L’Ungheria volta progressivamente pagina rispetto alle politiche dell’era Orbán. Il Parlamento ungherese ha approvato martedì 13 ottobre una modifica sostanziale della controversa legge del 2021 sulla “protezione dei minori”, considerata discriminatoria nei confronti della comunità Lgbtq+.
La normativa, introdotta durante il governo di Viktor Orbán, prevedeva restrizioni alla “rappresentazione” o alla “promozione” della diversità sessuale e di genere nei contenuti accessibili ai minori. In pratica, anche i libri che affrontavano questi argomenti con contenuti adeguati all’età dei lettori potevano essere commercializzati soltanto in confezioni sigillate, accompagnate da apposite avvertenze.
Secondo i critici, la legge contribuiva a stigmatizzare le persone omosessuali, associando implicitamente l’omosessualità alla pedofilia. Il 21 aprile scorso, anche la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che la normativa violava il diritto dell’UE, compresi i valori fondamentali sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea.
L’emendamento approvato martedì elimina le disposizioni che vietavano la rappresentazione o la promozione della diversità sessuale e di genere nei contenuti destinati ai minori, mantenendo le tutele contro i materiali considerati gravemente dannosi per il loro sviluppo. Il provvedimento è stato approvato con il sostegno della maggioranza di governo, con 139 voti favorevoli e 51 contrari.
Péter Magyar pone fine al mandato del presidente Tamás Sulyok tramite un emendamento costituzionale
Il voto rappresenta una delle prime significative inversioni di rotta rispetto alle politiche del precedente governo ed è una diretta conseguenza della vittoria di Péter Magyar alle elezioni parlamentari dello scorso aprile, che hanno posto fine a 16 anni di governo Orbán.
Magyar, pur essendo anch’egli un conservatore e sostenitore di una linea dura sull’immigrazione, ha promesso di rompere con alcune delle politiche più controverse del suo predecessore, in particolare quelle riguardanti i media, la magistratura e i diritti della comunità Lgbtq+.
Il nuovo premier si è inoltre impegnato a contrastare quella che definisce la dilagante corruzione e a smantellare le strutture autoritarie consolidate durante i governi di Orbán.
“Accogliamo con favore questo importante segnale di impegno verso i nostri valori comuni”, hanno dichiarato in una nota congiunta i commissari europei Michael McGrath e Hadja Lahbib.
Sempre martedì, il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera allo sblocco di 4,2 miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria, ponendo fine alle misure adottate nel 2022 nell’ambito del meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto. La decisione, distinta dalla revisione della legge anti-Lgbtq+, è arrivata dopo una serie di riforme anticorruzione e sulla trasparenza introdotte dal nuovo governo, che hanno portato la Commissione europea a proporre la revoca delle restrizioni lo scorso 23 settembre.
[a cura di Simone Cantarini]

