Politico.eu ha riportato di un documento di lavoro riservato della Commissione europea, trapelato e circolato in vista delle discussioni del Consiglio sulla prossima finanziaria pluriennale dell’UE, che offre il primo quadro dettagliato delle opzioni attualmente allo studio. Questo documento traccia le opzioni per tassare servizi digitali, gioco d’azzardo online e crypto-asset come nuove entrate per il bilancio dell’UE. L’analisi è esplorativa; gli ostacoli sono strutturali.

Un documento di lavoro della Commissione europea datato 28 maggio, circolato in vista della riunione che si è tenuta il 2 giugno del Gruppo di lavoro del Consiglio sul Quadro Finanziario Pluriennale, illustra possibili opzioni di progettazione e stime preliminari di gettito per tre nuove categorie di risorse proprie dell’UE: servizi digitali, gioco d’azzardo online e crypto-asset. Il documento è stato elaborato su richiesta del Parlamento europeo e ha carattere esplicitamente tecnico — non riflette una posizione politica definita, ma mira a informare un dibattito in corso sul lato delle entrate del bilancio europeo.

I tempi non sono casuali. I negoziati sul EU Budget hanno raggiunto una fase in cui gli Stati membri e il Parlamento sono attivamente alla ricerca di nuovi strumenti di finanziamento capaci di ridurre la dipendenza dai contributi nazionali. Una tassa incanalata attraverso Bruxelles — piuttosto che riscossa a livello nazionale e poi trasferita — rappresenterebbe un cambiamento strutturale nell’architettura fiscale dell’UE. Ma la stessa analisi della Commissione chiarisce che nessuna delle tre opzioni è prossima all’attuazione.

È bene ricordate che il documento ha carattere tecnico e non riflette una posizione politica, ma mira piuttosto a informare le discussioni in corso sul lato delle entrate.

Le stime preliminari di gettito annuo sono le seguenti:

  1. Dai servizi digitali circa €5 mld, si tratta della stima più plausibile tra le tre opzioni;
  2. Dal gioco d’azzardo online circa €1,9 mld
  3. Dai crypto-asset dai €1–4 mld, l’ampia forchetta dipende dalle condizioni di mercato.

Due approcci per tassare i crypto-asset, entrambi problematici

Per i crypto-asset, la Commissione ha identificato due principali architetture di progettazione. La prima è un prelievo sulle transazioni — essenzialmente un’imposta sul valore degli scambi — che il documento stima potrebbe rendere tra i 3 e i 4 miliardi di euro annui. La seconda si basa sulle plusvalenze, tassando l’apprezzamento di valore al momento della realizzazione, con stime comprese tra 1 e 2,4 miliardi di euro a seconda delle condizioni di mercato.

Lo scarto tra queste cifre è di per sé rivelatore. I mercati delle criptovalute sono notoriamente volatili, e il documento è esplicito riguardo alla difficoltà di determinare in modo oggettivo il valore dei crypto-asset in un dato momento. Inoltre, un regime basato sulle plusvalenze in un anno di mercato ribassista genererebbe una frazione del gettito previsto per un anno di mercato rialzista — creando esattamente quel tipo di imprevedibilità di bilancio che le risorse proprie dovrebbero per definizione evitare.

Oltre alla volatilità, la Commissione segnala un problema strutturale più profondo: l’assenza di dati completi e affidabili. Comunicazioni significative sulle detenzioni e le transazioni in crypto-asset non sono attese prima del 2027, quando entreranno in vigore gli obblighi previsti dalla DAC8 — l’ottava versione della Direttiva sulla cooperazione amministrativa. Fino ad allora, qualsiasi stima di gettito si fonda su informazioni parziali.

I principali ostacoli strutturali sono stati individuati nei seguenti punti:

  • La localizzazione degli utenti è difficile da accertare. In un mercato decentralizzato e transfrontaliero, stabilire la residenza fiscale del contribuente — prerequisito per qualsiasi rivendicazione di competenza — è tecnicamente complesso e potenzialmente contestabile.
  • Le lacune nei dati persistono fino al 2027. La DAC8 fornirà infine un quadro più completo, ma il periodo transitorio crea una finestra in cui qualsiasi progetto fiscale si basa su informazioni incomplete.
  • L’attività potrebbe migrare fuori dall’UE. Una tassazione aggiuntiva rischia di spingere gli scambi oltre i confini europei o verso protocolli di finanza decentralizzata (De.Fi – Finanza Decentralizzata) e canali non regolamentati, ancor più difficili da intercettare.
  • La classificazione degli asset è controversa. Il documento sottolinea la necessità di distinguere tra diverse tipologie — escludendo in particolare le stablecoin usate come mezzo di pagamento — e di navigare le interazioni con sistemi fiscali nazionali eterogenei.
  • Non esiste una base imponibile armonizzata. Gli Stati membri applicano definizioni e norme diverse, rendendo giuridicamente e tecnicamente complessa l’introduzione di un prelievo a livello UE sui framework esistenti.

I servizi digitali e gioco d’azzardo sono più trattabili, ma non privi di complicazioni

Rispetto ai crypto-asset, l’opzione dei servizi digitali è meglio compresa. La Commissione stima un gettito annuo potenziale di circa 5 miliardi di euro — una cifra che si basa sull’esperienza delle imposte nazionali sui servizi digitali già operative in diversi Stati membri. La principale sfida di progettazione riguarda la precisione definitoria: cosa costituisce un “servizio digitale” ai fini fiscali e come vengono allocati i ricavi delle piattaforme tra le giurisdizioni?

