L’Europa sta valutando nuovi strumenti commerciali per ridurre la sua dipendenza dalla Cina e diversificare le sue fonti di approvvigionamento. Il messaggio è stato lanciato dal commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, nell’intervento pronunciato lo scorso 5 giugno al Forum sulla sicurezza economica di Bruxelles organizzato dallo European Policy Center. “La diversificazione richiede uno strumento dedicato”, ha affermato Šefčovič, sottolineando che l’UE sta attualmente utilizzando “in modo più incisivo” gli strumenti a sua disposizione”.

“Il modello che ho in mente è l’Unione dell’energia, un’impresa cruciale per l’Europa”, ha affermato il responsabile commerciale dell’UE, citando un’iniziativa da lui stesso guidata in passato per rompere la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia dopo l’annessione della Crimea da parte di Vladimir Putin nel 2014.

“Laddove esistono lacune, stiamo anche sviluppando nuovi strumenti… La diversificazione ora richiede uno strumento dedicato”, ha precisato il commissario UE al Commercio.

Nel suo intervento Šefčovič ha ricordato che la situazione in cui versa l’Unione europea che sta accumulando deficit commerciali con Pechino che si aggira a circa 1 miliardo di euro al giorno, definendolo “chiaramente insostenibile”.

Negli ultimi cinque anni, il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina nei beni è aumentato in modo significativo, fino a raggiungere nel 2022 un picco vicino ai 400 miliardi di euro. A fronte di questo squilibrio, il surplus europeo nei servizi resta limitato, mentre gli stock netti positivi di investimenti diretti esteri non hanno registrato una crescita tale da riequilibrare il rapporto economico complessivo.

In particolare, l’UE è stata colpita nel 2025, quando Pechino ha rafforzato la sua presa sull’approvvigionamento delle cosiddette terre rare, utilizzate in numerose tecnologie civili e militari, arrivando a controllare circa il 90% della raffinazione globale e il 60% dell’estrazione mineraria mondiale.

“I recenti casi industriali, in particolare quelli relativi alle forniture di chip e terre rare, hanno rafforzato la mia convinzione che sia necessario un cambiamento radicale”, ha affermato Šefčovič. “Comprendiamo l’urgenza di reperire minerali critici, ma ogni settore ad alto rischio deve svincolarsi dalla dipendenza da un unico fornitore”, ha aggiunto.

Secondo il commissario UE al Commercio, “la sicurezza economica è una responsabilità condivisa” ed è necessario sostenere i comparti, con l’industria che “deve fare la sua parte”. Per il commissario “ciò significa diversificare rapidamente e strategicamente”, oltre a integrare il costo della resilienza nei modelli di business e trattare i rischi geopolitici per quello che sono: un rischio aziendale fondamentale”.

Uno dei casi emblematici è stato il braccio di ferro tra Pechino e l’azienda olandese di semiconduttori Nexperia controllata dal gruppo cinese Wingtech iniziato nell’autunno del 2025, dopo l’intervento del governo olandese, quando Aia ha assunto il controllo temporaneo della società a fine settembre 2025, per evitare il trasferimento di tecnologie e attività strategiche verso la Cina. La risposta di Pechino è arrivata poco dopo: dal 4 ottobre 2025, le autorità cinesi hanno imposto restrizioni all’esportazione di componenti finiti e semi-lavorati prodotti dalle unità cinesi di Nexperia, colpendo direttamente uno snodo rilevante della catena globale dei semiconduttori. Il caso ha assunto rapidamente una dimensione europea perché Nexperia produce chip non necessariamente avanzati, ma indispensabili per l’industria automobilistica.

Molti wafer vengono realizzati in Europa, anche nello stabilimento di Amburgo, e poi inviati in Cina, in particolare a Dongguan, per le fasi di assemblaggio e packaging. Quando Pechino ha bloccato o limitato l’export dei chip lavorati in Cina, il problema non è rimasto confinato ai rapporti tra L’Aia e Pechino: ha creato il rischio di strozzature per case automobilistiche e fornitori europei, giapponesi e americani, già segnati dalle interruzioni della supply chain durante la pandemia.

Una prima parziale distensione è arrivata a novembre 2025, tuttavia Nexperia ha confermato che, nonostante l’allentamento delle restrizioni cinesi, le tensioni tra la casa madre olandese e le entità cinesi continuavano a perturbare la catena di fornitura. La crisi è poi riemersa nel marzo 2026, quando il ministero del Commercio cinese ha evocato il rischio di una nuova crisi globale dei semiconduttori a causa di “nuovi conflitti” tra Nexperia e la sua controllata cinese.

Le dichiarazioni di Šefčovič giungono dopo il Collegio dei commissari dello scorso 29 maggio dedicato alle relazioni con Pechino, in cui la Commissione ha definito “non sostenibile”, l’attuale stato delle relazioni commerciali e di investimento con la Cina. In parallelo diverse importanti economie dell’UE, tra cui Francia e Spagna, hanno inviato il mese scorso una lettera alla Commissione europea esortandola a rafforzare i propri strumenti di difesa contro la “sovraccapacità” cinese. Tuttavia, Madrid si è da allora dissociata dalla proposta, a seguito delle minacce di ritorsioni da parte di Pechino.

Inoltre, la scorsa settimana, il responsabile dell’esecutivo UE per l’applicazione delle norme commerciali, Denis Redonnet, il responsabile dell’esecutivo UE per l’applicazione delle norme commerciali, avrebbe lasciato intendere, secondo quanto riporta Euractiv.com che Bruxelles potrebbe presto proporre un nuovo strumento commerciale per contrastare le “fortissime distorsioni” esercitate da Pechino sull’economia globale. I leader dell’UE discuteranno anche delle relazioni con la Cina in occasione del vertice UE di Bruxelles del 18 e 19 giugno.

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