A quasi una settimana dagli eventi di Ceuta, dove decine di migliaia di migranti provenienti dal Marocco hanno attraversato il confine con la Spagna prima che la maggior parte di loro venisse rapidamente rimpatriata, l’Unione europea ha avviato un confronto diretto con le autorità dell’enclave spagnola. Nel corso di una riunione straordinaria della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo, Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e le Migrazioni, ha incontrato Juan Jesús Vivas, sindaco-presidente di Ceuta.
L’incontro, organizzato dall’eurodeputato Francisco Javier Zarzalejos del Partido Popular, segue il vertice del Consiglio straordinario dell’Unione europea di martedì 4 agosto, che ha riunito i ministri degli Interni dei Ventisette senza però produrre decisioni di particolare rilievo.
Oltre a evitare possibili conflitti diplomatici che si stavano prefigurando, ribadendo la solidarietà dell’intera Unione nei confronti della Spagna, il Consiglio si è infatti limitato a concordare un rafforzamento della cooperazione tra Europol e Frontex e a raccogliere l’invito della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ad approfondire la dimensione comunitaria delle politiche migratorie.
Quanto auspicato da von der Leyen, tuttavia, non consisterebbe nell’espandere le competenze dell’Unione europea sul tema, quanto nel rafforzare alcune dinamiche del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, che aveva sì ottenuto consenso tra gli Stati membri ma che non è stato applicato durante la crisi di Ceuta.
Il commissario Brunner difende il Patto sulla Migrazione e l’Asilo
Proprio il nuovo sistema comune europeo di asilo è stato il punto di partenza dell’intervento di Brunner, chiamato a rassicurare Vivas dopo le preoccupazioni espresse dal sindaco-presidente sulla capacità dell’enclave di gestire nuove pressioni migratorie e sulla vulnerabilità della frontiera.
“L’Europa non ha mai avuto così tanto controllo sulle immigrazioni illegali”, ha dichiarato il commissario, richiamando i progressi compiuti con il nuovo quadro normativo, definendo l’episodio di Ceuta un evento eccezionale. “Quanto abbiamo visto a Ceuta ha messo alla prova la nostra resilienza e la sicurezza delle nostre frontiere interne”, ha aggiunto Brunner, attribuendo un ruolo centrale alle organizzazioni criminali che, secondo il commissario, sfruttano la vulnerabilità delle persone migranti senza considerarne i rischi.
Brunner ha elogiato l’operato delle autorità spagnole e delle forze dell’ordine di Ceuta, sottolineando come il mantenimento dell’ordine pubblico e il rapido rimpatrio della maggioranza degli ingressi abbiano dimostrato la capacità del sistema di reagire anche in situazioni di forte pressione.
Secondo il commissario, il quadro europeo ha inoltre impedito che la crisi si trasformasse in un movimento più ampio all’interno dello spazio Schengen. Il coordinamento tra Stati membri e gli strumenti di controllo delle frontiere avrebbero infatti evitato che gli arrivi registrati a Ceuta determinassero un trasferimento incontrollato verso la Spagna continentale.
La Commissione europea intende ora concentrarsi sull’attuazione completa del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, sul rafforzamento delle capacità operative di Frontex ed Europol e sulla cooperazione con i Paesi terzi. “Per esercitare controllo dobbiamo operare con i vicini”, ha dichiarato Brunner, presentando un futuro accordo completo di partenariato con il Marocco – considerato Paese sicuro – e sottolineando che l’Unione deve migliorare la gestione delle proprie frontiere esterne, anche attraverso l’utilizzo di barriere fisiche “ove necessario”.
Posizioni e preoccupazioni diverse nel Parlamento europeo
Il confronto interno alla commissione parlamentare ha evidenziato posizioni profondamente diverse tra i gruppi politici. Il Partito Popolare Europeo, attraverso la tedesca Lena Dupont prima, e la spagnola Dolors Montserrat poi, ha chiesto chiarimenti sul numero di migranti ancora presenti a Ceuta e su eventuali minacce terroristiche.
Vivas ha risposto spiegando che i dati definitivi non sono ancora disponibili, elemento che evidenzia la difficoltà delle autorità locali nel gestire un evento di tale portata. Il sindaco-presidente di Ceuta ha tuttavia precisato che non risultano informazioni su possibili minacce terroristiche tra le persone entrate nell’enclave. Secondo Vivas, il problema principale riguarda invece il rischio che episodi simili possano ripetersi, poiché l’emergenza ha dimostrato la vulnerabilità della frontiera.
