrare ostacoli quando cercano di operare, riorganizzare le proprie attività o utilizzare le risorse finanziarie oltre i confini nazionali.

Secondo Bruxelles, questa situazione impedisce alle banche dell’Unione di raggiungere dimensioni sufficienti per competere nei principali segmenti del mercato globale e limita la possibilità di ottenere economie di scala attraverso le attività transfrontaliere.

La Commissione intende quindi ridurre sia le barriere prudenziali sia quelle di natura non prudenziale. Una delle ipotesi centrali riguarda la possibilità per i gruppi bancari transfrontalieri di utilizzare capitale e liquidità con maggiore flessibilità all’interno dell’Unione.

Gli istituti potrebbero così trasferire le risorse eccedenti verso le attività nelle quali risultano più produttive, senza compromettere il finanziamento delle economie locali e mantenendo le garanzie necessarie per la stabilità finanziaria sia a livello europeo sia nei singoli Stati membri.

Bruxelles intende inoltre intervenire con maggiore rapidità contro gli ostacoli nazionali alle fusioni bancarie, ricorrendo in modo più deciso agli strumenti di enforcement e alle procedure di infrazione.

“Saremo più incisivi: agiremo più rapidamente e applicheremo questi strumenti in un numero maggiore di ambiti”, ha affermato la commissaria europea ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, presentando la comunicazione. È “molto importante che le stesse regole, concordate da tutti, siano attuate in modo armonizzato in tutta l’UE”, ha aggiunto.

Albuquerque non ha voluto commentare casi specifici. Interpellata in particolare sulla vicenda UniCredit-Banco Bpm, rispetto alla quale Bruxelles è intervenuta soltanto nella fase finale dell’offerta e ha avviato una procedura sull’utilizzo del golden power da parte del governo italiano, la commissaria ha ricondotto la questione al ruolo generale della Commissione come custode dei Trattati.

“Quando diciamo che utilizzeremo maggiormente gli strumenti di enforcement, parliamo dell’obbligo e del dovere della Commissione, in quanto custode dei Trattati, di assicurare che la legislazione sia applicata fedelmente in tutti i settori”, ha spiegato.

“Quando vediamo che uno Stato membro non rispetta le regole, oltrepassa o utilizza impropriamente i propri poteri, oppure dispone di una legislazione incompatibile con le norme europee, dobbiamo agire”, ha sottolineato Albuquerque. La Commissione, ha concluso, “utilizzerà al meglio questo strumento in futuro”.

Il messaggio segnala la volontà di Bruxelles di affrontare non soltanto gli ostacoli tecnici alla creazione di gruppi bancari paneuropei, ma anche gli interventi dei governi nazionali diretti a condizionare o bloccare operazioni di consolidamento considerate politicamente sensibili.

La maggiore circolazione interna delle risorse resta però un tema delicato per le autorità nazionali, che temono che il capitale raccolto in un Paese possa essere spostato verso altre controllate del gruppo durante una crisi. In questo contesto, la comunicazione adottata da Bruxelles cerca quindi di accompagnare la maggiore integrazione con un rafforzamento delle garanzie comuni.

Un nuovo sistema europeo di tutela dei depositi

La Commissione annuncia in particolare l’intenzione di proporre un meccanismo comune di protezione dei depositi più semplice ed efficace per i Paesi dell’Unione bancaria. Il nuovo progetto dovrebbe sostituire la proposta del 2015 relativa al Sistema europeo di assicurazione dei depositi, rimasta bloccata per anni a causa delle divisioni tra gli Stati membri.

Il nuovo meccanismo dovrebbe basarsi sulle reti di sicurezza europee e nazionali già esistenti, che secondo la Commissione risultano ora pienamente finanziate. L’obiettivo è aumentare la fiducia reciproca tra le autorità di vigilanza e ridurre la necessità per i singoli Stati di trattenere capitale e liquidità all’interno dei confini nazionali.

Bruxelles intende inoltre rafforzare il monitoraggio delle norme contro il riciclaggio e di quelle sulla protezione dei consumatori, verificando più attentamente la loro applicazione nei diversi Stati membri. Una maggiore convergenza dovrebbe rendere più semplice per le banche offrire servizi in altri Paesi dell’Unione.

Revisione dell’applicazione degli standard di Basilea III

Il secondo fronte riguarda il modo in cui gli standard bancari internazionali di Basilea III sono stati recepiti nell’ordinamento europeo.

Nella comunicazione, la Commissione ribadisce l’impegno dell’Unione ad applicare gli standard internazionali, ma riconosce che la loro trasposizione non tiene sempre adeguatamente conto delle caratteristiche specifiche del sistema bancario europeo, basato in misura maggiore rispetto ad altri mercati sul finanziamento dell’economia attraverso il credito bancario.

Bruxelles intende quindi riesaminare l’applicazione di alcuni standard che, in determinati casi, potrebbero limitare la capacità degli istituti di concedere prestiti. L’obiettivo dichiarato è preservare condizioni di concorrenza equilibrate a livello internazionale senza penalizzare le banche europee rispetto ai concorrenti globali.

La Commissione valuterà anche possibili modifiche ad alcune norme prudenziali e di governo societario, adattandole meglio alla dimensione degli istituti, ai loro modelli di attività e alle operazioni svolte.

Il quadro dovrebbe funzionare in modo più proporzionato sia per i grandi gruppi internazionali sia per gli istituti più piccoli e regionali, evitando che obblighi concepiti per le banche sistemiche vengano applicati con la stessa intensità a realtà meno complesse.

Capitale, risoluzione e obblighi di segnalazione

Il terzo pilastro della comunicazione riguarda la semplificazione normativa. Secondo la Commissione, l’interazione tra regole microprudenziali, strumenti macroprudenziali, procedure di risoluzione e obblighi di segnalazione ha prodotto un sistema troppo complesso e oneroso.

Bruxelles intende semplificare la struttura complessiva dei requisiti patrimoniali, il cosiddetto “capital stack”, e armonizzare ulteriormente le riserve macroprudenziali imposte alle banche per affrontare rischi sistemici o specifici dei singoli mercati nazionali.

Sono previste anche la standardizzazione e la razionalizzazione dei requisiti di capitale utilizzati nelle procedure di risoluzione delle crisi bancarie, oltre a una semplificazione dei relativi processi.

La Commissione propone inoltre di rivedere criteri e soglie utilizzati per identificare le banche definite “piccole e non complesse”, in modo da adattare meglio gli obblighi regolamentari alle loro effettive dimensioni e attività.

L’esecutivo comunitario sostiene che la competitività richieda anche un cambiamento culturale nel settore bancario, orientato verso un’assunzione di rischio responsabile e misurata. La semplificazione non dovrebbe tuttavia tradursi in un indebolimento delle garanzie introdotte dopo le precedenti crisi finanziarie.

Proposte legislative nel 2027

Nella nota, la Commissione europea precisa che nei prossimi mesi continuerà a raccogliere osservazioni da parte degli Stati membri, delle autorità di vigilanza, delle banche e degli altri soggetti interessati.

Nel primo trimestre del 2027 Bruxelles presenterà un pacchetto legislativo per modificare il quadro normativo bancario e tradurre in misure operative gli orientamenti contenuti nella comunicazione. Parallelamente, la Commissione invita governi, autorità di supervisione e industria bancaria ad adottare iniziative proprie per aumentare la competitività del settore.

La riforma rappresenta uno dei pilastri dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, la strategia con cui Bruxelles vuole convogliare una quota maggiore dei risparmi europei verso investimenti produttivi.

[a cura di Simone Cantarini]

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