La Colombia è l’ultimo Paese a svoltare ufficialmente a destra in America Latina, con l’elezione dell’avvocato milionario e uomo d’affari, Abelardo de la Espriella detto “El tigre”. Amico di Trump e di Milei, il neoeletto presidente colombiano ha già ricevuto gli auguri dai leader conservatori, tra questi anche Giorgia Meloni.
“Colombia ecco il tuo Tigre, ecco il tuo Presidente!” ha annunciato Abelardo de la Esperilla parlando alla folla, protetto da un vetro antiproiettile. Il candidato di destra ha vinto con poco più di 250mila voti – ossia lo 0.96% – di differenza sull’avversario Ivan Cepeda, il senatore socialista e difensore dei diritti umani.
Ancora una volta a pesare è il voto dei residenti all’estero. Sul totale dei voti di scarto più dei due terzi provengono dai colombiani residenti all’estero che hanno votato al 63,7% per El Tigre. Cepeda è pronto a fare ricorso: pur riconoscendo il risultato parziale dei voti, ha affermato che “gli avvocati stanno procedendo a contestare 33.000 seggi elettorali in tutto il paese”.
Non si sono fatti aspettare gli auguri dei leader della destra mondiale, a partire dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che ha commentato sul suo social Truth: “Ha vinto. ALLA GRANDE!”. Anche il Segretario di Stato, Marco Rubio, si è congratulato per i risultati, definendo l’amministrazione “impaziente” impaziente di lavorare insieme per “porre fine all’immigrazione illegale negli Stati Uniti”.
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Questa mattina su X, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto i complimenti ad Abelardo de la Espriella, promettendo una collaborazione con l’Italia per “la crescita economica, la stabilità e la sicurezza internazionale e per rafforzare la cooperazione nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali transnazionali”, per poi concludere con un invito: “ti aspetto in Italia”.
“Effetto Milei”, così il Presidente dell’Argentina ha definito la tendenza dei Paesi del Centro e Sud America ad allontanarsi dalle storiche posizioni socialiste, e, in un altro post, ha lanciato un commento che suona come un patto: “Il leone (Milei) e la Tigre (de la Espriella) ruggiscono in America Latina”.
Anche la futura presidente del Perù, Keiko Fujimori, ha parlato di “nuovi venti” che spirano in America Latina, ed ha ricordato il sostegno che de la Espriella le aveva offerto durante le elezioni nel vicino andino. “Un abbraccio fraterno a tutto il popolo colombiano” ha concluso la candidata.
Chi è El Tigre
Abelardo de la Espriella, avvocato penalista di 47 anni, non ha alcuna esperienza politica alle spalle e rivendica questo suo essere un “outsider”. Uomo d’affari, vicino a Trump – dal quale ha ottenuto un endorsement in campagna elettorale – si è candidato per riportare ordine nel Paese.
“Lotta per la patria” e “difensore della patria” sono stati i suoi slogan in campagna elettorale e i punti principali del suo programma incentrato sulla lotta al narcotraffico che si propone di combattere con un “pugno di ferro”. Fra le promesse ci sono anche misure a difesa del capitale privato e del settore petrolifero, nonché sostegno alla famiglia tradizionale e alle radici cattoliche. Queste ultime sono questioni particolarmente complicate per il leader colombiano, che dieci anni fa si era dichiarato “ateo convinto” e che, in passato, ha sostenuto l’adozione per le coppie omosessuali.
In ogni caso, le sue posizioni si allineano perfettamente con quelle dei colleghi in Argentina e in Perù, dove Keiko Fujimori guida i risultati parziali delle elezioni, in un mosaico politico che sta portando l’America Latina a tingersi di rosso MAGA.
Anche dal punto di vista economico le proposte di de la Espriella si avvicinano molto alle politiche trumpiane: El Tigre ha, infatti, promesso di eliminare “nove o dieci” ministeri – dei diciannove esistenti – e di tagliare il 40% dell’apparato statale.
Un Paese ancora in fiamme
Il neoeletto Presidente erediterà un Paese ancora lacerato dalle piaghe della guerra civile e ben lontano dalla pacificazione promessa nel 2016.
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A fine maggio, pochi giorni prima del primo turno delle elezioni presidenziali, nel dipartimento di Guaviare – poco lontano dalla capitale – sono morte oltre cinquanta persone negli scontri a fuoco tra due gruppi dissidenti delle ex Forze armate rivoluzionare della Colombia (Farc) in una guerra per il controllo del traffico di droga e delle miniere della regione. Nonostante resti in vigore l’accordo di pace del 2016 tra governo e Farc, diverse fazioni lo hanno respinto e continuano i combattimenti. Inoltre, nelle aree rurali operano ancora gruppi paramilitari di destra, nati negli anni Ottanta in funzione anti-guerriglia e legati all’esercito.
A ciò si aggiungono anche altissimi tassi di omicidi stimati in 25 ogni 100mila abitanti dalla Banca mondiale, contro una media Ue di meno di uno. Fra le categorie più bersagliate si trovano attivisti o politici: 187 le vittime nel 2025.


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