Hashim Thaçi, ex presidente del Kosovo, rischia una condanna a sei anni di carcere per aver tentato, secondo l’accusa, di interferire nel processo per crimini di guerra nel quale lui e altri tre ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (KLA) sono accusati di crimini commessi durante la guerra del Kosovo del 1998-1999.
Il procuratore dell’Aia Joshua Hafetz ha sostenuto giovedì 10 settembre, durante l’arringa conclusiva, che le accuse nei confronti di Thaçi sono state dimostrate e costituiscono reati, affermando che i tentativi di interferire con il procedimento rappresentano una minaccia all’amministrazione della giustizia.
“Le accuse formulate e dimostrate dall’Ufficio del procuratore specializzato costituiscono reati”, ha dichiarato Hafetz, secondo Radio Free Europe. “Tentare di interferire con e ostacolare il procedimento giudiziario davanti a questa Corte minaccia una corretta amministrazione della giustizia”.
La difesa di Thaçi ha respinto la ricostruzione dell’accusa e chiesto la sua assoluzione da tutti i capi d’imputazione, sostenendo che le prove non siano sufficienti a giustificare una condanna.
La sua avvocata, Sophie Menegon, ha affermato che la richiesta di una pena detentiva da parte dell’accusa mira a “coprire e giustificare” quelle che ha definito misure altamente invasive adottate nei confronti di Thaçi per un periodo di diversi mesi.
Secondo Menegon, tra queste misure vi sarebbe stata la registrazione segreta delle sue conversazioni, telefonate e altre comunicazioni non coperte da riservatezza, comprese quelle con la moglie e il figlio.
“Le prove sono deboli, le accuse sono deboli sia sul piano giuridico sia su quello fattuale, e questo giustifica l’assoluzione di Thaçi da tutti i capi d’imputazione”, ha dichiarato Menegon.
Le arringhe conclusive, iniziate giovedì, proseguiranno l’11 e il 14 settembre. Il procedimento riguarda le accuse secondo cui Thaçi e altri quattro imputati avrebbero cercato di interferire con il lavoro delle Camere specializzate per il Kosovo, anche attraverso la divulgazione di informazioni riservate e tentativi di influenzare i testimoni nell’ambito del separato processo per crimini di guerra contro Thaçi e altri tre ex leader del KLA.
L’accusa ha chiesto nove mesi di carcere per l’ex vice primo ministro kosovaro Hajredin Kuçi e tre anni ciascuno per l’ex capo dell’intelligence kosovara Bashkim Smakaj, l’ex membro del KLA Isni Kilaj e Fadil Fazliu.
Tutti e cinque gli imputati si sono dichiarati non colpevoli. Thaçi deve rispondere di tre capi d’imputazione relativi al tentativo di ostacolare funzionari nell’esercizio delle loro funzioni e di otto accuse riguardanti violazioni della segretezza dei procedimenti e oltraggio alla Corte.
Un procedimento parallelo al processo per crimini di guerra
Il procedimento assume particolare rilievo perché le presunte interferenze riguardano proprio il processo nel quale Thaçi e altri tre ex leader del KLA sono accusati di alcuni dei crimini più gravi commessi durante e dopo la guerra del Kosovo.
I quattro uomini – Thaçi, Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi – sono detenuti all’Aia dal novembre 2020. Il loro processo è iniziato nell’aprile 2023 e la fase dibattimentale dedicata alle prove si è conclusa nel dicembre 2025. Successivamente, l’accusa ha chiesto una pena detentiva di 45 anni per ciascuno dei quattro imputati.
Sono accusati di crimini contro l’umanità, tra cui persecuzione, detenzione, altri atti disumani, tortura, omicidio e sparizione forzata, nonché di crimini di guerra come detenzione illegale o arbitraria, trattamento crudele, tortura e omicidio. Gli imputati respingono tutte le accuse.
Il processo principale si avvicina ora al momento decisivo. Le Camere specializzate per il Kosovo hanno fissato per il 16 settembre 2026 la lettura della sentenza di primo grado, dopo che i giudici hanno prorogato i tempi previsti a causa della mole delle prove e della complessità del caso.
La richiesta dell’accusa di 45 anni di carcere per ciascun imputato non costituisce una sentenza, ma rappresenta la pena massima richiesta al collegio giudicante. I giudici restano liberi di assolvere gli imputati o di infliggere pene diverse, sulla base della loro valutazione delle prove e del diritto applicabile.
La vicinanza temporale conferisce ulteriore importanza al procedimento per interferenza con la giustizia. Thaçi si trova quindi ad affrontare due procedimenti giudiziari strettamente collegati all’Aia: uno relativo ai presunti crimini commessi durante il conflitto in Kosovo e l’altro riguardante i presunti tentativi di interferire con il processo giudiziario relativo a tali accuse.
Le Camere specializzate per il Kosovo e l’Ufficio del procuratore specializzato sono stati istituiti dal Parlamento kosovaro e attraverso emendamenti costituzionali nel 2015, in seguito alle pressioni internazionali affinché venissero indagate le accuse di gravi crimini attribuiti a membri del KLA.
A differenza del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, che era un tribunale delle Nazioni Unite, le Camere specializzate fanno parte del sistema giuridico kosovaro, ma hanno sede all’Aia e sono composte da giudici e procuratori internazionali. Il loro mandato riguarda i presunti crimini commessi in Kosovo e in alcune parti dell’Albania tra gennaio 1998 e dicembre 2000.
L’istituzione è diventata uno degli elementi più controversi sul piano politico nel processo di giustizia postbellica del Kosovo, soprattutto perché diversi imputati sono ex esponenti di primo piano del KLA che in seguito sono diventati importanti figure politiche.
Lo stesso Thaçi è stato primo ministro del Kosovo prima di diventare presidente nel 2016. La sua carriera politica è stata strettamente legata alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo e al successivo riconoscimento internazionale.
Le tensioni politiche
La sentenza attesa ha già generato notevoli tensioni politiche in Kosovo e Serbia. I veterani del KLA e i sostenitori dei quattro imputati hanno annunciato manifestazioni in vista della decisione del 16 settembre, mentre in Kosovo sono aumentate le manifestazioni pubbliche di sostegno a Thaçi e agli altri ex leader del KLA.
La Corte ha inoltre ribadito che le proprie sentenze devono basarsi esclusivamente sulle prove e sul diritto, in un contesto caratterizzato dal timore di tentativi di esercitare pressioni politiche sui procedimenti.
Le ferite delle guerre jugoslave non si sono ancora rimarginate. I funerali di Ratko Mladić a Belgrado questa settimana, ai quali hanno partecipato migliaia di persone che lo considerano ancora un eroe, e il parallelo sentimento di venerazione che molti kosovari albanesi continuano a nutrire nei confronti di Hashim Thaçi mentre è sotto processo all’Aia, mostrano quanto quei ricordi continuino a dividere profondamente la regione.
Per ampie parti delle rispettive comunità, entrambi gli uomini rimangono difensori del proprio popolo durante la guerra, piuttosto che le figure condannate o processate dai tribunali internazionali.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

