I grandi fondi speculativi hanno aumentato le loro scommesse al ribasso sul debito e sulle azioni dei principali costruttori automobilistici europei, secondo quanto riporta il Financial Times. Nel mirino ci sono Stellantis, Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, con posizioni corte in crescita sia sul fronte obbligazionario che azionario. La tesi condivisa dagli investitori è che le difficoltà del settore non siano cicliche ma strutturali, destinate a durare ben oltre la congiuntura attuale.
Le posizioni short nel comparto auto e componentistica sono cresciute del 35% dall’inizio dell’anno, raggiungendo il picco in aprile dopo l’imposizione dei dazi americani sulle importazioni europee. I dazi sulle auto europee, inizialmente fissati al 27,5%, sono stati successivamente ridotti al 15%, ma continuano a pesare sui conti delle case automobilistiche.
Sul fronte obbligazionario, i dati S&P Global Market Intelligence mostrano che un bond Stellantis da 800 milioni di euro con scadenza 2035 era il titolo più shortato tra i bond investment-grade europei a fine maggio, con oltre il 18% del titolo in prestito al 12 giugno, rispetto al 14% di inizio anno. I fondi stanno inoltre scommettendo al ribasso sul 7,2% di un bond Stellantis da 500 milioni con scadenza 2036 e sul 9,7% di un’obbligazione perpetua da 1,8 miliardi emessa a marzo. Anche Volkswagen figura tra i bersagli principali: le posizioni corte contro il suo bond subordinato perpetuo da 750 milioni sono passate da meno del 9% a inizio anno al 16,2% a giugno.
Tra i fondi più attivi nel settore figurano Marshall Wace, Millennium, Citadel e DE Shaw, con posizioni significative anche su Valeo, il gruppo francese di componentistica diventato uno dei titoli più shortati in Europa. Anche BlackRock ha aperto una posizione ribassista su Volvo Cars. Sul fronte azionario, le posizioni corte su Stellantis hanno raggiunto il 5,8% del flottante, rispetto all’1% di fine dicembre.
La pressione cinese è al centro delle preoccupazioni degli investitori. I costruttori cinesi hanno raggiunto l’8,6% del mercato automobilistico dell’Europa occidentale nel primo trimestre del 2026, quasi raddoppiando la loro quota rispetto all’anno precedente, mentre le vendite complessive di veicoli in Europa sono scese da 15,3 milioni nel 2019 a meno di 13 milioni nel 2025. BYD ha annunciato un piano da quasi 2 miliardi di euro entro la fine del 2027 per sviluppare in Europa l’infrastruttura per la sua ricarica rapida da cinque minuti, un segnale che l’espansione nel continente non è congiunturale.
Gli analisti di settore descrivono un divario tecnologico crescente: il ritmo con cui i costruttori cinesi aggiornano i loro modelli, integrando tecnologie di batteria e funzionalità software sempre più avanzate, rende difficile per i concorrenti europei tenere il passo con cicli di sviluppo molto più lenti.
Sul fronte dei conti, i danni sono già visibili: Stellantis ha registrato un impatto da 300 milioni di euro legato ai dazi nel secondo trimestre, mentre Volkswagen ha subito un impatto da 1,3 miliardi e ha tagliato le previsioni insieme a Porsche e Mercedes-Benz. Gli analisti stimano che i principali costruttori tedeschi perderanno oltre 10 miliardi di euro di flussi di cassa nel corso dell’anno.
Le risposte dell’industria si muovono su più fronti. Stellantis ha ampliato la sua partnership strategica con il produttore cinese Leapmotor, aprendo la strada alla produzione in Europa di un modello per il mercato locale a partire dal 2028. Ford è in trattativa con Geely per un’alleanza europea, mentre Volkswagen ha dichiarato di essere aperto alla condivisione delle fabbriche europee sottoutilizzate con marchi cinesi. A maggio 2026, Stellantis e Dongfeng hanno siglato un accordo di investimento da oltre un miliardo di euro per produrre veicoli elettrici Peugeot e Jeep a Wuhan. Parallelamente, Stellantis, Volkswagen e Renault hanno chiesto all’Ue l’introduzione di obiettivi “Made in EU” che premino i produttori che mantengono la produzione nel continente.


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