La risoluzione presentata dal Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Partito Democratico è stata da molti interpretata come la resa del PD al M5S. La risoluzione chiede al governo di utilizzare eventuali scostamenti di bilancio – cioè la flessibilità concessa dall’Unione Europea per le spese per la difesa e per l’energia – esclusivamente a sostegno del contrasto alla povertà e della sanità, escludendo le spese militari.
Si tratta della linea di Conte, e mostra una completa incomprensione della situazione internazionale in cui si trovano l’Italia e l’Europa, dei principi fondamentali della finanza pubblica, delle regole dell’Unione Europea, oltre ad un elevato livello di incoerenza e demagogia, non nuovo per il M5S.
La situazione internazionale
L’Unione Europea è da anni sotto attacco della Russia. Putin non ha soltanto invaso l’Ucraina – che non costituiva una minaccia per Mosca ed era fuori dalla NATO e dall’UE – ma ha attaccato in modo diversificato e continuo l’UE. La Russia ha violato ripetutamente lo spazio aereo e terrestre di Paesi membri dell’UE e della NATO, anche recentemente con il missile russo che ha colpito la Polonia, o il drone esplosivo accanto a un aereo ucraino all’aeroporto tedesco di Lipsia. Porta avanti attacchi ibridi nei confronti delle nostre infrastrutture informatiche, aziende, aeroporti ecc. Oltre ad un’azione sistematica di inquinamento del dibattito pubblico e dei processi democratici, particolarmente efficace in Italia, se si pensa al fatto che una serie di attacchi sui social media rivolti al Presidente Mattarella sono stati riportati all’operato del Cremlino, o alla recente scoperta della corruzione di funzionari italiani della sicurezza da parte degli addetti militari dell’ambasciata russa in Italia, volti a carpire informazioni segrete sulla nostra sicurezza nazionale.
Di fronte a tutto questo per Conte la Russia non rappresenta una reale minaccia. Che altro dovrebbe fare affinché Conte la consideri tale? Forse sparare un missile balistico o una testata nucleare contro il nostro Paese? E Conte propone che sia il risultato delle primarie a definire la posizione della coalizione sulla difesa europea, sul sostegno all’Ucraina, e dunque sulla collocazione internazionale – europea e atlantica – dell’Italia. Una posizione che dimostra tanta irresponsabilità quanto una parziale vicinanza alle posizioni MAGA, forse in onore della vecchia amicizia con Trump.
La risposta di Elly Schlein che prima viene il programma di coalizione, poi la scelta sulla leadership, fondata sull’accettazione di quel programma, aveva fatto sperare che almeno il Partito Democratico fosse consapevole della situazione internazionale. Ma la presentazione di questa mozione che di fatto allinea il PD alle posizioni del Movimento 5 Stelle sembra andare in tutt’altra direzione. E ha spaccato il PD, con l’ala riformista che non l’ha votata. Probabilmente è l’obiettivo di Conte, nel tentativo di rafforzare il M5S rispetto al PD e rafforzare la sua probabilità di conquistare la leadership in vista delle primarie e delle successive elezioni.
Mentre il crollo dell’ordine internazionale rimette in gioco la nostra sicurezza e prospettive future, chi si candida a governare l’Italia dovrebbe dire con chiarezza quale sarà la politica europea e internazionale dell’Italia se vincesse le elezioni. Se consideri o meno la Russia di Putin una minaccia, se continuerà il sostegno all’Ucraina – peraltro quello italiano è stato uno dei più limitati in termini di risorse impegnate, sia in assoluto che in proporzione al PIL – e cosa intenda fare concretamente per realizzare una difesa europea, che la mozione opportunamente richiama.
