L’Europa sta attraversando tempi non facili. Tempi in cui da un lato le è dato di assistere alla ridefinizione dell’ordine globale, dall’altro, di domandarsi quale ruolo abbia in tutto questo. Un nuovo ordine che ha al centro il continente europeo. Un’Europa, per certi versi, assediata su più fronti. Pur volendo ammettere il contrario, quello che sta accadendo obbliga a dover valutare il tutto sotto un’altra prospettiva: l’Europa, così, fa fatica ad emergere. In queste fattezze, condizioni, volontà, essa non sussiste.

Con l’attacco all’Ucraina dalla Russia nel febbraio del 2022 il pulsante per il riavvio dell’ordine mondiale è stato premuto: un nuovo ordine è ormai in fase di ridefinizione. L’Europa si ritrova, così, nel bel mezzo di un uragano: saltato in aria l’assetto primordiale, lo sferrare di colpi da più parti sta facendo implodere la pace. E l’Europa, fin qui conosciuta, con il suo impianto liberale e democratico, appare fragile e sotto attacco: è attaccata nel cuore dei suoi valori dalla Russia; è attaccata nei suoi porti – come si è rischiato a Cipro a seguito della minaccia dell’Iran – ed è attaccata dai suoi stessi membri, quando minacciano di abbandonarla e continuano a porre veti per i nuovi entranti che, invece, non aspettano che di farne parte.

L’Europa è così interposta tra tre poli: la ridefinizione dell’Artico a occidente, la pressione esercitata ad oriente, la corrente distruttiva, dal basso, del Medio Oriente. A cavallo tra tre mondi, tra tre tempi, che rischiano di far scivolare in un caos apolare. L’Europa si ritrova costretta a domandarsi: che cosa fare? Cosa diventare per non essere travolta? Ma, soprattutto, quale Europa diventare? Un’Europa sicuramente capace di prendere in mano le redini dell’integrazione europea e di compattarsi in un unico blocco comune capace anche di difendersi da ogni attacco esterno. Il capitolo della difesa comune europea rimane un nodo fondamentale. Se l’Europa, fondata sulla pace e per la pace, sia pronta a dotarsi un corpo proprio in combinato con quello della NATO. La diplomazia, insieme alla deterrenza, sembra ormai essere l’unica via auspicabile a fronte di confini così fragili da essere sempre più friabili.

Il Medio Oriente, come una faglia, si staglia ai piedi dell’Europa aprendo una voragine, dove per non scivolare le è dato di aggrapparsi a ciò che le rimane del suo assetto precostituito. Allora l’Europa si deve domandare quale Europa vuole diventare. Composita di individualità culturali uniche nel proprio genere che ne fanno un patrimonio inestimabile e ineguagliabile rispetto a quello degli altri continenti. Ma deve anche interrogarsi quali logiche abbandonare, facendo degli strumenti a sua disposizione gli assi portanti. Direttive chiare che le permettano di tenere dritto il timone dinanzi alle intemperie delle furie imperiali. Un dovere politico, ma prima di tutto morale, di domandarsi quale mondo preservare e quale riergere dopo la ridefinizione dell’ordine globale. Perché i movimenti carsici, sottostanti al substrato culturale europeo capaci di mutare l’orografia del territorio globale, possono essere lenti e richiedere anni, differentemente alle fratture improvvise dovute alla tettonica a zolle degli altri paesi che possono essere violente e creare crateri.

Per tale ragione l’Europa deve avere il coraggio di osare lanciando il cuore oltre l’ostacolo. Perché è stato già fatto nel 2004 con il grande allargamento, il ‘Big bang’, in cui entrarono 10 Paesi nell’architettura comunitaria. È ciò che è già accaduto, si può ripetere, con le necessarie garanzie e accortezze perché non sia un aggravio né per i Paesi membri, né tantomeno per i nuovi entranti. L’Europa deve avere il coraggio di abbandonare la logica dei veti incrociati per poter darsi quell’unità che le è richiesta nel gioco delle potenze globali. Allargare non è indebolire, ma è rinsaldare, dando all’Unione finalmente le sembianze di un unico blocco solidale, così da rafforzare i confini esterni a cui nessun o potrà più attentare.

*Giulia Mirra è capo segreteria della presidenza dell’Iniziativa Centro-Europea (InCE).

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