Toni decisamente più duri sono arrivati dai Patrioti europei, rappresentati da Jorge Buxadé di Vox. L’eurodeputato ha accusato il governo di Pedro Sánchez di costituire un rischio per la sicurezza europea e ha contestato il diverso approccio adottato dall’Unione rispetto alla crisi al confine tra Bielorussia e Polonia, definita allora da numerosi governi una forma di “guerra ibrida”. Secondo Buxadé, quanto accaduto a Ceuta non sarebbe principalmente il risultato dell’azione delle reti criminali, ma una conseguenza diretta delle scelte del Marocco.
Brunner ha replicato distinguendo tra responsabilità europee e decisioni nazionali, ricordando che alcune politiche adottate dalla Spagna, come la regolarizzazione dei migranti, rientrano nelle competenze del governo di Madrid e nel confronto politico interno.
Di segno opposto l’intervento dei socialisti. Juan Fernando López Aguilar ha difeso la gestione della crisi da parte delle autorità spagnole, sottolineando il ruolo svolto da Madrid nella gestione delle precedenti emergenze migratorie europee. Secondo l’eurodeputato, la priorità deve essere mantenere un rapporto diretto e strutturato con Rabat, evitando che nuove tensioni diplomatiche possano tradursi in crisi ai confini dell’Unione. Per i conservatori, invece, la lezione principale riguarda la necessità di anticipare gli eventi. La fiducia tra partner europei, hanno sottolineato, deve tradursi in strumenti concreti e decisioni coerenti prima che nuove emergenze si manifestino.
Brunner ha ribadito che la Commissione europea non può sostituirsi alle autorità spagnole nell’accertamento delle responsabilità, ma può garantire l’applicazione uniforme del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, il rafforzamento delle capacità operative di Frontex ed Europol e l’integrazione della dimensione migratoria nel futuro partenariato con il Marocco. Vivas ha però richiamato l’attenzione sulle difficoltà del rapporto bilaterale con Rabat, ricordando che il Marocco non riconosce la sovranità spagnola su Ceuta. Per questo motivo, il sindaco-presidente ha chiesto un segnale politico chiaro da parte del Parlamento europeo, affinché l’enclave non venga lasciata sola nella gestione di una crisi che, a suo avviso, riguarda l’intero spazio europeo.
Dal gruppo Renew è arrivata invece una riflessione centrata soprattutto sulla dimensione umanitaria. La francese Fabienne Keller ha criticato la diffusione di narrazioni manipolate da parte dell’estrema destra e ha sottolineato che la crisi di Ceuta non ha compromesso il funzionamento dello spazio Schengen. La risposta europea, ha sostenuto, deve essere una maggiore integrazione e non un ritorno a soluzioni esclusivamente nazionali. Keller ha inoltre chiesto chiarimenti sulle cause dell’esodo e sul ruolo della disinformazione online, tema sul quale Brunner ha richiamato gli strumenti messi a disposizione dal Digital Services Act e il confronto in corso con le principali piattaforme digitali.
Il Patto a cui si è più volte appellato Brunner è stato oggetto di forti critiche dai Verdi e dalla Sinistra europea, che hanno contestato l’approccio basato sull’esternalizzazione della gestione migratoria, ritenendolo un elemento di debolezza per l’Unione e per la tutela dei diritti fondamentali. All’opposto, i sovranisti di ESN hanno chiesto un’applicazione ancora più rigida delle politiche di controllo, sostenendo che episodi come quello di Ceuta siano il risultato delle politiche migratorie considerate troppo permissive del governo Sánchez.
Ceuta chiede una tangibile presenza europea
Nel suo intervento conclusivo, Vivas ha chiesto al Parlamento europeo una presa di posizione chiara sugli eventi del 30 e 31 luglio, sostenendo che quanto accaduto non possa essere considerato una semplice crisi migratoria. Secondo il sindaco-presidente di Ceuta, l’episodio avrebbe infatti coinvolto direttamente l’integrità territoriale europea e richiesto una risposta politica più ampia da parte delle istituzioni comunitarie.
Vivas ha invitato il Parlamento e le altre istituzioni europee a trarre insegnamenti dalla crisi, aumentando il sostegno a Ceuta sia sul piano della sicurezza delle frontiere sia su quello umanitario. L’obiettivo, ha concluso, deve essere duplice: “garantire assistenza alle persone coinvolte e assicurare che gli ingressi irregolari vengano gestiti attraverso procedure rapide di rimpatrio”. Per questo ha chiesto una “maggiore presenza e un coinvolgimento più diretto dell’Unione europea nella città”, affinché Ceuta non venga percepita come una frontiera isolata, ma come un punto strategico dell’intero spazio europeo.