Solo che tale richiamo sembra retorico, non essendo accompagnato da alcuna proposta concreta al riguardo. Diverso sarebbe se la Mozione proponesse che i fondi presi a deficit e destinati alla difesa venissero investiti solo in progetti comuni con gli altri Paesi, o per la creazione di una forza d’intervento rapido europea – decisa al Consiglio Europeo di Helsinki del 1999 e mai implementata – o per l’approvvigionamento di strumenti militari sono nel quadro di acquisti comuni da realizzare attraverso gli strumenti creati in questi anni a tal fine dall’Unione Europea (come EDIRPA o EDIP) o da investire nel quadro dell’acquisizione congiunta degli Strategic Enablers – che nessuno Stato può procurare da solo e per i quali dipendiamo completamente dagli USA – magari attraverso dei Joint Undertakings. Temi affrontati anche nella recente Convention “L’Europa che vogliamo” promossa dai parlamentari europei del PD, in cui queste idee sembravano trovare ampio consenso in tutto il partito. Oltre che quello dell’opinione pubblica, visto che ⅔ degli italiani vorrebbero che l’UE parlasse con una voce sola nel mondo e avesse una difesa europea.
Il fatto che la mozione non menzioni niente di tutto questo è un preoccupante segnale di accondiscendenza verso le posizioni del M5S. Ma solo la posizione del PD può costituire il punto di equilibrio e il baricentro della coalizione, e rassicurare gli italiani che le opposizioni sono in grado di garantire la loro sicurezza e di far fronte alla situazione internazionale.
La finanza pubblica e le regole europee
Il contrasto alla povertà e la sanità pubblica sono importantissime, ma sono tipicamente spesa corrente. Cioè spesa che va finanziata con le entrate correnti, non con il deficit, che dovrebbe servire per gli investimenti che possono aumentare la crescita, la produttività, ecc. o in caso di emergenze impreviste e gravissime. Altrimenti si fornisce la sanità agli elettori di oggi a scapito di quelli di domani, che dovranno ripagare il debito e disporranno di meno risorse per garantire la sanità futura.
Ciò è coerente con le posizioni del M5S, grande sostenitore delle spese a debito in qualunque occasione – “a prescindere”, come direbbe Totò. Tanto che sostiene il Superbonus anche oggi, quando è emerso che il costo reale della misura è stato enormemente maggiore di quanto previsto inizialmente, con un effetto marginale sulla crescita di lungo periodo, e con un impatto inflattivo gigantesco sui costi delle costruzioni. In pratica è stato un trasferimento di reddito da tutti i cittadini – attraverso il debito pubblico, che va ripagato – verso il settore delle costruzioni e l’indotto. E a favore delle aree più ricche del Paese, che hanno utilizzato la maggior parte delle risorse del Superbonus.
Ma non è coerente con la storia del centro-sinistra. Storicamente il loro maggiore successo è stato il risanamento dei conti pubblici e l’ingresso nell’euro con il primo governo Prodi. Rimanere nel gruppo di testa dell’integrazione portò un abbassamento dei tassi di interesse sul nostro debito di 4 punti percentuali, con conseguente abbassamento generalizzato dei tassi, che favorì un rilancio degli investimenti e dell’economia italiana. E dato che il nostro debito pubblico era il 120% del PIL, quella riduzione di 4 punti implicava un risparmio di circa 4,8% di PIL di interessi sul debito all’anno. Tanto che grazie a quel risparmio l’anno dopo il Governo Prodi potè restituire il 60% della “Tassa per l’Europa” grazie alla quale aveva centrato i parametri di Maastricht. L’altro più grande successo è stato sempre a carattere europeo: il lancio del Next Generation EU, di cui l’Italia è stata il maggior beneficiario. Un successo negoziato insieme da Conte, Gualtieri e Amendola, e che M5S e PD dovrebbero rivendicare. Peccato che poi l’Italia abbia utilizzato in modo inefficace i fondi forniti dall’UE. Ciò fa sì che oggi la nostra crescita continui ad essere tra le più basse d’Europa e che sia più difficile convincere gli altri Paesi a rendere strutturali strumenti di debito comune, di cui pure ci sarebbe bisogno per finanziare grandi investimenti pubblici (non spesa corrente) a livello europeo.
La flessibilità sulle regole di bilancio è stata concessa per le spese per la difesa e l’energia, due settori rispetto ai quali sono evidentemente in corso due enormi crisi internazionali. Non è dunque possibile aumentare il deficit per finanziare altre tipologia di spesa. Si perde credibilità quando si chiede di non applicare delle regole vincolanti, che anche l’attuale opposizione sarebbe costretta a osservare se fosse al governo.
