La crisi energetica sopraggiunta in seguito alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha portato a una crescita significativa dell’interesse per le auto elettriche, non solo in Europa, ma anche in India. Nel Paese asiatico, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio dal Medio Oriente che in questo mese sono cresciuti di quasi il 50%, i distributori di carburante hanno aumentato i prezzi alla pompa dopo quattro anni di sostanziale stabilità, secondo quanto riporta l’emittente BBC.

In risposta all’impennata dei prezzi e al rischio concreto, per l’India, di dover affrontare una crisi energetica prolungata, il primo ministro indiano Narendra Modi, già a metà maggio, si era rivolto alla popolazione indiana esortandola a lavorare maggiormente da casa, a evitare viaggi all’estero non necessari, ad acquistare meno oro e a consumare meno carburante.

Tale scenario di incertezza energetica ed economica si è rivelato un fattore predominante nell’aumento della popolarità di mercato delle auto elettriche. A confermare questa tendenza ci sono anche i dati citati dal Financial Times: Mahindra e Tata Motors, che insieme coprono quasi due terzi del mercato indiano dei veicoli elettrici e circa un quarto delle vendite complessive di automobili nel Paese, stanno valutando un aumento della capacità produttiva per rispondere alla crescita della domanda.

Alcune analisi di mercato hanno riportato che il settore delle auto elettriche ha registrato una solida crescita del 25% nell’anno conclusosi a marzo 2026, mentre all’inizio di quest’anno i veicoli elettrici hanno superato l’importante soglia del 5% nel mercato indiano delle autovetture – una cifra spesso considerata un punto di svolta per l’adozione di massa. La transizione sta accelerando in particolare nella fascia delle auto di grandi dimensioni con un prezzo superiore a 10.481 dollari, dove un veicolo su dieci venduto è ora elettrico. I veicoli elettrici a tre ruote e le moto rappresentano già oltre il 30% e il 15% delle vendite nelle rispettive categorie.

Questi dati positivi non rappresentano però una completa novità nel settore. Già nel 2025, infatti, secondo l’International Energy Agency, la quota delle auto elettriche a batteria sul totale delle vendite di auto elettriche era salita al 65%, invertendo la tendenza osservata nei due anni precedenti.

Rimanendo nella specificità del caso indiano, oltre all’avvicendamento del conflitto in Iran, altri elementi hanno contribuito al cambio di rotta. A contribuire maggiormente sono le future norme regolamentari, note come CAFE-3, la cui entrata in vigore è prevista a partire da aprile del prossimo anno e resteranno in vigore fino a marzo 2032. La bozza di regolamento mira a ridurre le emissioni di carbonio delle automobili da 113 a 76 g/km entro il 2032, per un calo complessivo del 33%.

Inoltre, a differenza della situazione attuale, le sanzioni previste dal CAFE-3 potrebbero essere effettivamente riscosse. Inoltre, anche singole città-stato come Delhi hanno recentemente pubblicato bozze di politiche che propongono di eliminare gradualmente i motori a combustione interna convenzionali e di sospendere le immatricolazioni di nuovi veicoli a due e tre ruote dotati di tali motori entro il 2027.

Nonostante i segnali incoraggianti, l’India non è però ancora particolarmente competitiva a livello internazionale. Osservando altri scenari, è infatti riscontrabile che la diffusione dei veicoli elettrici nel settore delle autovetture in Cina ha registrato un’accelerazione molto maggiore, passando dal 5,7% del 2020 al 53,3% del 2025. L’Unione Europea si attesta al 20% e gli Stati Uniti all’8%. Inoltre, in altri casi, tra cui quello del Nepal, la crescita, attestata attorno al 10%, è stata persino più rapida rispetto a quella registrata nei tre principali mercati dei veicoli elettrici.

Allo stato attuale, diverse criticità strutturali impediscono uno sviluppo maggiore del mercato indiano in ambito. Una delle problematicità maggiori è rappresentata dalle infrastrutture di ricarica. Negli ultimi tre anni, il numero di stazioni di ricarica pubbliche è passato da 2.000 a oltre 10.000, ma la loro distribuzione è disomogenea a livello regionale.

Anish Shah, amministratore delegato di Mahindra, ha ribadito al FT che lo sviluppo delle infrastrutture necessarie sta entrando in un circolo vizioso, in cui l’infrastruttura viene realizzata solo quando c’è domanda. Anche l’“ansia da autonomia”, ossia il timore che la carica della batteria non sia sufficiente a completare un viaggio, rimane un fattore deterrente fondamentale nell’acquisto di auto elettriche.

Infine, va considerata la forte dipendenza dell’India dall’approvvigionamento globale delle terre rare impiegate nella produzione di batterie. Sebbene il governo abbia annunciato un piano per potenziare la produzione locale, il monopolio è prevalentemente cinese con circa il 70-80% della raffinazione del litio e del cobalto e quasi il 90% della separazione delle terre rare sotto il controllo di Pechino.

Articolo scritto da Emma Bellon

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