La Commissione europea dovrebbe svelare oggi una parziale apertura alla richiesta italiana di introdurre maggiore flessibilità nel Patto di stabilità per far fronte al caro energia. Secondo quanto anticipato da ANSA, Bruxelles sarebbe orientata a concedere una “certa” flessibilità sulle spese energetiche, ma solo per gli investimenti e non per nuovi sussidi pubblici o misure generalizzate a favore di famiglie e imprese.

L’indicazione dovrebbe arrivare nell’ambito del pacchetto di primavera del Semestre europeo, il ciclo annuale con cui la Commissione valuta le politiche economiche e di bilancio degli Stati membri.

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La soluzione allo studio consisterebbe nell’agganciare la flessibilità per la transizione e la sicurezza energetica alla clausola nazionale di salvaguardia già prevista per consentire maggiori spese per la difesa. Secondo le ricostruzioni circolate a Bruxelles, il margine potrebbe arrivare fino allo 0,3 per cento del Pil per investimenti energetici, all’interno del perimetro dell’1,5 per cento previsto dalla clausola per la difesa.

Si tratterebbe di un sì solo parziale alla linea sostenuta dal governo italiano. Giorgia Meloni aveva chiesto a Ursula von der Leyen di trattare le spese legate all’energia con la stessa flessibilità concessa agli investimenti nella difesa, in un contesto segnato dal nuovo aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni in Medio Oriente. La richiesta italiana puntava però a ottenere margini di manovra più ampi anche per misure di sostegno contro il caro energia.

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La partita si inserisce in un quadro di bilancio già delicato per l’Italia. Per Roma è infatti attesa la procedura per deficit eccessivo, mentre resta aperto anche il nodo del PNRR, con l’esigenza di completare gli investimenti e rispettare le scadenze concordate con Bruxelles. Proprio per questo la Commissione sembrerebbe intenzionata a mantenere paletti rigidi: la flessibilità non dovrebbe diventare uno strumento per finanziare spesa corrente, ma un margine circoscritto per interventi di lungo periodo su sicurezza energetica, decarbonizzazione e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Sullo sfondo resta anche il tema delle risorse europee già disponibili. Ursula von der Leyen aveva ricordato a fine aprile che nei programmi dell’Unione sono stanziati circa 300 miliardi di euro per il comparto energetico, di cui 95 miliardi non ancora investiti. Una parte rilevante di queste risorse riguarda i prestiti del Recovery Fund, i fondi di coesione e il Modernisation Fund. L’Italia, tuttavia, resta esclusa da quest’ultimo strumento, riservato ai Paesi con un PIL pro capite inferiore al 75 per cento della media europea secondo il parametro del 2013.

[A cura di Simone Cantarini]

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