Vanno avanti da oltre una settimana gli scrutini delle schede elettorali in Perù per le elezioni del Presidente della Repubblica, mancano ancora 1,5% delle schede e lo scarto fra i due candidati è di poco più di diciottomila voti.
Gli ultimi numeri mostrano Keiko Fuijmori (Fuerza Popular) in vantaggio rispetto al candidato socialista Roberto Sánchez (Juntor por el Peru) con soli 18,470 voti – pari allo 0,1% del totale dei voti, ma i numeri cambiano ogni giorno. Devono ancora essere scrutinate le schede delle aree più interne del Paese, notoriamente con una inclinazione socialista.
Fino a qualche giorno fa Sánchez era in vantaggio, ma poi i voti dei cittadini residenti all’estero hanno ribaltato la situazione. Il 63,2% dei peruviani fuori dal Paese hanno votato per la candidata conservatrice, a fronte del 36,8% dei voti ottenuti dai cittadini non espatriati.
Perù al ballottaggio: testa a testa tra Sánchez e Fujimori, mentre cresce l’incertezza
Sanchez lancia la colletta
Alla chiusura dei seggi entrambi i partiti stavano già presentando ricorsi per presunte irregolarità.
Poco dopo l’aggiornamento dei risultati con i voti esteri, il partito del candidato socialista Juntos por el Peru ha presentato un ricorso per annullare 2.400 seggi, di cui 1.751 fra Lima, Lambayeque, Amazonas e Áncash e 675 seggi negli Stati Uniti, sostenendo che ci sarebbero state irregolarità e manipolazioni dei verbali in favore del partito di Fujimori.
La Commissione elettorale speciale (JEE) ha subito dichiarato inammissibili le richieste, non per la denuncia in sé, bensì perché il partito si era dimenticato di allegare la ricevuta di pagamento della tassa che questa procedura comporta: 1.375 soles peruviani per domanda, circa 349 euro.
Sánchez ha quindi lanciato una colletta per raccogliere oltre 837.600 euro necessari per provare a vincere le elezioni.
Dal canto suo, anche Fuerza popular di Fujimori ha contestato oltre 7.000 voti nella regione andina di Puno, al confine con la Bolivia. “Se hanno dubbi su ciò che è accaduto a Puno, anche noi li abbiamo su quanto successo negli Stati Uniti e in Argentina” ha detto ai microfoni di Canal N Ernesto Zunini, segretario generale di Juntos por el Perú. “Che si ricontino i voti lì”.
Proteste in tutto il Paese
Nel fine settimana appena passato è stata convocata una mobilitazione nazionale dal partito di Sánchez e da diversi collettivi di cittadini contro il risultato elettorale. Lo slogan della manifestazione era “Keiko non ha vinto in Perù”, a significare che il vantaggio della figlia dell’ex dittatore si basa sui voti dei peruviani residenti all’estero.
Al grido di “El pueblo eligió!” sono sfilate per il centro di Lima centinaia di persone, con le magliette di JP, per rivendicare la vittoria elettorale.
Oltre a Lima si sono tenute proteste anche nelle aree più interne e del sud, le roccaforti che Sánchez ha ereditato dal suo predecessore Pedro Castillo. Tuttavia, il fatto che le proteste siano avvenute anche nella capitale rappresenta già di per sé un successo politico per il leader socialista che ha dimostrato all’avversaria di poter mobilitare le persone anche nella capitale dove il risultato di Fujimori è stato schiacciante – 64,5% a 35,4%.

