L’ex presidente bulgaro Rumen Radev e la sua nuova coalizione Bulgaria Progressista sono emersi come chiari vincitori delle elezioni parlamentari anticipate di domenica, secondo il conteggio parziale dei voti diffuso alle 22:30 ora locale dopo la chiusura dei seggi.

Con proiezioni che attribuiscono a Bulgaria Progressista circa il 46% dei voti, la formazione di Radev ha surclassato i partiti tradizionali in quello che è l’ottavo voto in appena cinque anni.

L’aspetto più sorprendente del voto è stato l’affluenza record, pari al 47,6%, che analisti e dati preliminari descrivono come significativamente superiore al modesto 39% registrato nelle elezioni dell’ottobre 2024. Questo aumento sembra aver favorito nettamente Radev, mobilitando elettori frustrati da anni di instabilità politica, scandali di corruzione e governi di breve durata.

Radev, ex pilota dell’aeronautica che ha lasciato la presidenza a gennaio per guidare una coalizione di centro-sinistra con inclinazioni populiste, ha condotto la campagna su una piattaforma anticorruzione e sulla promessa di spezzare il ciclo delle coalizioni deboli. La sua posizione euroscettica e filo-russa – inclusa l’opposizione agli aiuti militari all’Ucraina – ha attirato l’attenzione a Bruxelles, ma ha trovato consenso tra molti bulgari stanchi dello status quo.

Al secondo posto si colloca l’alleanza pro-europea PP-DB con il 14,5%, mentre l’un tempo dominante GERB-SDS di Boyko Borissov è terzo al 12,6%. Il controverso DPS (Movimento per i Diritti e le Libertà), guidato dall’oligarca Delyan Peevski (sanzionato da Stati Uniti e Regno Unito), è quarto al 4,7%. Il partito nazionalista Vazrazhdane, con il 4,6%, è l’ultimo a superare la soglia del 4% necessaria per entrare in Parlamento.

Di conseguenza, Bulgaria Progressista otterrà una comoda maggioranza di oltre 130 seggi sui 240 dell’Assemblea nazionale, il che significa che Radev non avrà bisogno di una coalizione per governare come primo ministro.

Il DPS di Peevski è in testa per numero di segnalazioni relative a reati elettorali, tra cui il voto di scambio su larga scala. Lo dimostrano le statistiche presentate dal ministro dell’Interno ad interim Emil Dechev subito dopo la chiusura delle urne: le segnalazioni di irregolarità attribuite al DPS sono 631. Al secondo posto si trova GERB con 318 segnalazioni. A grande distanza segue Vazrazhdane con 18 segnalazioni, mentre la formazione di Radev ne registra 16.

Un vincitore, molti sconfitti

I risultati elettorali arrivano come uno shock per molti, dato che i sondaggi indicavano un sostegno a Radev intorno al 30% e un secondo posto per GERB al 20%, oltre a una performance molto migliore per il DPS di Peevski e la presenza di più partiti in Parlamento, incluso il socialista BSP, che invece resterà fuori, fermo al 3% secondo il conteggio parziale.

Anche partiti nazionalisti minori come Velichie e Mech, e la formazione populista C’é un Popolo, resteranno fuori dal Parlamento.

L’alta affluenza segnala un reale slancio per Radev e una chiara domanda pubblica di cambiamento dopo una prolungata stanchezza politica. I risultati preliminari ufficiali sono attesi per oggi, con conteggi più completi a seguire.

Per ora, una cosa è certa: gli elettori bulgari hanno parlato con forza e Rumen Radev – che ha lasciato anticipatamente il mandato presidenziale per candidarsi – ha visto la sua audace scommessa essere ampiamente ripagata.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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