I politici in tutto il mondo sono bravissimi a fare promesse irrealizzabili, il cui conto prima o poi arriva sempre ai cittadini.
Donald Trump mostra che tutto il mondo è paese. Anche negli Stati Uniti i politici prendono in giro i cittadini. La promessa di dare 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno la maggioranza alla Camera e al Senato alle elezioni di Midterm mostra il suo disprezzo per l’intelligenza degli americani – oltre a configurarsi come voto di scambio.
Lo Stato sono i suoi cittadini. Per dare 5.000 dollari a ogni cittadino bisogna alzare le tasse per l’equivalente di 5.000 dollari per ogni cittadino. Oppure prenderli in prestito e lasciare questo debito alle generazioni successive. La promessa di Trump si può quindi tradurre in “ti regalerò cinquemila dollari tuoi o dei tuoi figli. Nel secondo caso tu dovrai solo pagarci sopra gli interessi”. Peraltro, il debito statunitense è talmente alto che oggi ogni cittadino americano adulto paga più di 5000 dollari l’anno di interessi sul debito federale.
Tutto questo sta suscitando ilarità in Italia e in Europa. Peccato che da noi i politici facciano la stessa cosa, ma con cifre minori. Dal bonus da €80 al super bonus 110%. Quante volte qualcuno ha promesso di cancellare l’IMU? Attualmente abbiamo un governo che in campagna elettorale aveva promesso di abolire le accise sul carburante. Non solo non sono state abolite, ma durante l’attuale crisi energetica non è stata nemmeno sospesa l’IVA su tali accise. E le misure volte a ridurle leggermente – solo per il diesel – vengono prorogate di pochi giorni ogni volta, mostrando quanto si poteva contare su tale promessa. D’altronde sono gli stessi che avevano promesso di abbassare le tasse mentre la pressione fiscale è salita al 43%.
Ogni cittadino nella sua vita individuale e familiare sa che non esistono pasti gratis. Bisogna pagare i beni che si acquistano e lavorare sodo e con costanza per raggiungere risultati solidi e duraturi. Se qualcuno promette di regalarci qualcosa ci insospettiamo e temiamo – a ragione – che dietro ci sia una truffa. Eppure quando si passa alla politica c’è sempre qualcuno che promette di avere pronta una soluzione straordinaria, una sorta di bacchetta magica, che in un colpo solo risolverà i nostri problemi. Tanto da poter offrire tasse più basse e servizi migliori, senza spiegare come potrebbero migliorare riducendo i finanziamenti ad essi destinati.
Altri fingono di non sapere che fare debito ha un costo. Un po’ come il gatto e la volpe con Pinocchio ci propongono l’albero degli zecchini. Ma i soldi non crescono sugli alberi. I debiti prima o poi vanno ripagati, e nel mentre ci si paga sopra gli interessi. L’Italia paga più di interessi (circa 3,8% del PIL) di quello che spende per la difesa. Eppure molti si lamentano della seconda, nonostante le tensioni internazionali, e non del debito. Inoltre, in una fase in cui la competizione mondiale per il capitale si intensifica – per finanziare la difesa gli investimenti in intelligenza artificiale la transizione ecologica digitale – e i tassi di interesse stanno salendo ovunque, e aggiungere debito è sempre più costoso. Tanto che è buffa la soddisfazione per la stabilità dello spread, perché legata a un aumento dei tassi di interesse del debito tedesco, di fatto implica che sta salendo l’interesse che paghiamo sul nostro enorme debito pubblico.
La stessa cosa accade quando le forze nazionaliste promettono di bloccare l’immigrazione, ma poi – opportunamente – regolarizzano 500 mila migranti di cui il nostro apparato produttivo ha bisogno. O quando attaccano la politica migratoria della Spagna come lassista, mentre nel 2025 sono arrivati in Italia quasi il doppio dei migranti che in Spagna. O quando promettono che nel XXI secolo – di fronte all’imperialismo estrattivo di Stati di dimensione continentale come Cina, Stati Uniti, e Russia – la sovranità nazionale sia lo strumento migliore per difendere i nostri interessi e valori. In nome della sovranità nazionale i 27 stati membri dell’Unione insieme spendono per la difesa il 30% degli USA con una capacità del 10%, perché abbiamo 130 sistemi d’arma rispetto ai 30 americani, con 27 difese nazionali, inefficienti e costose, invece di una difesa europea. Grazie alla sovranità nazionale paghiamo l’energia il doppio degli Stati Uniti, perché non abbiamo una griglia energetica europea – che secondo uno studio dello University College di Dublino abbasserebbe il costo del 32% – e non acquistiamo insieme l’energia, facendoci concorrenza tra Stati membri e alzando i prezzi; e non abbiamo una riserva strategica europea che ci protegga dalle crisi energetiche come quella attuale. Ogni anno 300 miliardi di risparmi europei vengono investiti nell’economia americana perché abbiamo voluto mantenere la sovranità nazionale sui mercati finanziari invece di creare un mercato unico dei risparmi e degli investimenti. E in nome della sovranità nazionale in materia fiscale rinunciamo a 250 miliardi l’anno di gettito fiscale aggiuntivo (secondo uno studio della Commissione del 2019, oggi forse sarebbero anche di più) che potremmo avere armonizzando l’aliquota fiscale sulle imprese al livello mediano europeo – cioè senza alzare il livello complessivo delle tasse – facendo così pagare anche le grandi multinazionali, spesso americane, che mettono la residenza fiscale in uno dei paradisi fiscali interni all’Unione Europea come Lussemburgo e Irlanda.
Naturalmente Trump è quello che le spara più grosse e in maniera più sfacciata. Ma facciamo attenzione anche agli altri apprendisti stregoni da questo lato dell’Atlantico che ci prendono per fessi.

