Il ministro francese per l’Europa Benjamin Haddad ha dichiarato a Franceinfo che l’Unione europea dovrebbe considerare le multe inflitte a Google come “una nuova fonte di entrate”, pari a 4,6 miliardi di euro, che “dovrebbe automaticamente ridurre i contributi di tutti gli Stati membri”.

Quella cifra, però, non rappresenta un’entrata annuale ricorrente. Si tratta della sanzione antitrust inflitta a Google per Android, comprensiva degli interessi, versata dopo che la Corte di giustizia dell’Unione ha confermato il caso a luglio. A luglio è stata aggiunta anche una sanzione di 890 milioni di euro ai sensi del Digital Markets Act; secondo Reuters, il totale delle sanzioni inflitte dall’Unione a Google per violazioni delle norme sulla concorrenza ammonta a circa 10,4 miliardi di euro nell’arco di quasi due decenni.

Se rapportata al bilancio europeo, la proposta appare limitata e soprattutto caratterizzata da entrate occasionali, più che da una vera fonte strutturale di finanziamento. Il bilancio dell’Unione per il 2026 ammonta a circa 193 miliardi di euro in stanziamenti di impegno e 190 miliardi in stanziamenti di pagamento. I contributi degli Stati membri basati sulle risorse proprie si collocano quest’anno su un livello analogo, intorno ai 185-192 miliardi di euro. I 4,6 miliardi rappresentano quindi circa il 2,4% del bilancio di un singolo anno: una cifra utile per ridurre una tantum i contributi nazionali, ma irrilevante come sostituto dei finanziamenti degli Stati membri.

Il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 proposto dalla Commissione ammonta a circa 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo. Distribuiti su sette anni, i 4,6 miliardi di entrate straordinarie rappresenterebbero circa lo 0,2% del pacchetto complessivo. Anche considerando l’intero ammontare delle sanzioni inflitte a Google nell’arco di vent’anni, non si arriverebbe a finanziare un mese del prossimo quadro finanziario pluriennale.

Ci sono poi altri due problemi che rendono l’idea di Haddad politicamente semplice, ma fiscalmente debole. Innanzitutto, il sistema funziona già in questo modo. Le multe per violazioni delle norme sulla concorrenza sono considerate “altre entrate”. Quando vengono riscosse, riducono il fabbisogno di risorse basate sul reddito nazionale lordo a carico dei governi nazionali, a meno che il Consiglio e il Parlamento non decidano diversamente.

La Francia, quindi, non sta quindi inventando una nuova risorsa propria dell’Unione europea: sta semplicemente presentando come nuova una somma che, in base alle regole esistenti, avrebbe già contribuito a ridurre i contributi nazionali nel 2026.

In secondo luogo, le multe sono una pessima fonte di entrate “stabile”. Arrivano spesso anni dopo l’avvio dei procedimenti, al termine di ricorsi e controversie giudiziarie. Possono aumentare improvvisamente quando si conclude un grande caso e scomparire completamente quando non se ne presenta uno.

Inoltre comportano anche un costo sul piano della politica commerciale internazionale: Washington ha più volte considerato le sanzioni dell’Unione contro le aziende tecnologiche statunitensi come una questione commerciale controversa, non come una semplice voce contabile.

Costruire il bilancio dell’Unione europea sulla prospettiva che Bruxelles continui a multare la Silicon Valley significherebbe quindi basarlo su procedimenti giudiziari e possibili ritorsioni. Un bilancio ha bisogno di una base prevedibile: reddito nazionale lordo, dazi doganali, IVA, contributi sulla plastica. Un assegno proveniente da Google è un’entrata straordinaria. Non è una strategia di finanziamento.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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