Il gioco d’azzardo online presenta una serie diversa di problemi. Con un gettito stimato di circa 1,9 miliardi di euro annui, è la più piccola delle tre opzioni in termini di entrate. Il principale ostacolo è l’assenza di definizioni armonizzate tra gli Stati membri — cosa costituisce “gioco d’azzardo online” ai sensi del diritto dell’UE rimane controverso, con significative variazioni nei regimi nazionali di licenza. Il documento precisa che la legislazione settoriale dovrebbe precedere qualsiasi risorsa propria in questo settore, aggiungendo una sostanziale dilazione temporale.

La sequenza giuridica: prima la legislazione settoriale, poi la risorsa propria

Un tema ricorrente in tutte e tre le opzioni riguarda la sequenza degli atti normativi. L’analisi della Commissione evidenzia che l’introduzione di una nuova risorsa propria richiede tipicamente l’adozione preventiva di una legislazione settoriale armonizzata — che si tratti di un framework rivisto sulle piattaforme digitali, di una direttiva comune sul gioco d’azzardo o di norme fiscali specifiche per i crypto-asset che si innestino sul regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets). Questa pipeline legislativa aggiunge anni a qualsiasi calendario di attuazione realistico. Il documento solleva anche la questione più ampia di come una nuova imposta a livello UE interagirebbe con il mosaico di imposte nazionali già vigenti. Gli Stati membri che hanno introdotto proprie imposte sui servizi digitali o sui crypto-asset dovrebbero affrontare questioni di doppia imposizione, ripartizione del gettito e sovrapposizione amministrativa.

Pacchetto di sovranità tecnologica europea: una svolta per l’autonomia digitale del continente

Mercoledì 3 giugno 2026, la Commissione Europea ha presentato il tanto atteso Pacchetto di sovranità tecnologica europea, un’iniziativa legislativa concepita per rafforzare le capacità dell’Unione europea in quattro settori critici: intelligenza artificiale, semiconduttori, cloud computing e software open source. L’obiettivo dichiarato è accrescere l’autonomia digitale e la resilienza del continente, riducendo le dipendenze esterne in comparti tecnologici essenziali.

Per il settore dei crypto-asset in particolare, il messaggio di Bruxelles è quello di un controllo destinato a intensificarsi. Il MiCA ha stabilito un perimetro regolamentare; la DAC8 creerà un’infrastruttura di reporting; e la Commissione ha ora delineato i contorni di quello che potrebbe essere un contributo fiscale. Le prospettive a breve termine per un prelievo europeo sui crypto-asset possono essere limitate, ma la direzione di marcia è inequivocabile. Il documento di lavoro della Commissione non costituisce una proposta legislativa. Qualsiasi progresso verso una risorsa propria dell’UE in questi settori richiederebbe l’unanimità degli Stati membri in seno al Consiglio, il consenso del Parlamento europeo e la ratifica dei parlamenti nazionali.

Le componenti del Pacchetto

La Commissione ha annunciato che il pacchetto comprende due proposte legislative, una Strategia Open Source e una Strategia Pathway Strategica:

Iniziativa Obiettivo Principale
Cloud and AI Development Act (CADA) Triplicare la capacità dei data center europei nei prossimi 5–7 anni; rafforzare l’Apply AI Strategy per accelerare l’adozione di IA
Chips Act 2.0 Costruire sui punti di forza europei nei chip mainstream; sviluppare capacità nei semiconduttori d’avanguardia per alimentare le applicazioni di IA
Strategia Open-Source UE Promuovere alternative open source in cloud, IA, tecnologie internet, cybersecurity e semiconduttori; sostenere un uso più ampio nell’amministrazione pubblica
Roadmap Strategica per la Digitalizzazione e l’IA nel Settore Energetico Promuovere l’uso di IA e soluzioni digitali nelle infrastrutture elettriche

Le proposte legislative dovranno ora essere esaminate e negoziate dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea prima dell’adozione e dell’entrata in vigore.

Gli obiettivi strategici a cui il pacchetto mira sono i seguenti, ovvero:

  1. Ampliare la scelta di tecnologie fondamentali disponibili per imprese, cittadini e amministrazioni pubbliche dell’UE;
  2. Ridurre le dipendenze da fornitori tecnologici statunitensi e asiatici, specialmente nei contratti pubblici sensibili;
  3. Evitare il vendor lock-in privilegiando il software libero e open source per garantire maggiore controllo e flessibilità;
  4. Proteggere i cittadini assicurando che “nessuno abbia un interruttore di spegnimento” sull’infrastruttura digitale europea.

Questo pacchetto rappresenta un punto di svolta nella politica tecnologica europea, con implicazioni significative per il settore finanziario, la regolamentazione digitale e l’ecosistema degli asset digitali in cui operano professionisti come consulenti legali e fiscalisti. L’iter prevede che lo stesso sia esaminato dalle commissioni competenti del Parlamento Europeo per poi passare alla vera fase di negoziazione da parte della Commissione Europea e infine all’adozione formale ed entrata in vigore dopo l’approvazione finale.

*Antonio Lanotte è consulente fiscale internazionale e senior auditor di Futura Law Firm S.B. a r.l. In Italia rappresenta TaxBit ed è membro di organismi europei e internazionali attivi su blockchain, standardizzazione e fintech.

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