La strada dell’Ucraina verso l’Unione europea è ormai “irrevocabile”. Ad annunciarlo è stato l’eurodeputato tedesco Michael Gahler (CDU | PPE), intervenuto nella plenaria del Parlamento europeo per presentare il rapporto sull’allargamento dell’Unione a Kyiv, di cui è relatore. La commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos ha garantito che il processo di adesione resterà sottoposto a una rigorosa vigilanza, mentre la destra di ECR, ESN e PfE ha espresso, per motivi diversi, scetticismo rispetto alla prospettiva di adesione.

“Vogliamo che il processo di adesione giunga a termine, e lo vuole la stessa Ucraina. Non saranno i comportamenti della Russia, di hitleriana o staliniana memoria, a interromperlo”, ha dichiarato Gahler. Secondo il relatore, Kyiv è consapevole delle riforme ancora necessarie per rafforzare lo Stato di diritto, a partire dal sistema giudiziario, che dovrà diventare più trasparente e accessibile anche ai giovani laureati. Per raggiungere questo obiettivo, ha aggiunto, sarà fondamentale garantire il pieno funzionamento delle autorità anticorruzione.

L’eurodeputato ha chiarito che l’adesione dell’Ucraina avverrà per appartenenza reciproca ma non potrà essere automatica. Kyiv dovrà infatti rispettare i criteri stabiliti dall’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea. Una linea ribadita anche dalla commissaria Kos, che ha definito il percorso di adesione un processo “rigoroso, giusto e basato sul merito”.

Kos ha ricordato come la questione dell’integrazione europea dell’Ucraina sia centrale fin dal primo giorno dell’invasione russa. La guerra, ha spiegato, non riguarda soltanto il controllo di determinati territori, ma anche il tentativo russo di impedire a Kyiv di scegliere autonomamente il proprio futuro europeo. La commissaria ha quindi collegato il tema dell’allargamento a quello della sicurezza europea, sottolineando come Mosca punti a indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

“Sono stata a Danzica, alla Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, dove ho incontrato numerose aziende ucraine impegnate nel settore militare. Ho visto un’industria evoluta, con grandi capacità di innovazione, in grado di contribuire alla preparazione europea”, ha dichiarato Kos. “Sicurezza e ampliamento sono quindi due facce della stessa medaglia. Un’Europa che vuole essere forte e sicura deve avere una strategia chiara sull’allargamento”.

La commissaria ha poi riconosciuto gli sforzi compiuti da Kyiv nel percorso di adesione, evidenziando progressi in 27 dei 33 capitoli analizzati. “Servono ulteriori sforzi, soprattutto per far avanzare le riforme dell’amministrazione pubblica. L’ho detto chiaramente in tutti gli incontri avuti a Danzica”, ha aggiunto Kos, auspicando che i cinque cluster negoziali ancora non aperti possano essere avviati il prima possibile. “Il mio augurio non riguarda soltanto l’Ucraina – ha concluso – perché l’allargamento è sempre un vantaggio per l’Unione”.

Dal dibattito parlamentare è emerso un sostegno prevalentemente favorevole alla futura adesione ucraina. I più convinti sono stati il gruppo centrista di Renew Europe, che ha ribadito la necessità di avviare rapidamente i negoziati e di risolvere eventuali divergenze con Kyiv attraverso il dialogo, e il centrosinistra di S&D, che ha confermato il proprio sostegno, insistendo però sulla necessità di una vigilanza europea approfondita.

Dai banchi dei socialisti è arrivato inoltre un appello all’unità e alla determinazione del Parlamento europeo su tutti i dossier del caso, dall’adesione ucraina alle flotte ombra utilizzate dalla Russia, fino al controllo sull’esportazione di beni a duplice uso. Il centrosinistra ha inoltre invitato a non normalizzare le relazioni con Mosca finché la Russia non rispetterà l’integrità territoriale e l’autonomia dell’Ucraina.

Più prudente la posizione del Partito Popolare Europeo, il gruppo più numeroso del Parlamento europeo. Il PPE ha ribadito il proprio sostegno a Kyiv nella guerra contro Vladimir Putin e la disponibilità a sostenere il popolo ucraino “per tutto il tempo necessario”, ma ha anche lanciato un monito al governo ucraino.

