La cooperazione militare tra Russia e Cina non si limita più alla fornitura di componenti e tecnologie a duplice uso. Secondo un nuovo rapporto del think tank statunitense Center for Advanced Defense Studies (C4ADS), Mosca e Pechino stanno sviluppando forme di collaborazione che coinvolgono direttamente la progettazione degli armamenti, i test, la ricerca scientifica e la produzione industriale.

L’analisi, basata su registri commerciali russi, documenti societari, materiale trapelato e pubblicazioni accademiche, individua 314 spedizioni riconducibili a 52 fornitori russi e 21 destinatari cinesi nel periodo 2010-2025. Il quadro che emerge è quello di una relazione sempre più strutturata, nella quale Russia e Cina mettono a disposizione competenze differenti ma complementari.

Uno degli esempi più significativi riguarda la società russa SPLAV, produttrice di sistemi lanciarazzi multipli e sottoposta a sanzioni internazionali. I registri commerciali mostrano che l’azienda avrebbe trasferito a Norinco, colosso cinese della difesa, documentazione tecnica relativa a un “razzo da ricognizione” tra il 2014 e il 2015 e, nuovamente, nell’aprile 2022. Il sistema sarebbe riconducibile al 9M534 russo, progettato per trasportare e rilasciare un drone da ricognizione durante il volo.

Il trasferimento assume particolare rilievo alla luce degli sviluppi cinesi del 2025. Pechino ha infatti presentato il Feilong 60A, un drone a permanenza prolungata lanciabile dal sistema SR-5 di Norinco e potenzialmente impiegabile in formazione. Poco dopo, Norinco ha testato anche lo Sky Eye, un drone lanciato da un cannone. Secondo C4ADS, entrambi presentano importanti analogie con il precedente russo.

La collaborazione non riguarderebbe soltanto le aziende della difesa. Un secondo livello, potenzialmente ancora più rilevante nel lungo periodo, coinvolge università e istituti di ricerca.

Tra il 2022 e il 2026, ricercatori russi e cinesi hanno pubblicato insieme 86 studi su droni e sistemi senza pilota, contro i 36 pubblicati complessivamente nel periodo 2009-2021. Tra i temi studiati figurano gli algoritmi per il combattimento autonomo e, più recentemente, quelli necessari a coordinare più droni in formazione mentre individuano e seguono obiettivi.

Si tratta di tecnologie fondamentali per lo sviluppo dei cosiddetti drone swarms, capaci di operare in maniera coordinata con un grado crescente di autonomia.

Nel giugno 2025 Pechino ha inoltre approvato la creazione di un istituto educativo congiunto tra il Moscow Aviation Institute, sottoposto a sanzioni occidentali, e la Northwestern Polytechnical University, legata al settore militare cinese.

Il think tank precisa che il collegamento non può essere considerato una prova definitiva di derivazione tecnologica: l’ipotesi si fonda soprattutto sulla somiglianza funzionale tra i sistemi. Tuttavia, il trasferimento documentato di informazioni tecniche suggerisce che il know-how russo possa aver contribuito ad accelerare lo sviluppo cinese.

Inoltre, pare che la capacità manifatturiera, i finanziamenti e l’accesso alle catene globali di approvvigionamento cinesi stiano spingendo alcune imprese russe a trasferire direttamente verso Pechino parte della propria produzione. Stankomashstroy, produttore russo di macchine utensili sottoposto a sanzioni, prevede ad esempio di spostare la produzione di macchinari avanzati a cinque assi nella provincia cinese dello Shaanxi.

Anche il settore dei semiconduttori evidenzia la crescente dipendenza russa da Pechino. Il produttore statale Element ha costituito almeno quattro società controllate in Cina nel 2025 e ha iniziato ad assemblarvi chipset. Nel 2026 ha inoltre acquisito proprietà intellettuale nel campo dell’elettronica di potenza da un’impresa cinese legata al settore della difesa.

Poco prima dell’invasione in Ucraina, il leader russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping avevano descritto la loro relazione come “senza limiti”. Lo studio di C4ADS pare confermare questa linea, infatti, seppur Pechino continui ufficialmente a definirsi neutrale rispetto alla guerra e neghi di fornire armi letali a Mosca, la Cina è diventata il principale fornitore di numerosi beni necessari alla produzione militare russa.

Secondo il think tank, tuttavia, l’alleanza rimane asimmetrica e condizionata dagli interessi cinesi. Pechino dispone di un’industria della difesa ormai molto più avanzata e su larga scala rispetto a quella russa e continua ad avere interesse a mantenere l’accesso ai mercati, ai capitali e alle tecnologie occidentali.

Il risultato è quindi una partnership pragmatica, con la Russia che mette a disposizione competenze scientifiche e tecnologiche ancora preziose, mentre la Cina fornisce scala industriale e capacità produttiva. La guerra in Ucraina ha accelerato questo processo, trasformando una collaborazione già esistente in una rete sempre più integrata di ricerca, produzione e trasferimento tecnologico.

Foto di: Il presidente cinese Xi Jinping e l’omologo russo Vladimir Putin [Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons]

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