I capi di governo dei Paesi del Gruppo di Visegrád chiedono che nel bilancio dell’Unione europea siano chiaramente previste risorse per la protezione del confine orientale esterno dell’Unione e annunciano che bloccheranno qualsiasi misura che possa provocare un aumento dei prezzi dell’energia negli Stati membri.

Si è tenuto ieri (10 settembre) in Slovacchia un incontro dei primi ministri del Gruppo di Visegrád, al quale ha partecipato anche il capo del governo irlandese, presidente pro tempore del Consiglio dell’Unione europea. Su invito del primo ministro slovacco Robert Fico, a Bratislava sono arrivati i capi di governo di Polonia, Donald Tusk; Repubblica Ceca, Andrej Babiš; Ungheria, Péter Magyar; e Irlanda, Micheál Martin.

“Il futuro dell’Unione si giocherà in larga misura a Varsavia, Budapest, Praga e Bratislava. Lo dico con piena convinzione, da primo ministro di un Paese che registra la crescita più elevata nel continente”, ha dichiarato Tusk dopo l’incontro.

“Stiamo ricostruendo il prestigio e l’efficacia del Gruppo di Visegrád, con risultati positivi per i nostri Paesi e per l’Unione europea. Nei momenti in cui abbiamo agito in modo solidale, abbiamo raggiunto i nostri obiettivi e rafforzato l’Unione nel suo complesso”, ha ricordato il primo ministro polacco. “È importante che in questi tempi difficili ci consultiamo all’interno di gruppi che hanno obiettivi ambiziosi, interessi definiti e l’intenzione di costruire l’unità europea”.

Tusk ha inoltre sottolineato che la Polonia spende centinaia di milioni di zloty per garantire la sicurezza del confine orientale. Per questo, a suo avviso, il prossimo bilancio e le politiche dell’Unione dovranno tenere conto dello sforzo sostenuto dai Paesi che proteggono la frontiera esterna dell’Unione.

Il premier polacco ha inoltre osservato che si è smesso di parlare di migrazione irregolare al confine orientale. “Perché siamo riusciti a ridurre da quasi 20mila attraversamenti illegali al mese a una cifra prossima allo zero”, ha spiegato.

La Polonia e gli altri membri del V4 non accetteranno proposte delle istituzioni europee o di altri Paesi che possano peggiorare la situazione energetica, ha avvertito Tusk. “Bloccheremo tutto ciò che comporterà per noi il rischio di un’energia più costosa”, ha annunciato. “È una questione di essere o non essere per l’intera Unione europea”. Secondo Tusk, l’Unione deve infatti condurre le proprie politiche in modo responsabile, tenendo conto del loro impatto sull’economia e sulla sicurezza europee.

“Non ci si deve sorprendere se non permetteremo alcun cambiamento o proposta delle istituzioni europee che possa peggiorare la situazione sul fronte energetico. I prezzi dell’energia devono scendere. Che si parli di ETS1, ETS2 o di qualsiasi altra misura che comporti il rischio di un aumento dei prezzi dell’energia, noi la bloccheremo. Non c’è nulla da discutere, perché è una questione che riguarda l’intera Ue, non solo i nostri quattro Paesi”, ha assicurato Tusk.

Il premier polacco ha riconosciuto che, sebbene la tutela del clima rimanga un obiettivo importante, altrettanto essenziali sono la protezione dell’industria europea e quella delle frontiere. “Solo questo approccio ci permetterà di mantenere la competitività dell’economia dell’Unione. Possiamo dimenticarci i sogni di competere con la Cina o con gli Stati Uniti se i prezzi dell’energia in Europa continueranno a essere quelli attuali”.

Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha sottolineato che nei prossimi mesi l’Unione europea dovrà affrontare un periodo difficile e che, per questo, uno dei compiti più importanti sarà raggiungere rapidamente un accordo sul bilancio. “L’Europa ha bisogno di un bilancio che guardi al futuro, affinché possiamo affrontare le sfide, risolvere i problemi che queste comportano e fare in modo che questa politica abbia successo”, ha dichiarato il capo del governo irlandese.

Nell’ambito dei negoziati sul nuovo bilancio pluriennale, secondo il premier slovacco Robert Fico, i Paesi del V4 si batteranno per mantenere un adeguato livello di finanziamento della politica di coesione e della politica agricola comune. “Il Gruppo di Visegrád è nuovamente vivo ed è nuovamente in grado di esprimere una posizione comune”, ha sottolineato Fico.

Il capo del governo ceco Andrej Babiš, riferendosi alla lotta contro la migrazione irregolare, ha invece definito la regione del V4 come la più promettente di tutta Europa, sottolineando il ruolo centrale della sicurezza. “Ogni nostro Paese decide autonomamente chi vivrà e chi lavorerà sul proprio territorio”, ha dichiarato Babiš.

Stesso principio riportato dal primo ministro ungherese Péter Magyar, che ha sottolineato come la forza del Gruppo di Visegrád consista nel concentrarsi su ciò che accomuna i suoi membri e sui settori nei quali possono rappresentare insieme i propri interessi. “Sono convinto che un V4 rafforzato tornerà a essere efficace e che i benefici di questa cooperazione saranno percepiti anche dal resto dell’Europa”, ha affermato.

Negli ultimi anni il Gruppo di Visegrád ha di fatto smesso di funzionare. Le principali cause sono state le profonde divergenze sull’approccio alla guerra in Ucraina, sui rapporti con la Russia e le controversie politiche tra i singoli governi, in particolare per quanto riguarda i rapporti con l’Ungheria guidata da Viktor Orbán e con la Slovacchia di Robert Fico.

Ora i quattro Paesi stanno cercando di rilanciare la cooperazione all’interno di questo formato, nonostante le differenze politiche ancora esistenti.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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