“Sono fondamentali le riforme, il sostegno allo Stato di diritto e il contrasto alla corruzione: nessun euro può essere dato a chi froda la legge. Ma sono altrettanto importanti i valori europei: non si può glorificare chi emargina le minoranze o chi esalta il genocidio. Se si vuole fare parte della nostra comunità, bisogna aderire ai valori sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea”, ha dichiarato il gruppo.

Il riferimento appare rivolto alla decisione del governo ucraino di intitolare un’unità militare all’Esercito insurrezionale ucraino (UPA), organizzazione nazionalista attiva durante la Seconda guerra mondiale. La scelta ha riacceso le tensioni con Varsavia, che durante la Seconda guerra mondiale subì pesanti perdite a causa delle azioni di quel battaglione, e irrigidito notevolmente i rapporti tra il presidente polacco Karol Nawrocki e l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky.

La vicenda è stata al centro della narrativa del gruppo di destra ECR, l’unico che l’ha presa a riferimento per esprimere scetticismo sulle prospettive di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Secondo i Conservatori, è inaccettabile che Kyiv abbia compiuto tale gesto non curandosi della reazione della Polonia, uno dei Paesi membri che più ha sostenuto l’Ucraina dall’inizio della guerra, anche nell’accoglienza dei rifugiati.

Il gruppo ha riconosciuto i progressi compiuti dalle riforme ucraine, ma ha sottolineato che la glorificazione di organizzazioni responsabili di crimini di guerra rappresenterebbe un ostacolo al percorso europeo. Il principio ribadito da ECR è che soltanto il rispetto reciproco tra Stati membri e candidati possa permettere la costruzione di un futuro comune.

Per gli altri due gruppi della destra europea, PfE ed ESN, le criticità sono invece di natura differente. I Patrioti per l’Europa hanno posto l’accento sulle conseguenze economiche della guerra, ricordando come l’inflazione e l’aumento dei costi energetici abbiano già avuto un impatto sulla vita dei cittadini europei, e hanno quindi espresso preoccupazione per gli effetti che l’ingresso dell’Ucraina potrebbe avere sulla coesione interna dell’Unione, soprattutto nei Paesi membri più piccoli e nei settori economici più esposti.

ESN ha invece concentrato la propria critica sul tema della corruzione, definita dal gruppo ancora troppo diffusa in Ucraina. Secondo il gruppo di destra radicale, Bruxelles dovrebbe interrogarsi sulle conseguenze di un’eventuale adesione di un Paese in cui tali problemi non siano stati pienamente risolti. Per ESN, Kyiv deve prima adeguarsi agli standard europei e l’Unione non può aprire negoziati con un Paese che non rispetti pienamente le proprie regole.

A sinistra dello spettro politico, i Left hanno spostato il dibattito su un piano diverso, ponendo al centro la dimensione sociale e umanitaria della guerra. Il gruppo ha denunciato la pressione sui diritti sociali in Ucraina, la persistente corruzione e la perdita di fiducia nelle istituzioni, chiedendo perché il dibattito europeo continui a concentrarsi prevalentemente sulle forniture militari.

“Parliamo di persone”, è stato il richiamo della sinistra, sottolineando come sia in Ucraina sia in Russia migliaia di cittadini cerchino di sottrarsi al conflitto e come la coscrizione obbligatoria abbia coinvolto sempre più giovani. Per il gruppo, la solidarietà europea deve tradursi prima di tutto nella tutela dei diritti umani e nella ricerca della pace.

I Verdi europei hanno invece posto l’accento sulla resilienza dimostrata dall’Ucraina durante la guerra. Il gruppo ha evidenziato come Kyiv abbia sviluppato maggiori capacità militari, riuscendo a colpire infrastrutture energetiche russe e a esercitare pressione sull’economia e sulla macchina bellica di Mosca. Secondo i Verdi, l’Europa si trova davanti a un passaggio decisivo e deve mantenere il proprio sostegno all’Ucraina affinché il conflitto possa concludersi nel rispetto della sua sovranità.

“L’Ucraina sta portando avanti le riforme in circostanze tutt’altro che normali”, ha ricordato dopo la carrellata dei gruppi la commissaria Kos, sottolineando che non è possibile valutare Kyiv con gli stessi parametri applicati ai Paesi in condizioni di pace. Bruxelles, ha assicurato la commissaria, continuerà a monitorare attentamente il rispetto degli impegni assunti.
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