L’incoerenza e la demagogia
La mozione chiede di fare deficit da destinare al contrasto alla povertà e alla sanità. Ma proprio il M5S e AVS si erano opposti durante la pandemia del Covid all’utilizzo dei fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità per sostenere la sanità pubblica. Questa era stata la prima misura europea messa in campo all’inizio della pandemia: un prestito agevolato fino allo 0,5% del PIL per la sanità, a tassi di interesse molto più bassi di quelli che l’Italia pagava sul suo debito pubblico. Ciò mostra la natura propagandistica e opportunistica dell’attuale posizione. Di fronte al fatto che il Paese più colpito dalla pandemia – l’Italia – non attivasse tali fondi, si diffuse poi il timore dell’effetto “stigma”. Nessuno li utilizzò e la Banca Centrale Europea fu costretta a intervenire sul mercato, comprando praticamente tutte le emissioni di debito pubblico italiano aggiuntivo, per evitare che i tassi di interesse schizzassero alle stelle e l’Italia facesse bancarotta. Ancora una volta ci salvammo grazie all’UE!
D’altronde, anche rispetto al tema delle spese militari l’incoerenza sembra essere la cifra di Conte e del M5S, se si considera che sotto i Governi Conte 1 e 2 ci fu un aumento delle spese militari italiane, in assenza di una crisi militare internazionale gravissima come quella attuale, dato che l’invasione russa dell’Ucraina iniziò durante il Governo Draghi.
Una coalizione a guida M5S non può vincere
Il M5S siede al Parlamento europeo nel gruppo della Left, che solitamente vota contro la maggior parte delle normative europee, di fatto insieme all’estrema destra. Non esiste nessun Paese europeo con un governo guidato da un esponente di tale gruppo. C’è davvero qualcuno che ritiene realistico che succeda in Italia? Paese che non ha mai avuto una maggioranza di centro-sinistra: le uniche volte in cui il centro-sinistra ha vinto le elezioni è stato grazie al fatto che il centro-destra si era presentato diviso.
Il Governo Meloni batterà forse il primato di longevità, ma non certo quello di efficacia, non avendo realizzato nessuna riforma significativa. Ha evitato di fare danni ai conti pubblici – e non è poco, considerato il pregresso di certi governi di destra – cercando di tenere insieme una coalizione divisa su tutto. Perché le differenze tra Forza Italia e Lega non sono minori di quelle tra M5S e centristi.
Sul piano internazionale Meloni si è barcamenata tra retorica nazionalista e pragmatismo, cercando di tenere il piede in due staffe, avvicinandosi a Trump – fino a rimanerne scottata – ma senza mollare del tutto l’Europa. Chiedendo aiuto all’Europa a ogni crisi, ma sempre dichiarandosi contraria a fornirle le competenze e i poteri necessari affinché potesse agire. E di fatto mettendo l’Italia in una scomoda posizione di partner riluttante, che non voleva stare fuori dal gruppo di testa, ma non voleva nemmeno che un gruppo di testa partisse davvero nel realizzare un’integrazione sul piano della politica estera, di sicurezza e difesa. Così il Vicepremier e Ministro degli esteri Tajani ha firmato formalmente per il Governo la Lettera degli amici della maggioranza qualificata in politica estera, ma la Presidente Meloni ha detto ripetutamente in Parlamento che il Governo è contrario al superamento dell’unanimità, mentre Tajani in Parlamento si è detto favorevole agli Stati Uniti d’Europa. Se ci aggiungiamo le posizioni filo-russe e anti-UE della Lega le contraddizioni del governo sono eclatanti.
A maggior ragiona lasciare che sia Conte a dettare la linea alle opposizioni è un formidabile regalo al governo, ed un incentivo a tutti quelli che sognano un centro autonomo. L’Italia avrebbe invece bisogno di un’ampia coalizione europeista, che vinca le elezioni e riporti l’Italia nel gruppo trainante dell’integrazione, per creare una difesa, una politica estera, una politica energetica ed economica europee.

