Dopo oltre un decennio, si interrompe il dominio di Aleksandar Vučić sulla politica serba e si apre un nuovo capitolo, guidato dagli studenti. La lista antisistema nata dalle proteste, portate avanti per due anni, ha infatti ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento alle elezioni di ieri (25 ottobre).

Quando lo scrutinio era ancora in corso, Vučić, che a settembre si era dimesso dalla presidenza per guidare, come candidato primo ministro, la lista Serbia Unita sostenuta dal suo Partito Progressista Serbo (SNS | PPE), ha dichiarato che, sulla base di un campione stratificato, era chiaro che la sua coalizione aveva perso.

Ha stimato che la Lista degli Studenti avrebbe ottenuto circa 135-140 dei 250 seggi dell’Assemblea nazionale, mentre la sua lista ne avrebbe conquistati circa 105, indicando che il suo schieramento avrebbe assunto il ruolo di opposizione. Al termine del conteggio, gli studenti hanno raggiunto 139 seggi e Serbia Unita 103.

Gli studenti hanno presentato una lista composta in gran parte da candidati non professionisti della politica – professori, attori, agricoltori e altre figure della società civile – mentre Vučić ha presentato il voto come una scelta tra continuità e instabilità. I sondaggi pre-elettorali indicavano una competizione molto serrata.

Vučić ha valutato che la vittoria della lista degli studenti rappresenti “una conferma della rivoluzione che hanno portato avanti direttamente con il sostegno di diversi Paesi europei e del deep state americano che è contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump”.

“Mi congratulo con loro, ma sono semplicemente gli esecutori di un lavoro sporco che qualcuno ha concepito con l’obiettivo di abbattere un Paese sovrano. Per un momento ci sono riusciti. Ho già visto tutto questo, anche nel 2000. Vedrete: non si arriverà nemmeno a marzo o aprile prima che vengano imposte sanzioni alla Russia”, ha dichiarato Vučić.

Affluenza record, segnale di una mobilitazione su larga scala

Gli elettori si sono recati alle urne in numeri mai visti da decenni. Gli osservatori elettorali e gli istituti demoscopici, tra cui CRTA, CeSID e Ipsos, hanno riferito un’affluenza di circa il 67,6-67,8% entro le 19:00 ora locale, la più alta registrata in un’elezione parlamentare serba dalla dissoluzione della Jugoslavia nel 1992 e nettamente superiore al circa 55% registrato allo stesso punto nel 2023.

Già nelle prime ore della giornata, i dati erano molto superiori a quelli del precedente ciclo elettorale, con lunghe code formatesi fin dalle prime ore del mattino a Belgrado, nelle città più piccole e in tutto il Paese. Le autorità e gli osservatori hanno sottolineato che l’affluenza finale sarebbe probabilmente aumentata ulteriormente, dal momento che agli elettori ancora in fila al momento della chiusura dei seggi sarebbe stato consentito di votare.

Anche la diaspora serba ha svolto un ruolo visibile. Più di 100.000 cittadini si sono registrati per votare dall’estero – circa 2,5–2,7 volte il dato del 2023 – in decine di Paesi. I seggi hanno operato secondo l’ora di Belgrado, costringendo molti cittadini nelle Americhe e in altre regioni a votare durante la notte o a percorrere lunghe distanze. Si sono formate code in città come Lubiana, Monaco di Baviera, Londra, Los Angeles, Chicago e Toronto.

I volontari organizzati attraverso piattaforme come VoteBnB hanno fornito trasporti, alloggi e servizi di condivisione delle auto. Sono state riportate notizie di cittadini serbi rientrati da Paesi come i Paesi Bassi e di lunghe file di automobili alle frontiere con Croazia, Ungheria e Kosovo.

I critici avevano precedentemente sostenuto che il numero limitato di seggi all’estero e gli orari di apertura costituissero ostacoli al voto, in particolare per gli elettori considerati meno favorevoli al campo di governo.

Atmosfera tesa e irregolarità

La giornata elettorale è stata caratterizzata da un’elevata tensione. L’organizzazione CRTA, ha documentato diffuse irregolarità, tra cui la fotografia delle schede elettorali in un’ampia percentuale dei seggi monitorati, soprattutto a Belgrado e nel Vojvodina, pressioni sugli elettori, mancato utilizzo delle lampade UV per la verifica e casi di voto senza documenti di identità validi.

Gli osservatori hanno registrato un aumento degli episodi di violenza e intimidazione all’esterno dei seggi nel corso della giornata, con la presenza di veicoli della Gendarmeria nel centro di Belgrado. In diverse località sono stati segnalati scontri isolati, controversie relative alle liste elettorali e accuse di pressioni organizzate o di duplicazione delle liste.

Il monitoraggio della campagna elettorale aveva già registrato decine di episodi di violenza e minacce. Sebbene le dichiarazioni della polizia non abbiano confermato episodi di violenza coordinata su larga scala, l’atmosfera è rimasta molto tesa, anche a causa delle lunghe attese e delle dichiarazioni contrapposte dei diversi schieramenti.

Restano numerose incognite

Persistono interrogativi sull’integrità del processo elettorale, sull’effettivo margine di vittoria, sulla formazione del nuovo governo e sulla stabilità politica successiva al voto, soprattutto alla luce delle precedenti preoccupazioni riguardanti il registro elettorale, lo squilibrio nei media e l’utilizzo delle risorse statali.

Vučić ha dichiarato che avrebbe rispettato il risultato e continuato la propria attività politica dall’opposizione. Tuttavia, rimangono aperte sia la questione della capacità del movimento studentesco di trasformare l’energia delle proteste in una forma di governo coerente, sia quella della reazione dell’apparato di SNS, che domina la politica serba da anni. Gli osservatori internazionali e gli organismi di monitoraggio nazionali continuano a valutare il voto.

L’esito, se confermato, segnerebbe una svolta profonda in un Paese in cui Vučić ha controllato per anni i principali centri del potere. Resta da vedere se l’elevata partecipazione e il coinvolgimento della diaspora si tradurranno in un cambiamento duraturo oppure se le controversie e le dinamiche istituzionali produrranno un periodo prolungato di incertezza. Il quadro diventerà più chiaro con la conclusione dello scrutinio e la costituzione della nuova Assemblea nazionale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

In foto: La reazione dei cittadini di Belgrado alla sconfitta elettorale di Aleksandar Vučić [dana, X]

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