La Corte Suprema israeliana ha annullato venerdì 2 ottobre la decisione della Commissione elettorale centrale, stabilendo che la Lista Unita e Ra’am potranno partecipare alle elezioni della Knesset del 27 ottobre. La Corte ha inoltre revocato l’esclusione del deputato Ofer Cassif, pur prendendo le distanze dalle sue dichiarazioni, definite “oltraggiose” da tutti i giudici del collegio.
La Commissione elettorale centrale, presieduta dal giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, aveva votato il 23 settembre per estromettere dalla competizione sia Ra’am, guidato da Mansour Abbas, sia la Lista Unita, la coalizione composta da Hadash, Ta’al e Balad. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, la commissione aveva votato separatamente anche per l’esclusione del deputato di Hadash Ofer Cassif e del leader di Balad Sami Abu Shehadeh. Le contestazioni, basate sulla Legge fondamentale sulla Knesset, riguardavano la negazione di Israele come Stato ebraico e democratico, il sostegno alla lotta armata contro Israele e l’incitamento al razzismo. Nel caso di Cassif, la commissione aveva votato 19 a 5 a favore dell’esclusione, accogliendo una petizione del Likud che gli attribuiva il sostegno alla lotta armata contro lo Stato; l’Avvocato generale Gali Baharav-Miara si era invece opposta, sostenendo che le basi giuridiche non fossero sufficienti.
Mentre l’esclusione delle liste poteva essere contestata davanti alla Corte Suprema, le decisioni riguardanti i singoli candidati dovevano comunque essere sottoposte alla Corte per diventare definitive. L’organizzazione per i diritti umani Adalah aveva annunciato l’intenzione di impugnare tutte le esclusioni davanti alla Corte, definendo il procedimento della commissione “illegittimo e politico”.
La sentenza della Corte Suprema
La Corte ha respinto all’unanimità l’esclusione della Lista Unita, affermando che “il materiale presentato non soddisfa i criteri stabiliti dalla giurisprudenza per la squalifica di una lista di candidati”. Con la stessa unanimità ha bocciato anche l’esclusione di Ra’am. Per quanto riguarda Cassif, la decisione è stata presa con una maggioranza di sette giudici su nove, secondo quanto riportato dal Times of Israel: pur dicendo di “prendere le distanze dalle dichiarazioni e dalle azioni oltraggiose” del deputato, che “suscitano disgusto”, i giudici hanno stabilito che non fossero raggiunte le soglie fissate dalla precedente giurisprudenza per procedere alla squalifica.
Diverso il caso di Sami Abu Shehadeh, leader di Balad. Secondo quanto riferito dal Times of Israel, la Corte lo aveva invitato a ritirare la candidatura, lasciando intendere che altrimenti avrebbe confermato la sua esclusione. Il leader di Balad ha quindi deciso di ritirarsi prima del voto definitivo, pur mantenendo la guida del partito.
Il contesto
I cittadini arabi costituiscono circa un quinto della popolazione di Israele. Secondo Al Jazeera, Adalah ha documentato tentativi di escludere liste e candidati arabi dalle elezioni del 2003, 2013, 2015, 2020 e 2022. In queste occasioni, la Corte Suprema ha più volte annullato le decisioni della commissione elettorale, compreso il caso di Balad nel 2022 e quello dello stesso Cassif in vista delle elezioni del 2019. Alcuni commentatori citati da The National hanno osservato che leader di partiti della coalizione che chiedono regolarmente la distruzione e il ripopolamento di Gaza non sono mai stati sottoposti a tentativi analoghi di esclusione, parlando di un doppio standard nell’applicazione delle norme sulla squalifica elettorale.

