I Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle loro riserve strategiche, cedendo così alle crescenti pressioni del presidente statunitense Donald Trump. L’amministrazione USA stava facendo da giorni pressioni sui principali Paesi europei per liberare almeno 100 milioni di barili di diesel in tempi rapidi, prospettando in caso contrario la possibilità di limitare le esportazioni americane del carburante.
Giovedì il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato ai giornalisti che la sua amministrazione “potrebbe” chiedere ai paesi europei di rilasciare le proprie scorte di gasolio, poco dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva esortato l’Europa ad attingere “immediatamente” alle proprie riserve. L’obiettivo di Trump è quello di abbassare gli elevati prezzi del diesel per gli automobilisti statunitensi in vista delle elezioni di medio termine di novembre, che determineranno il controllo del Congresso.
In una nota diffusa dopo un incontro in videoconferenza a livello di leader convocato dal presidente francese Emmanuel Macron, il G7 guidato da Parigi ha dichiarato l’immissione sul mercato 100 milioni di barili di prodotti raffinati, tra cui il gasolio, in coordinamento con l’Agenzia Internazionale dell’Energia, “alla luce delle continue pressioni del mercato in questo segmento”.
“Tenendo conto degli impegni già rispettati”, si legge nella nota che riferimento a una promessa fatta a marzo, “daremo seguito ai nostri impegni con un rilascio coordinato, tramite l’Agenzia internazionale per l’energia, di 100 milioni di barili (MB) a partire da subito, nell’arco di 4 mesi”, ma anche un coordinamento dei programmi di manutenzione delle raffinerie del G7 per prevenire arresti simultanei della capacità produttiva e, ove possibile, l’aumento dei tassi di utilizzo. I Paesi si impegnano anche a discutere “la possibilità di ulteriori rilasci di gasolio, se necessario”.
Nel comunicato congiunto, i leader dei Paesi del G7 incoraggiano inoltre la collaborazione con i Paesi che detengono significative capacità di raffinazione per incrementare la produzione globale di prodotti raffinati, in particolare di gasolio, alla luce delle continue pressioni di mercato in questo segmento.
Il G7 chiede all’Agenzia internazionale per l’energia di monitorare l’immediata e completa attuazione degli impegni assunti entro marzo 2026 e ribadisce l’impegno a non imporre restrizioni all’esportazione di energia e prodotti energetici tra i Paesi del G7.
In un post sul suo account Truth Social, successivo alla dichiarazione del G7, Trump ha affermato: “L’Europa ha appena accettato di rilasciare un’enorme quantità delle sue ingenti scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente. Grazie per l’attenzione che ci avete dedicato! Presidente DJT”.
Anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha accolto con favore le misure coordinate del G7, ringraziando Macron e precisando in un messaggio su X che i leader dell’UE torneranno su questo tema al Consiglio europeo in programma dal 15 al 16 ottobre. “Questa crisi sottolinea anche l’importanza di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili e di accelerare la transizione verso fonti energetiche nazionali”, ha aggiunto Costa.
Diesel, Trump alza la pressione sull’Europa. Parigi cerca il compromesso sulle riserve
Una crisi mondiale
A marzo, dopo il blocco dello Stretto di Hormuz avvenuto in seguito agli attacchi contro l’Iran lanciati da Stati Uniti e Israele, l’Europa si è impegnata a rilasciare 73 milioni di barili di carburanti raffinati nell’ambito di un rilascio strategico di 400 milioni di barili coordinato dall’IEA. Ad oggi gli USA hanno in gran parte completato la loro parte di tale programma, ma alcuni paesi europei non hanno ancora adempiuto ai loro obblighi.
Da diverse settimane, i prezzi del gasolio si mantengono al di sopra dei 200 dollari al barile negli Stati Uniti, in Europa e in Asia a causa di una serie di shock che hanno colpito le raffinerie di tutto il mondo, tra cui la guerra con l’Iran, il conflitto tra Russia e Ucraina e la decisione della Cina di limitare le esportazioni di carburante.
Mercoledì, PetroChina ha cancellato la maggior parte delle forniture di benzina e carburante per aerei previste per ottobre, molte delle quali concordate solo nelle due settimane precedenti. Secondo quanto riferito da Reuters, giovedì, le raffinerie cinesi hanno sospeso le esportazioni di carburante ovunque tranne che a Hong Kong e Macao, fino a nuovo avviso.
In una nota, il direttore dell’IEA, Fatih Birol, ha sottolineato che gli effetti della crisi dello Stretto di Hormuz sui mercati energetici restano particolarmente gravi, soprattutto per il diesel. Dei 400 milioni di barili messi a disposizione con l’azione collettiva dell’IEA annunciata l’11 marzo, circa 325 milioni di barili, oltre l’80%, sono già stati rilasciati, contribuendo secondo l’Agenzia a colmare il deficit di offerta e a rassicurare i mercati.
Il problema principale, ha spiegato Birol, riguarda ora soprattutto i prodotti raffinati: mentre le esportazioni di greggio dal Medio Oriente si sono significativamente riprese, ma “il flusso dei prodotti raffinati rimane fortemente limitato”. Secondo il direttore dell’IEA, a rendere più critica la situazione del diesel contribuiscono inoltre gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Il risultato è, secondo Birol, un mercato più ristretto e prezzi più elevati, con “rischi economici significativi.
La situazione europea delle scorte
Come confermato dai portavoce della Commissione europea durante il briefing di mezzogiorno di venerdì, al momento in UE non c’è un problema immediato di sicurezza degli approvvigionamenti. La Commissione ha confermato il 2 ottobre che la disponibilità di diesel in Europa resta stabile, anche se i prezzi sono elevati a causa della tensione sul mercato mondiale.
Il quadro è però meno rassicurante sul versante delle scorte commerciali e della capacità di aumentare ulteriormente l’offerta: nel principale hub europeo Amsterdam-Rotterdam-Anversa (ARA) le scorte commerciali sono inferiori alla media degli ultimi cinque anni, pur essendosi stabilizzate nelle ultime settimane. Inoltre, le raffinerie europee stanno già funzionando vicino alla capacità massima, lasciando quindi margini limitati per aumentare ulteriormente la produzione interna.
Il cuscinetto rimane costituito dalle scorte di emergenza: secondo gli ultimi dati Eurostat richiamati dalla Commissione, queste restano “a un alto livello” e disponibili in caso di interruzioni del mercato.
Prima la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022, e poi, in misura più consistente, la guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno spinto i Paesi europei a guardare anzitutto agli Stati Uniti per le proprie forniture di diesel, carburante fondamentale per molti settori, dai trasporti all’agricoltura e all’industria. Ad agosto, circa il 50% delle importazioni di diesel dell’UE proveniva dagli USA, nel tentativo di compensare il calo delle forniture provenienti dai Paesi del Golfo, come confermato dalla stessa Commissione UE.
Secondo dati di S&P Global Commodities at Sea, nel 2025 il Medio Oriente forniva all’Europa in media 519 mila barili al giorno di diesel, di cui 311 mila dalla sola Arabia Saudita e 110 mila dal Kuwait. Nel 2026 le forniture sono crollate, scendendo a 191 mila barili al giorno ad agosto e a 110 mila a settembre, quasi l’80% in meno rispetto alla media dello scorso anno.

